“L’Albana secondo noi” dieci produttori portano a Roma il bianco di Romagna

La degustazione dell’Hotel Columbus organizzata da Monica Coluccia per conoscere meglio l’Albana, un vino da tenere d’occhio per il suo potenziale.

L’occasione era ghiotta e non si poteva mancare. Sotto i riflettori un vitigno che non è sempre facile da approfondire. I limiti della distribuzione Italiana fanno si che l’Albana sugli scaffali delle enoteche romane non sia proprio un vino di ampia diffusione. Certamente qualcosa si trova in quelle più fornite, ma non è  sufficiente ad approfondire la conoscenza del vitigno.

Dieci produttori sono intervenuti per presentare il proprio vino.

A colmare questa lacuna ha provveduto un gruppo di produttori che ha presentato il lavoro fatto sull’Albana, davanti ad un pubblico di giornalisti e addetti ai lavori che hanno avuto la fortuna di assistere. La serata è stata possibile grazie all’organizzazione di Monica Coluccia, Sommelier attiva nel campo della comunicazione enoica, che ha prima approfondito il discorso direttamente nelle vigne insieme ai produttori, per poi riproporlo a Roma.

Nelle chiacchiere ricorrenti che spesso animano gli incontri di degustazione, frequentemente si dibatte su quali siano i migliori vitigni bianchi italiani. Sono in molti a rispondere Fiano, Verdicchio e Timorasso, in ordine sparso e quasi senza timore di smentita. Spesso però, e specie tra i degustatori di lungo corso, alla triade qualcuno aggiunge l’Albana. L’aria è quasi quella di rivelare un grande segreto, una verità celata e nascosta ai più.

Alla scoperta della versione fermo secco.

Per molti in effetti è proprio così, perché spesso i discorsi su questo vitigno si esauriscono in diatribe che hanno come oggetto le tipologie di vinificazione. Si parla di versione spumantizzata oppure passito, lasciando colpevolmente in un angolo la versione vino fermo secco. I produttori di “L’Albana secondo noi” hanno acceso la luce su questi ultimi, proponendo le loro 10 differenti versioni di Albana Secco.

La degustazione ha rivelato le particolarità del vitigno e la sua relazione intrinseca con il territorio. Un rapporto multidimensionale, a tratti sorprendente. Siamo nei territori di Castrocaro, Imola e Faenza e difficilmente capita, all’interno di un certo areale produttivo, di assistere ad una differenziazione così marcata tra un’azienda ed un’altra.

Interpretazioni diverse a volte anche diametralmente opposte, da parte di produttori in qualche caso anche vicini di vigna. L’unico tratto comune del loro lavoro appare subito evidente, ed è rappresentato dal rifiuto totale per l’omologazione. Le loro bottiglie rivelano in maniera lampante la rinuncia ai modelli costruiti volti a catturare le preferenze dei consumatori, per inseguire invece una propria personalità unica.

Macerazioni e territorio elementi chiave per l’identità dei singoli vini.

Grado di maturazione delle uve e macerazioni sono gli strumenti principali, insieme alle peculiarità del territorio. Quest’ultimo con la sua complessità contribuisce non poco al carattere dei vini. Si va dalle sabbie stratificate, ai riporti alluvionali di differente concentrazione. Variazioni che rendono unico ogni vigneto, caratterizzandolo a volte anche fino ai singoli filari.

Condizioni che  permettono ai produttori di proporre al pubblico la propria personale ed unica idea di Albana. Una realtà che più di mille parole si rende evidente assaggiando i vini di “L’Albana secondo noi”. Vini come Il Marta Valpiani Forlì Igt, centrano la loro interpretazione sulla freschezza vestita di delicati toni floreali, sfumature di agrume e sapidità. Sulle stesse frequenze è il Bianco di Ceparano Docg di Fattoria Zerbina, dove l’agrume si amplifica sul citrino sfumando sulle erbe aromatiche e a tratti verdi.

Nel Progetto di Leone Conti invece il floreale assume i toni gialli e la frutta si fa più matura, aumenta la sensazione di dolcezza in bocca pur mantenendo una buona freschezza. Il Corallo Giallo di Gallegati, rispetto al profilo del precedente presenta una venatura sapida più marcata, che evidenzia l’origine marina del suolo dinamizzando un bel vino dal sorso pieno e presente, prodotto in sole 1500 bottiglie.

Inseguendo la tradizione.

Altra bella espressione di Albana si ritrova nel Vigna Rocca dell’Azienda Tre Monti, che cerca il ponte con i vini del passato attraverso l’uso della macerazione. Pratica legata alla tradizione e che adopera sul 70% della massa. Il risultato regala un bel vino fine ed elegante dai toni della frutta matura, agrumi e spezie a cui si aggiunge una lieve sensazione dolce quasi di frutto essiccato. Ricco al palato non difetta di freschezza e sapidità. Da una vigna quasi confinante  si produce il GioJa di Giovannini affinato in cemento. Frutta fresca e floreale, sfumature dolci e delicate che ricordano il miele.

Un vitigno per tante interpretazioni diverse.

Una particolare espressione di Albana è il Sabbia Gialla di Cantina San Biagio Vecchio, l’ultimo dei 2016 presentato. L’aspetto riporta al frutto maturo e alla macerazione, mentre il nome annuncia la sua evidente traccia salina che si rivela nel gusto. Fiori gialli, miele, grandissima acidità, carnoso, pieno e intenso. Il vino che forse più di tutti dimostra il potenziale dell’Albana di prestarsi a tante interpretazioni diverse.

Segue il Santa Lusa 2015 di Ancarani, che utilizza le vasche in cemento e ritorna su un profilo delicato di fiori bianchi, erbe aromatiche e sensazioni olfattive dolci.

L’altro 2015 è Arcaica di Paolo Francesconi, che interpreta profondamente la ricchezza minerale del territorio. La grande macerazione non ostacola la freschezza del vino. Fiori, camomilla e spezie dolci, gustosamente ruvido in bocca richiama alla mente l’idea di genuino. Chiude la degustazione il Monterè 2014 di Vigna dei Boschi, che si distende sulla freschezza delle diverse sfumature di agrume, erbe aromatiche e piccoli legni di arbusti profumati che ne completano il profilo olfattivo.

La strada della qualità è gia tracciata.

Dieci bottiglie diverse è non un vino uguale all’altro, grazie all’incredibile attitudine del vitigno nel saper leggere il territorio. La sensazione è che il percorso dell’Albana sia ben avviato e che nonostante l’ottima prova si possa ancora alzare l’asticella della qualità. Qualcuno può ancora lavorare sul corpo dei vini, mentre le caratteristiche di acidità in alcuni casi potrebbero consentire di sperimentare sul fronte dell’invecchiamento. In ogni modo un bel biglietto da visita per un territorio e una viticultura in movimento che invitano ad approfondirne i contenuti.

Bruno Fulco

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