Le campane trionfali di Notre Dame de Paris a Roma

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Le campane trionfali di Notre Dame de Paris a Roma
Le campane trionfali di Notre Dame de Paris a Roma

Le campane trionfali di Notre Dame de Paris a Roma

Prosegue l’ondata inarrestabile dei successi di Notre Dame de Paris di Riccardo Cocciante, in scena ora al Palalottomatica di Roma fino al 6 gennaio

Ci sono date importanti per tutti noi, ed una di queste è il 1998. Esattamente il 16 settembre 1998 andava in scena al Palazzo dei Congressi di Parigi la prima di Notre Dame de Paris, opera popolare ispirata al celebre romanzo di Victor Hugo con le musiche di Riccardo Cocciante e testi di Luc Plamondon. Il 14 marzo 2002 debuttò la versione italiana, con i testi curati da Pasquale Panella, presso il compianto Granteatro di Roma, costruito proprio per l’occasione ed ora non più attivo.

Notre Dame de Paris in breve

La storia narra della tragica vicenda dell’amore disperato tra la bella zingara Esmeralda e Quasimodo, il campanaro gobbo di Notre Dame de Paris. Della bella ragazza è innamorato anche Frollo, arcidiacono della cattedrale, ma Esmeralda ha occhi solo per Febo, il bel capitano delle guardie di Parigi. Per convincerla a diventare sua, Frollo ferisce Febo mentre è in compagnia della ragazza, cosicché, quando Esmeralda viene accusata di prostituzione, lussuria e tentato omicidio, Frollo potrà concederle la libertà solo se lei si farà sua. Questo non accade, perché la ragazza viene liberata grazie all’azione di Quasimodo. La condanna è però inarrestabile: Frollo, accecato dalla gelosia, manda comunque a morte la ragazza. Febo non fa assolutamente niente per evitare la condanna in quanto vuole sposare la sua vera e ricca fidanzata Fiordaliso. Esmeralda muore, sotto gli occhi disperati di Quasimodo, il quale, dopo aver ucciso in un impeto d’ira il suo padre putativo Frollo, si ricongiunge alla sua amata in un abbraccio eterno e mortale.

Cocciante imperdibile

La musica di Riccardo Cocciante ti prende, ti emoziona; appena senti quest’opera la vorresti risentire subito (infatti era la mia terza volta a teatro, dopo che ho letteralmente rovinato il cd). Canzoni come Il tempo delle cattedrali, Bella, Vivere per amare, ma soprattutto l’ultimo straziante addio di Quasimodo alla sua amata, Balla mia Esmeralda, sono entrate nel cuore di tutti noi. Non potevo perdere allora l’occasione di andare a risentire questo capolavoro, ora che è in scena al Palalottomatica di Roma dal 28 dicembre 2016 al 6 gennaio 2017, e la mia recensione si riferisce alla sera della prima. Tutto il pubblico cantava, piangeva, eravamo tutti fratelli.

E poi l’emozione di risentire una parte del cast originario, quel cast che nel 2003 ci affascinò con la diretta televisiva dall’Arena di Verona. E così abbiamo ritrovato il fenomenale Vittorio Matteucci, un Frollo dalla voce torrenziale, enorme e sempre scenicamente credibile come il Gringoire, poeta e narratore esterno della storia. Matteo Setti. Giò di Tonno nei panni di Quasimodo ha fatto di nuovo sentire la sua voce tonante ma sempre molto espressiva, cercando di eliminare quell’effetto “voce rauca” fatto apposta per caratterizzare meglio la deformità solo fisica del personaggio, che dava un po’ fastidio. Lola Ponce è un’Esmeralda vocalmente un poco debole, ma lei caratterizza il personaggio con una grande passione, bellezza (caratteristica anche fisica dell’artista) e con talmente tanta voglia di vivere che strappa enormi consensi. Ricordavo più squillante Graziano Galatone come Febo, ma il suo personaggio è sempre estremamente curato. Molto bravi anche le due new entries: Tania Tuccinardi come Fiordaliso e Leonardo Di Minno come Clopin, re degli zingari.

Una serata memorabile, che porterò sempre nel mio cuore, con il pubblico che cantava a squarciagola durante il bis! E come non potevamo lasciarvi con Matteo Setti e il suo Tempo della Cattedrali!

Marco Rossi

@marco_rossi88

(Foto tratte dal sito DanzaDance)

 

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