La Musica d’autore di Gerardo Tango: dalla fabbrica alla canzone

gerardo tango

Ha sempre sognato di fare della musica il suo mestiere, ma ha dovuto attendere che i tempi fossero maturi.

È passato attraverso il duro lavoro in fabbrica prima di dedicarsi al suo vero amore: la Musica. Un cantautore che ce l’ha scritto nel nome il suo destino: Gerardo Tango.

Hai sempre voluto dedicarti alla musica e fare il musicista?

Sì, sempre. Anche se la mia vita è cambiata da fine 2013 perché a marzo dello stesso anno annunciarono la chiusura della fabbrica per cui lavoravo, la Bridgestone, a Bari. Volevo andare via da lì, colsi l’occasione approfittando di un licenziamento concordato. Stavo male, avevo 1400 euro al mese, ma i soldi non sono tutto nella vita. Sono arrivato a 40 anni e posso dire che nella vita uno deve cercare di fare quello che vuole fare veramente. Facevo l’operaio turnista, anche di notte, e non riuscivo a concretizzare altro. La fabbrica è la fabbrica.

Il titolo del tuo primo album “Una Donna” la dice lunga. C’è una vena malinconica, una un po’ più ironica. Per me è un album molto intimista. Metà dei brani sono fortemente intimi, di introspezione; riguardano il tuo mondo interiore, i tuoi sentimenti, le tue storie. Invece gli altri si affacciano al mondo intero e alla critica sociale. Come mai hai scelto questo titolo?

La donna è tutto. Croce e delizia. E poi ci sono due o tre canzoni “La lanterna”, “No”, che sono canzoni d’amore. Quindi, mi andava di dare questo titolo, esistenzialista.

Ho visto il video di “Canzone Insoddisfatta”, me ne parli?

Con il video di questa canzone abbiamo vinto in Calabria il Gran Premio Manente 2016, dedicato a Checco Manente, giornalista Rai, morto in un incidente stradale 10 anni fa. Quindi, io e il regista Alfredo Melidoro, grande regista e amico, abbiamo avuto questo riconoscimento. È una canzone sull’insoddisfazione il cui incipit è molto forte: “ci vorrebbe qualcuno che porti via questa merda”, ma non in senso letterale, intendo in generale, lo schifo che vedi in tv, nella politica, nella società. Ho deciso di dire le cose come stanno, senza freni e censure. Questo mi piace! Questo Sono!

Il tuo album d’esordio è autoprodotto, però hai trovato un’etichetta che distribuisce la tua musica?

L’Isola Tobia Label è una piccola etichetta che distribuisce il mio album in digitale.

I tuoi prossimi progetti?

Ho due date live per la promozione di Una Donna e per testare gli inediti estratti dal nuovo album in lavorazione. L’8 aprile al Korova Lounge Cafè di Trani per Arezzo Wave e 14 aprile al Flavor Pub Torreammare Bari. E sono a lavoro sul secondo album. Da un anno suono con Stefano Montrone alla batteria, Alessandro Curci al basso, Leo Episcopo alle tastiere e ci stiamo concentrando sugli arrangiamenti. Ho scritto una decina di brani. Conto di farlo uscire a fine anno o inizio 2018, così potrò partecipare nuovamente al Premio Tenco. (Nel 2016 ha ottenuto due nomination per Le Targhe Tenco che sono il riconoscimento più ambito della canzone d’autore in Italia ndr)


Io so che tu hai un’anima rock. Con il nuovo album ti avvicinerai a quel genere?

Non sarà un album rock. Anche se ho scritto due o tre canzoni rock. Ma come ho già spiegato a molti, che spesso mi dicevano “canti meglio quando interpreti i Led Zeppelin”. Mi sembra ovvio! Loro erano quattro “mostri” di bravura. Non è facile conciliare la canzone d’autore e il rock. Ci sono riusciti al momento, Afterhours, Teatro degli orrori, però sono pochi casi. Non è facile fare rock scrivendo in italiano. Ci saranno anche brani acustici.

A quali autori ti ispiri?

Per me come diceva Lou Reed, “il testo è il 50% di una canzone”. Se vuoi scrivere in italiano devi per forza di cose studiare i grandi cantautori italiani: De Andrè, Guccini, Dalla, De Gregori, Rino Gaetano, Luigi Tenco, Modugno, Sergio Endrigo, Ivan Graziani primo rocker italiano. Ce ne sono tanti.



E Piero Ciampi come entra nel tuo album?

Mi è piaciuto tantissimo. Sono andato in fissa e mi ha ispirato la musica e il testo de “La borsa di Piero”. Nella canzone io cito una serie di sue canzoni, è piena di riferimenti. Prendo spunto da un’episodio biografico; in uno dei suoi tanti viaggi, Piero Ciampi perse una borsa a cui era molto legato perché conteneva alcune sue poesie che ovviamente non ha più ritrovato. Io ho immaginato di aver ritrovato questa borsa e le sue poesie. In uno dei concorsi che ho vinto a Torino, uno dei giudici, parlando di Ciampi, disse che lui forse è uno dei cantanti di maggior insuccesso in Italia. La spiegazione per me è che ha condotto una vita errabonda, aveva problemi d’alcolismo, ed era il classico artista maledetto. Molto peggio di Buckovsky. Ha avuto una vita sentimentale molto travagliata, è stato lasciato da due mogli.

credits Annalisa Fornasari
credits Annalisa Fornasari
Tu sei un cantautore indipendente, ti definiresti indie?

Se nell’accezione indipendente, non appartenente alle major si. Effettivamente ora va molto l’indie. Io sono poco indie. Devo fare i risvoltini! Molti si uniformano, consigliati dalle case discografiche e diventano commerciali per scalare le classifiche. Anche se la contropartita fosse riempire gli stadi, non riuscire mai a scrivere cose di un certo tipo, solo per far soldi. Non ce la farei.

Anche tu come altri autori scrivi quando stai male?

Si. Non scrivo solo quando sto male. Però se sto male, non so, viene fuori.  Mi deve colpire qualcosa di negativo oppure qualcosa di estremamente positivo. Se stai nel limbo e ti va tutto bene allora vivi. A quelli che gli chiedevano perché scrivesse solo canzoni tristi Luigi Tenco rispondeva “perché quando sono allegro esco”. È così anche per me. È un modo per stare meglio ed è sicuramente una valvola di sfogo.

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