Così fan tutte, ossia la “Squola” controversa di Graham Vick

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Così fan tutte, ossia la “Squola” controversa di Graham Vick

#CantaCheTePassa oggi parla del Così fan tutte dell’Opera di Roma, allestito con la controversia regia di Graham Vick e la direzione di Speranza Scappucci.

Così fan tutte, ossia La scuola degli amanti, è un vero e proprio capolavoro di finezza e di seduzione di Wolfgang Amadeus Mozart su libretto di Lorenzo Da Ponte.

È un’opera tutta giocata sui temi della seduzione amorosa, con quel senso di ambiguità sessuale tipico delle opere mozartiane, ed ha fatto bene il Teatro dell’Opera di Roma a riportarla in scena dal 18 gennaio 2017 al 27 gennaio 2017. È un’opera che già due volte abbiamo recensito; una volta all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ed un’altra durante la diretta cinematografica dal Covent Garden.

LA TRAMA DELLO SPETTACOLO

Siamo a Napoli. Ferrando e Guglielmo vengono istigati da Don Alfonso a mettere alla prova la fedeltà delle loro ragazze, le sorelle Dorabella e Fiordiligi. Egli infatti crede che le donne siano infedeli. I due fingono di andare in guerra e si ripresentano a casa delle donne come due ufficiali albanesi. Don Alfonso, con l’aiuto di Despina, cameriera delle due sorelle, organizza il tutto.

Dorabella finisce nelle mani di Guglielmo e Fiordiligi tra quelle di Ferrando. Un canto militare segnala l’arrivo della nave su cui starebbero tornando i due ufficiali. Ferrando e Guglielmo, dismessi i panni degli ufficiali albanesi, si adirano, con finzione, alla vista dei contratti nuziali. Le ragazze confessano e Don Alfonso svela la sua trama. Egli riunirà le due coppie e le nozze si faranno.

Il capolavoro mozartiano è basato sulla seduzione con pezzi magnifici, come Il core vi dono e Fra gli amplessi. Ma vi è anche lo spirito tipico mozartiano, quella voglia di non prendersi troppo serio.

ECCO IL CAST

L’aspetto interessante di questa messinscena è la direzione di Speranza Scappucci, che suona, e molto bene, anche il fortepiano nei recitativi. È rarissimo vedere una donna dirigere, e l’effetto è stato bellissimo. La giovane direttrice romana ha diretto il Così fan tutte con grande delicatezza ma anche con vigore.

Talvolta quest’ultimo era un po’ eccessivo con qualche scollamento tra buca e palco, ma sono stati veramente peccati veniali. Il cast era formato da quasi tutti cantanti italiani.

Chiara Amarù e Vito Priante sono una Dorabella ed un Guglielmo molto spigliati e con grandi e belle voci.

Pietro Spagnoli, che già sentimmo sempre come Don Alfonso a Santa Cecilia, è stato il migliore del cast; una voce morbida ma molto sonora, intonata e interprete attenta ma sempre misurata.

Monica Bacelli invece era una Despina veramente infuocata e con grande voce.

Francesca Dotto è una Fiordiligi molto fine e molto bella, e usa con intelligenza una voce non bella.

A mio avviso non è stato convincente il tenore argentino Juan Francisco Gatell come Ferrando; una voce non bella, nasale e tendente al falsetto.

Molto bene l’Orchestra del nostro teatro, un pò impreciso il coro, però non è facile cantare nella buca d’orchestra.

MA ECCO LA REGIA

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La nota dolente è stata la regia dell’inglese Graham Vick, il quale inaugura la sua collaborazione con teatro romano per l’intera trilogia dapontiana. Nel suo allestimento vi sono degli spunti interessanti e la storia era rispettata senza stravolgerla. Il regista dice che vi è “il diritto delle donne ad essere loro stesse” e su questo sono in parte d’accordo perché anche Ferrando e Guglielmo sono traditori. Poi sempre lo stesso regista dice a salvare i due uomini “dallo smarrimento è solo la scienza, l’osservazione naturalistica tipica del Settecento“.

Per lui Don Alfonso invita a guardare e a rispettare le donne e a studiarle, come fossero “creature in un laboratorio“. Dorabella e Fiordiligi sono “donne nuove“. Graham Vick ha deciso di eliminare il coro per avere un più stretto contatto tra i cantanti in scena e lo spazio teatrale creato per questo spettacolo “riporta a luoghi di studio, alla scuola“.

Ecco questo è il punto critico, perché in un’opera come questa, rappresentare: Don Alfonso come professore e i quattro amanti come quattro adolescenti immaturi, che scrivono addirittura “Dorabellissima” e “Fiordiligi” sul muro, con un grande pannello con il titolo dell’opera, al quale mancava solo la scritta “squola” per rendere al meglio lo stereotipo infantile, Despina vestita da bidella, ha svilito questo capolavoro.

A rendere quest’aspetto ancora più mortifero hanno contribuito in parte le scenografie ed i costumi di Samal Blak e le luci di Giuseppe Di Iorio. Molto bella era il paesaggio lunare del secondo atto.

La conseguenza sono i fischi ai quali io, e mi scusi Signor Vick (ho sentito parlare di Suoi spettacoli meravigliosi), mi sono unito per la prima volta, proprio per il tentativo di rispettare la musica e l’idea mozartiana, almeno secondo la mia opinione.

Marco Rossi

@marco_rossi88

(Foto di Yasuko Kageyama Teatro dell’Opera di Roma)

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