Cecilia Bartoli: il trionfo della regina del canto al Teatro di San Carlo di Napoli

Cecilia Bartoli

Cecilia Bartoli è una garanzia di bravura e professionalità, ed il concerto al Teatro San Carlo di Napoli ce lo ha dimostrato

Ho sempre amato Cecilia Bartoli. La sua è una voce che arriva direttamente all’anima. Non potevo perdermi quest’occasione. La sera dell’08 marzo 2019 un posto al Teatro di San Carlo di Napoli, uno dei più straordinari teatri d’opera al mondo, doveva essere mio.

Atmosfera calda, rovente, come questo strano finale d’inverno. L’ensemble barocco Les Musiciens du Prince (gruppo strumentale barocco creato nel 2016 su iniziativa di Cecilia Bartoli e di Jean-Louis Grinda, Direttore dell’Opéra de Monte-Carlo), che accompagna il concerto, è pronto sul palco. La sala è piena. All’ingresso del primo violino, lo straordinario Andrés Gabetta, l’orchestra attacca il famoso Allegro dalla Primavera di Antonio Vivaldi. Il pubblico si eccita, ma è in attesa della star, una delle stelle del firmamento operistico: la mezzosoprano romano Cecilia Bartoli.

Eccola entrare, vestita in abiti settecenteschi con un grandioso tricorno. Ed è subito festa. Cecilia Bartoli è una cantante bravissima e magnetica. Un repertorio smisurato. La sua bravura tecnica gli permette subito di affrontare un’aria terribile: “Quell’augellin” da La Silvia di Antonio VIvaldi. L’impressionante bravura tecnica della cantante romana e del flautista Jean-Marc Goujon riesce a rendere perfettamente i gorgheggi di “quell’augellin che canta la libertà“. Ma la Bartoli è espressione prima di tutto. Attraverso la sua grande anima ed una mimica facciale straordinaria esprime tutti i sentimenti, come l’amore di Sesto per Vitellia nell’aria “Parto, parto“.  Siamo ne La Clemenza di Tito di Wolfgang Amadeus Mozart e l’aria è un pezzo solenne, un brano che deve esprimere fermezza nel voler uccidere un amico per amore, e la Bartoli esprime tutto ciò, infiorettando delle agilità pazzesche in maniera perfetta con il clarinettista Francesco Spendolini.

Tanta felicità

Il pubblico è in visibilio (e tra essi ci sono anch’io). Ci si rende sempre di più di quanto questa cantante, oltre ad essere bravissima, sappia mettere la tecnica al servizio dell’interpretazione e del gioco teatrale. Cambia autore, cambiano anche i vestiti di scena. Per il finale della prima parte del concerto la vediamo uscire con una grande corazza ornata da un mantello rosso con due grandi piume rosse. Il teatro si ferma, l’atmosfera si fa surreale in quanto la Bartoli attacca un pezzo meraviglioso, Lascia la spina, da Il trionfo del tempo e del disinganno di Georg Friedrich Händel. Si tratta di un brano magico, delicato, un omaggio alla vita che passa. La Bartoli, con il meraviglioso complesso barocco alle sue spalle, sottolinea la purezza del testo. “Lascia la spina, cogli la rosa. Tu vai cercando il tuo dolor“, con lei è emozione pura . Il trionfo è inevitabile.

https://www.youtube.com/watch?v=63UkXRXDtME

Cecilia Bartoli quanto ama Rossini!!!

Cecilia Bartoli non dimentica le sue origini. Ed ecco, dopo una spumeggiante esecuzione dell’Ouverture del Don Chischiotte di Manuel Garcìa da parte della straordinaria orchestra, arrivare Gioacchino Rossini (di cui Manuel Garcìa fu primo interprete del ruolo del Conte d’Almaviva nel Barbiere di Siviglia).

L’atmosfera è cupa, la nostra artista entra in scena con un vestito azzurro elegantissimo. Siamo nelle oscure trame dell’Otello del compositore pesarese, che andò in scena per la prima volta nel 1816 proprio al Teatro di San Carlo di Napoli. I due brani scelti, cioè “Assisa a piè d’un salice” e la successiva preghiera “Deh, calma, o Ciel nel sonno raccontano del dramma delle ultime ore di Desdemona attraverso la storia di Isaura, che si trova sotto un salice ed è disperata per il dramma d’amore da lei subito, e della voglia di salvezza e di dimostrare la propria innocenza che Desdemona serba in se. Cecilia Bartoli è magnetica, una vera e propria tragedienne.

https://www.youtube.com/watch?v=n1s18-2oYgI

Si finisce con la Cenerentola, opera comica di Rossini. Il ruolo di Angelina è stato uno dei primi cantati dalla mezzosoprano (si ricorda una bellissima edizione del 1992 al Teatro Comunale di Bologna con il maestro Riccardo Chailly sul podio). Personaggio dolce, che vince perché sa amare ed apprezzare la vita; amore che si presenta nelle sembianze del principe Don Ramiro attraverso il bellissimo duetto Un soave non so che. Con il grande John Osborn, che si trova nella città per cantare Les Contes d’Hoffmann di Jacques Offenbach, si da vita ad una delizia. Cecilia Bartoli e John Osborn cantano magnificamente questo pezzo entrando una vestita come una domestica con la scopa di sagina e l’altro in frac. Ma le sorprese non sono finite. La cantante entra vestita da sposa per il grande rondò finale “Nacqui all’affanno“, sublimazione della sua felicità visto che è stata scelta come sposa dal principe e brano in cui lei perdona le sue sorellastre Clorinda e Tisbe ed il suo padrino Don Magnifico.

Il calore di tanti bis

Il pubblico, delirante di contentezza, che non si risparmia in “brava”, mazzi di fiori applausi e dichiarazioni di amore da parte della città e dai suoi abitanti verso la grande artista, attende qualcosa. Cecilia Bartoli ci lascia sei bis magnifici, partendo dal famoso Alleluja, parte finale del mottetto Exultate jubilate di Wolfgang Amadeus Mozart per andare avanti con la più bella esecuzione da me mai sentita di Santa Lucia Luntana per tornare all’allegria con la famosa Danza di Rossini, nella quale la cantante si è accompagnata con il tamburello.

https://www.youtube.com/watch?v=m4WZwPbUz-k

Passato un altro brano struggente, Munasterio ‘e Santa Chiara, ecco che arriva il non plus ultra, l’aria “A facil vittoria” dal Tassilone di Agostino Steffani. In questo brano vi è tipico totem della musica barocca, cioè la gara fra il solista e la tromba. La divina Bartoli ed il grandissimo Thibaud Robinne alla tromba si sfidano in una gara all’ultimo respiro (bravissimo anche il fagottista Ivan Calestani), con gag strabilianti (come quando il primo violino guarda l’orologio per sottolineare che l’assolo della tromba è troppo lungo), ma qui arriva la sorpresa: il trombettista prende il contrabbassista Davide Vittone, indossano due occhiali da sole e , insieme alla Bartoli, interpolano Summertime di George Gershwin in mezzo al brano di Steffani, con il pubblico che schiocca le dita a ritmo, per poi finire con Steffani.

Un successo da stadio per tutti, il pubblico sembra non voler far andare via gli artisti, ma la vita deve scorrere e noi usciamo dal teatro dopo tre ore e venti circa di musica con il sorriso, consci di aver assistito ad uno spettacolo indimenticabile.

Marco Rossi

@marco_rossi88

(Foto di Francesco SquegliaTeatro di San Carlo di Napoli)

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