Alessio Boni: terza serata dell’AdriaticoMediterraneo Festival

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Terza serata del Festival Adriatico Mediterraneo al teatro Le Muse di Ancona in compagnia di Alessio Boni e del suo spettacolo Lo stesso mare.

Accompagnato dalla musica di Simone Campa, Celeste Gugliandolo e Alessandra Osella, Alessio Boni ha intrattenuto la platea delle Muse di Ancona. Musica e poesia hanno celebrato il mare nostrum con un’antologia di versi coinvolgenti dedicati al mare.

Uno spettacolo apparentemente statico e piatto che però trova movimento e corpo nelle voci degli interpreti. La voce fa da protagonista e si pone al servizio del mare, per dargli corpo e forma, affascinando lo spettatore. Non c’è nulla che possa aiutare l’immaginazione. Nessun oggetto scenico che possa fungere da appiglio visivo per facilitare la fantasia. La voce ma forse meglio sarebbe dire il suono calamita su di sé tutta l’attenzione.

La musica sfiora le coste delle terre mediterranee, dai Balcani alla Francia, passando per l’Italia. Le orecchie sono tese ad ascoltare il canto di una voce che prende in braccio chi ascolta. Da Bregovic a Battiato, dai Balcani al Salento, superiamo i confini geografici italiani per raggiungere quelli dell’intero bacino mediterraneo.

Alessio Boni e il trio musicale

La poesia dei grandi poeti d’Europa racconta il mare e suo rapporto con l’uomo.

Conflitto, fascino, ignoto, viaggio, scoperta, tante cose hanno rappresentato il mare per l’uomo, da Omero ai nostri giorni. Alessio Boni presta la sua voce, raccontando Pascoli, Ungaretti, Montale, D’Annunzio, Baudelaire, Kavafis. L’aria vibra al suono della voce dell’attore: potremmo ascoltare questo spettacolo anche ad occhio chiuso.

Vediamo Itaca da lontano, osserviamo Ulisse peregrinare, scrutiamo il timore dell’uomo di fronte all’ignoto. Amico e nemico. Stimolo e ostacolo. Scoperta e perdizione. Ulisse vive ogni giorno nei cuori di chiunque.

A conclusione, un bellissimo omaggio alla patrona del festival: Ancona. Immersa nel torpore della notte, la città viene cantata dalla voce di un innamorato geloso, geloso del suo porto, del suo faro, dei suoi balconi. Una chiusura appassionata, dolce e malinconica, che riporta al porto sicuro dopo un viaggio per i luoghi dell’animo umano.

Serena Vissani

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