L’Accademia di Santa Cecilia non finisce mai di stupire con Honeck e Rubino

Rubino e Honeck eseguono MacMillan con Veni, Veni, Emmanuel, portando la sacralità della Pasqua all' Auditorium Parco della musica.
Honeck, Rubino

Rubino e Honeck eseguono MacMillan con Veni, Veni, Emmanuel, portando la sacralità della Pasqua all’Auditorium Parco della musica.

Il programma, eseguito all’ Auditorium parco della Musica, spazia dal 1700 con la Sinfonia n.93 in re maggiore di Haydn fino al contemporaneo MacMillan con Veni, Veni, Emmanuel lasciando spazio al grande percussionista Simone Rubino, per finire con un classico: Ludwig van Beethoven e la Sinfonia n.7 in la maggiore op. 92.

Franz Joseph Haydn compose la sinfonia nel 1791a Londra, rendendola molto più accattivante delle precedenti composizioni, la n.93 fa parte delle “sinfonie londinesi” adattate con un nuovo stile per andare incontro ai gusti del pubblico. Divenne subito popolare.

 Honeck e Rubino
Manfred Honeck

L’Orchestra di Santa Cecilia diretta dal maestro Manfred Honeck interpreta la sinfonia con un impeto fresco e gioioso; Manfred durante l’esecuzione muove il braccio destro con passione mentre con il sinistro da piccoli accenni rubati alla musica per regalarli all’orchestra. Sorride e sorridono i musicisti coinvolti in questo Allegro con un valzer passando per il Minuetto, tipico dell’ultimo Haydn fino al gran Finale riempiendo l’anima degli spettatori di allegria.

Al termine della sinfonia cinque minuti di pausa per portare le percussioni, cambiare la posizione ed entra Rubino, abile percussionista, inizia ad eseguire il brano, talvolta lo sguardo si sofferma sul maestro, i suoi occhi sono quelli di un giovane che s’intrufola di nascosto in una melodia, anche se il talento e l’esecuzione sono unici e perfetti.

 Honeck e Rubino
Simone Rubino

Passa da una percussione ad un’altra, cammina sul palco davanti al direttore e l’orchestra, sembra ignaro di quello che accade, concentrato sulla sua musica si posiziona prima allo xilofono poi al gong per finire ai tamburi nella melodia solenne. Prepara bacchette dai pomi colorati per suoni più dolci, picchietta lo xilofono e i toni si calmano, il caos forte di pochi istanti prima si placa, siamo in attesa di un nuovo inizio. Il gong è uno strumento molto fisico, in cui tutto il corpo prende parte al movimento, alle vibrazioni.

L’orchestra partecipa attraverso piccoli ticchetii sulle sedie con l’archetto, l’effetto è di una leggera pioggerellina, mentre Simone sul retro della sala con un enorme organo rintocca le campane “sacre” (la partitura fu composta e terminata la domenica di Pasqua del 1992) in un crescendo sonoro e poi stop. Silenzio. Le vibrazioni del suono continuano ad echeggiare nella sala. Mentre la fine della prima parte, lascia il pubblico confuso e affascinato.

La pausa è d’obbligo prima di crogiolarsi nella settima Sinfonia di Beethoven le cui note scaturiscono dolci ed energiche, eleganti e fiere. I movimenti del direttore, il cui atteggiamento è diverso dai brani precedenti, è sono adesso molto più complessi ed articolati. Qui è impetuoso. L’apparente facilità direttiva è supportata dalla maestria del direttore, soffi di note accennati con la mano crescono fino al finale allegro con brio, mentre la pedana sembra troppo piccola per contenere l’esuberanza di Honeck. Un’esecuzione sublime quella di Honeck, sicuramente insolita quella di Rubino, un bel regalo pasquale dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

Sara Cacciarini

 

Sara Cacciarini giornalista pubblicista, si è laureata in Scienze Naturali e ha conseguito un Master di Comunicazione e Giornalismo Scientifico a La Sapienza di Roma. Collabora con CulturaMente dal 2016, è appassionata di teatro, musica e cinema.

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