Il romanticismo russo di Sergej Rachmaninoff e Pyotr Ilyich Tchaikovsky all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Accademia Nazionale di Santa Cecilia

L’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ha offerto una spettacolare esecuzione della magica arte di Sergej Rachmaninoff e Pyotr Ilyich Tchaikovsky

Non accade spesso ormai di uscire da teatri o sale di concerto appagati completamente. Ma il potere della grande musica, delle grandi orchestre, esecutori e della bellezza e grandezza assoluta di artisti come Sergej Rachmaninoff e Pyotr Ilyich Tchaikovsky riesce sempre a colpire.

La sera del 10 novembre 2018, in una Sala Santa Cecilia gremita, si è fatta arte al 100%.

Il programma prevedeva l’esecuzione di brani musicali della grande tradizione russa. L’Orchestra Sinfonica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia si è presentata subito in grande forma con l’ouverture dal Ruslan e Ludmilla di Mikhail Glinka. Si tratta di un brano allegro, frizzante, vivace, pieno di brio rossiniano.

La perla della serata, complici uno straordinario Antonio Pappano sul podio ed il ventisettenne Daniil Trifonov al pianoforte, è stata l’esecuzione del Concerto per pianoforte ed orchestra n.3 op.30 di Sergej Rachmaninoff. I tre movimenti di questo brano risplendono della grande tradizione sinfonica russa, del grande senso della melodia tipico dell’Europa dell’Est. Sergej Rachmaninoff è un compositore tardoromantico. La sua musica è emozione pura. Nonostante la sua giovane età, Daniil Trifonov ha un fuoco nelle vene straordinario ma anche una tecnica irreprensibile. Il giovane pianista è stato capace di sottolineare le mie sfumature espressive di questo brano, considerato una delle vette della letteratura pianistica di tutti i tempi, reso celeberrimo nel 1996 dal film Shine con Geoffrey Rush.

Tchaikovsky, musicista del destino

Nella seconda parte del nostro concerto la nostra orchestra è eseguito la Sinfonia n. 4 in fa minore op. 36 di Pyotr Ilyich Tchaikovsky. Un’opera complessa, drammatica, sottolineante il destino ed il fato umano. La fanfara degli ottoni iniziali, rappresenta il fato, ossia “quella forza nefasta che impedisce al nostro slancio verso la felicità di raggiungere il suo scopo“, così come egli scrisse in una lettera all’amica Nadežda von Meck, mecenate russa e dedicataria dell’opera (lettera riportata nel programma di sala, estratta dal testo Ciaikovskij. Un autoritratto di Alexandra Orlova).

 

Il tragico destino di un uomo

Il brano è un omaggio al destino tragico dell’uomo Tchaikovsky (riguardo soprattutto la travagliata vicenda legata alla sua omosessualità). A seguito del fato, nell’Andantino emerge la malinconia, quel sentimento “che si presenta la sera, quando siedi solo, stanco del lavoro, prendi un libro, ma ti cade dalle mani“. Man mano si va verso una felicità. Una felicità che, se non trovata in sé, va trovata negli altri. L’Allegro con fuoco è “un quadro di una celebrazione popolare in un giorno di festa“, ma ecco che il destino “torna di nuovo a ricordarti che esiste“. Il brano termina con un finale allegro, perché “esistono gioie semplici ma potenti” e “si può vivere“.

La grande esecuzione dell’orchestra e del suo direttore stabile ha messo in luce la complessità del brano. Pyotr Ilyich Tchaikovsky scrive un tema che identifica come il fato (particolare già prodotto da Ludwig van Beethoven per l’incipit della Quinta Sinfonia, il celebre passaggio sol-sol-sol-mi bemolle, il “destino che bussa alla porta“), affidato al suono squillante degli ottoni. La sinfonia è una straordinaria esplosione di lirismo e drammaticità.

Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Questi ed altri brani saranno portati in una grande tournée che fino a fine novembre vedrà la nostra orchestra ed i due grandi artisti protagonisti in alcune delle grandi sale di concerto in Estremo Oriente.

Buon viaggio, sempre nel segno della musica.

Marco Rossi

@marco_rossi88

(Foto di Musacchio, Ianniello & Pasqualiniwww.santacecilia.it – prese dalla Pagina Facebook Accademia Nazionale di Santa Cecilia)

 

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