“Prima persona singolare”: l’io universale di Murakami

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In ogni club del libro arriva il momento di confrontarsi con dei mostri sacri della letteratura. Sono quei nomi del passato e del presente che generalmente si sentono e che dividono il mondo dei lettori tra estimatori e detrattori. C’è chi li considera dei grandi e chi, invece, ritiene che la loro popolarità sia ingiustificata e non riescono a farsi catturare dalle loro pagine.

L’unico modo per farsi un’idea di autori o autrici simili è leggerli, così da potersi permettere di entrare nel dibattito generale. Ed ecco cosa mi ha spinto a scegliere il nuovo libro di Murakami Haruki (edito da Einaudi, come tutte le opere dello scrittore) per lo scorso incontro dei Postumi Letterari. Lo scrittore giapponese è stato anche candidato al Nobel e raccoglie intorno a sé i consensi di lettori e lettrici provenienti da tutto il mondo. Non mancano, però, persone che lo ritengono troppo onirico e spesso noioso. Dato che non ho mai letto nulla di lui, ho capito che era arrivato il momento di farlo e così ho comprato Prima persona singolare.

L’incontro con Murakami è stato esattamente ciò che mi aspettavo. Mentre leggevo questi otto racconti brevi, ho ritrovato tutto ciò che avevo pensato di trovare nella narrazione di questo scrittore. Era ciò che mi aspettavo, anche senza aver mai letto una parola di lui. Mi sono chiesta a che cosa fosse dovuta questa sensazione. Non ho trovato una risposta definitiva, ma credo che molto dipenda proprio dall’averne sentito parlare molto prima. E non mi stupisce affatto che un autore simile sia stato presentato per ricevere il Nobel.

La trama di Prima persona singolare

Prima persona singolare è una raccolta di racconti. Murakami è famoso per alternare pubblicazioni di romanzi con insiemi di narrazioni più brevi.

Ciò che accomuna gli otto testi presenti in questo libro è l’uso della prima persona singolare, solitamente non adoperata dalla penna dello scrittore. C’è sempre un “io” all’interno di queste narrazioni che ricorda eventi del suo passato spesso paradossali e inspiegabili. L’io non è mai solo in questi avvenimenti: le storie prendono vita sempre attraverso una relazione, sia essa con donne, uomini o animali. Ogni narrazione riporta in vita un momento del passato che è vivo e significativo pur perdendosi abitualmente nel flusso della quotidianità, anche se ancora non si riesce a coglierne il senso.

Durante la lettura ci si chiede spesso chi sia questo “io” che prende la parola. È il quinto racconto – Antologia poetica per gli Yakuta Swallows – a svelarcelo:

“Se per caso avessi a portata di mano delle tavole cronologiche, mi piacerebbe aggiungervi in un angolo, in caratteri piccolissimi: “1968, Murakami Haruki diventa tifoso dei Sankei Atoms”

È lecito pensare che dietro ognuno di questi frammenti narrativi si nasconda proprio l’autore che raccoglie suggestioni di una vita passata e le trasforma in chiave letteraria per permettere a chiunque di riconoscersi e di imparare qualcosa. Come già Dante nella Commedia, anche Murakami usa l’”io” per parlare di un “noi”. In perfetta linea con ciò che ci si aspetta da uno scrittore.

I temi del libro

I temi presenti in questi racconti sono prepotentemente universali.

Murakami parla dell’essere umano e ogni situazione può essere letta in molteplici modi. La crema della vita, con il paradosso del cercare di costruire “un cerchio con molti centri, ma senza circonferenza”, ci dice quanto sia importante riflettere sulla complessità del reale e di come non si può lasciarsi andare alla pigrizia; Confessioni di una scimmia di Shinagawa affronta il tema della diversità e il dramma del riconoscimento sociale; Prima persona singolare ha delle reminiscenze pirandelliane nel modo in cui il protagonista si interroga sulla sua natura e sul riconoscimento di sé.

Le figure che ruotano intorno all’io della narrazione sono sempre determinanti per la riflessione e per il cambiamento. Spesso questi personaggi secondari sono delle vere e proprie mine che, innescandosi, aprono gli occhi al protagonista e lo spingono fuori da un’esistenza condotta pensando poco, con scarso brio e con sentimenti di dubbia intensità.

È molto interessante rintracciare all’interno delle pagine di Murakami l’eco di altri autori, soprattutto se occidentali perché è la dimostrazione che esistono delle trame archetipiche che sono parte dell’essere umano, indipendentemente dalla cultura di appartenenza. Le domande sono sempre le stesse. Lo sono state nel passato e continueranno a esserlo anche in futuro in tutto il mondo. I continui riferimenti alla musica (presenti in tutti i racconti) potrebbero essere visti come un omaggio a un linguaggio universale che prescinde dalla cultura e dalle singole nazioni.

Lo stile

In Prima persona singolare tutto è già sentito eppure la narrazione riesce a conservare la sua originalità. Ed essa è data soprattutto dallo stile, dalla voce di Murakami che riesce sapientemente a far convivere il suo sostrato culturale orientale con il mondo occidentale.

La scrittura di Murakami è onirica e simbolica. Anche le narrazioni apparentemente più lineari hanno qualche elemento misterioso o inspiegabile. È da essi che si aprono le molteplici spiegazioni e le numerose suggestioni che la lettura provoca. Allo stesso tempo, essi rappresentano lo scoglio più grande della lettura di questo autore.

Bisogna per forza capire gli elementi simbolici per apprezzare il racconto? Questa è la domanda che ci si deve porre. E nella risposta sta la differenza tra il mondo occidentale e quello orientale. Perché se il primo è abituato alla logica, al rapporto causa/effetto e a una narrazione che sappia dare ordine al caos, il secondo vive di istanti e sensazioni poetiche che devono essere vissute per ciò che sono, quindi anche prive di una spiegazione razionale. Le filosofie orientali ci insegnano il distacco dalle cose terrene e favoriscono la perdita del controllo sul mondo per prenderlo sull’unica cosa di cui siamo effettivamente padroni: noi stessi. Per chi cresce in Occidente questo concetto può essere anche facile da capire, ma è molto più difficile farlo proprio.

Murakami può risultare noioso alla lettura se ci si aspetta di capire tutto ciò che sta succedendo. Alcune cose andrebbero semplicemente lette e godute per ciò che sono. Se non ci si riesce, non è un problema, anzi. Credo che possa essere comprensibile perché qui entriamo in un mondo narrativo che gioca proprio tra il labile confine tra ciò che si può spiegare e ciò che non può esserlo.

Nella diretta Facebook in cui abbiamo parlato del libro è venuto fuori che alcuni passaggi di Murakami possono sembrare banali. Capisco la sensazione. Ci sono delle parti del testo che sono poetiche in modo quasi didascalico. Purtroppo credo che qui giochi un ruolo non indifferente la differenza linguistica. Non è una questione di traduzione, ma di sistema linguistico. Il giapponese per sua natura ha delle sfumature di significato nelle parole che difficilmente possono essere rese dall’italiano, lingua bellissima ma che ha una ratio completamente diversa. Solo conoscendo e parlando bene il giapponese potremmo apprezzare fino in fondo lo stile di Murakami.

Murakami merita di vincere il Nobel?

Il mio viaggio nella lettura di Prima persona singolare è stato altalenante. Ho apprezzato molto i racconti iniziali e finali della raccolta, ma mi sono persa in quelli centrali.

Mi è capitato di chiedermi quale fosse il senso di alcuni elementi o di alcune situazioni. Alle volte mi è stato più semplice sganciarmi dal senso logico e ho apprezzato le suggestioni libere che mi arrivavano. So che dovrei leggere altro di lui per capire se mi piace veramente o meno. Di certo, non è stato amore a prima vista anche se capisco perché un autore simile potrebbe essere contemplato per vincere il premio Nobel. La sua scrittura ha sicuramente il potere di riunire due parti del mondo molto diverse e aiuta popoli diversi a riconoscersi in quell’io presente nelle sue pagine. È una narrazione che ti tocca, non c’è dubbio. Ma il modo di comunicare può arrivare in maniera più o meno netta: quello dipende dalla singolarità di ciascuno di noi.

Chi dovrebbe leggere Prima persona singolare

Va da sé che chi ama Murakami non può prescindere dalla lettura di questo testo, consigliabile anche a chi è appassionato di racconti brevi. Nella diretta Facebook, i nostri appassionati dello scrittore ci hanno detto che sarebbe meglio leggere qualche altro suo testo prima di confrontarsi con questa raccolta. Mi fido del loro consiglio, ma vi dico anche di dare una possibilità a questo autore perché si tratta di un nome che rimarrà a lungo nella narrativa contemporanea e che, nel bene o nel male, lascerà qualcosa a chi si accosta alle sue pagine.

Prima persona singolare e i Postumi Letterari

Per chi se lo fosse perso, ricordiamo che Postumi Letterari è il bookclub di CulturaMente che nasce per condividere insieme ai nostri lettori la passione per la lettura. Ogni mese leggiamo un libro insieme e per poi commentarlo in un video in diretta. Per chi si fosse perso la live andata in onda sulla nostra pagina Facebook il 22 aprile, ecco qui il video:

Se volete partecipare, non dovete fare altro che leggere La disciplina di Penelope di Gianrico Carofiglio entro il 22 maggio. Questo mese si tinge di giallo!

Federica Crisci

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