Confessioni di un NEET: tra distopia e realtà

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Ordinereste mai un cocktail a base di social network, crisi del lavoro, disoccupazione giovanile, ipocrisie genitoriali, il tutto shakerato con una buona dose di perbenismo borghese?

Definirei così, Confessioni di un NEET, romanzo di Sandro Frezziero, edito da Fazi Editore. Si tratta dell’ultima uscita per la collana Le meraviglie.

Una collana che non smette di stupirci, per il taglio ironico-parodico, grottesco talvolta, con cui vengono trattati argomenti di attualità. Il NEET, ossia colui che non studia, non lavora e non è in cerca di una qualche forma di aggiornamento professionale, ci racconta la società dal suo punto di vista, mettendone in luce le drammatiche contraddizioni e ipocrisie.

In quest’opera, Frizziero racconta il suo personaggio, un trentenne opportunista, vittima della disoccupazione giovanile che preoccupa oltremodo i suoi genitori e lo fa adottando una particolare prospettiva.

Adottare il punto di vista del “cattivo” per descrivere una società marcia.

Parliamoci chiaramente. Il protagonista è antipatico e niente, nemmeno il dialogo ideale con le sue gatte-snob, può rendercelo simpatico. Eppure, nonostante questo, alla fine di ogni capitolo non si può che concordare con lui.

A dirla tutta, non provavo tanta indisposizione per un personaggio dai tempi di Fanny Price e di Manfield Park. Insopportabile lei, irritante lui.

Le Confessioni è un saggio sotto le mentite spoglie di un romanzo.

La narrazione scopre il velo di maia che copre una realtà cruda.

La disoccupazione giovanile, il perbenismo genitoriale, l’abbandono di valori, l’uso distorto dei social, il dilagare di ideologie pericolose sono tutte analizzate attraverso lo scorrere della bacheca di facebook o degli altri social network.

La critica nei confronti dell’atteggiamento opportunista del protagonista si percepisce, nonostante il narratore in prima persona faccia prevalere il proprio punto di vista. Eppure la condanna più grave è indirizzata verso una società alla deriva, senza possibilità di redenzione.

Un mondo alla rovescia osservato attraverso le stories di Instagram.

Il mondo anticipato da Ray Bradbury è attuale più che mai. La realtà virtuale ci ha ingoiati.

Chi parla ricerca una via di fuga da questo mondo di cui tuttavia dichiara apertamente di volersi approfittare. La fuga, idealizzata in una conversione digitale della sua stessa persona, ricorda vagamente la morte/metamorfosi di certi personaggi della nostra letteratura. Su questo aspetto l’autore insiste a più riprese durante il racconto ma non ci consente di sapere cosa ha trovato il suo personaggio al di là della Rete. Tutto resta un’incognita.

In un mondo distopico, senza speranza perché già attuale, la conclusione è quanto mai amara e lascia il lettore con molti interrogativi su cui riflettere.

Serena Vissani

Ama i libri, il cinema e la pasta. Non sempre in quest'ordine.

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