Quando gli ultimi non saranno i primi: il dramma russo L’ultimo degli Eltyšev

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L'ultimo degli Eltyšev

Il romanzo “L’ultimo degli Eltyšev” di Roman Senčin, edito da Fazi Editore, ci porta ai confini della vita e ai confini di un territorio dimenticato.

La famiglia Eltyšev vive una mediocre vita cittadina fatta di tranquillità e e monotonia, affrontando le peripezie della quotidianità. Come tante famiglie, gli Eltyšev, si ritrovano a compiere dei sacrifici. Nonostante la semplicità della vita riescono ad esaudire qualche capriccio. Comprano una TV a colori e provano a compiere un decoroso ma scontato percorso di vita che oscilla dalla noiosa routine alla certezza delle comodità contemporanee.

È una vita fatta di aspettative in sospeso e di senso di incompiuto. Sarà la noia a portare al lento e catastrofico peregrinare verso l’inevitabile tragedia.

La famiglia composta da Valentina Viktorovna, madre e bibliotecaria, Nikolaj Michajlovic Eltyšev, padre e poliziotto, Artemij Nikolaevic Eltyšev, figlio minore apatico e problematico e Denis Nikolaevic Eltyšev, figlio maggiore, vivace e anch’esso problematico si ritroverà ad affrontare un’esistenza peggiore anche di quanto potessero immaginare.

Una negligenza da parte di Nikolaj porterà al trasferimento dell’intera famiglia nella periferia dimenticata russa, eccezion fatta per Denis.

Denis che per via del suo focoso carattere finirà per cinque anni in carcere. Cinque anni di prigione che lo cambieranno e che cambieranno (ulteriormente) la vita degli Eltyšev.

La famiglia è costretta a trasferirsi in campagna, quel luogo dove era cresciuta Valentina e da dove si era allontanata senza guardarsi troppo indietro. Si trasferiranno nella catapecchia di una vecchia zia. Un tugurio senza servizi e dove solo il freddo poteva essere il benvenuto. Le conseguenze di questo trasferimento saranno devastanti per le dinamiche familiari. Gli Eltyšev si accomodano così nella sala d’aspetto degli inferi. Un vortice inarrestabile di fallimenti e disgrazie, apatia e violenza, morte e povertà.

Ne “L’ultimo degli Eltyšev” la miseria materiale incontra la miseria dell’animo umano e lascia al lettore un senso di impotenza e di attesa.

È come aspettare Godot, con un carico di aspettative che aumenta ad ogni bicchiere di vodka ingurgitato, ma il significato rimane, anche qui il medesimo: aspettare indarno, riponendo le proprie speranze in qualcosa che, alla fine dei giochi, non si presenterà. Perché a volte il segreto è prendere in mano il proprio destino e non aspettare che il destino cambi la tua “indigenza” emozionale e fisica.

L’ultimo degli Eltyšev

Alessia Aleo

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