Le poesie di Wallada bint al-Mustakfi per la prima volta in italiano con Fusibilia

copertina libro fusibilia sulle poesie di wallada bint-al-Mustakfi

FusibiliaLibri pubblica per la prima volta in Italia la traduzione delle poesie di Wallada bint al-Mustakfi, poetessa dell’XI secolo vissuta nei territori arabo-spagnoli.

Il volumetto, dal titolo Cammino orgogliosa per la mia strada, comprende anche i lavori delle sue allieve ed è frutto del lavoro di Claudio Marrucci e Antonio Veneziani.

La biografia di Wallada nella storia di Cordova

Cordova è stata per 700 anni la capitale araba dell’Andalusia: dal 755 al 1942, anno della riconquista cattolica, ha incarnato l’emblema dell’integrazione e del cosmopolitismo da un punto di vista etnico, religioso e sociale. La cultura era il fiore all’occhiello di questa realtà, tanto che la biblioteca realizzata dal Califfo Alhakén II veniva paragonata a quella di Alessandria d’Egitto, per il numero di volumi e per la presenza di figure letterarie di ampio prestigio.
 
Nel pieno della guerra guerra civile in al-Andalus nacque Wallada bint al-Mustakfi, figlia di Muḥammad III al-Mustakfi, uno degli ultimi califfi Omayyadi di Cordova: siamo nel 1001. In un clima di forte apertura nei confronti di tutti, comprese donne e omosessuali, la principessa divenne famosa come educatrice di nobildonne e poetessa, tanto da guadagnarsi l’appellativo di Saffo Andalusa. 
 
A differenza della poetessa di Lesbo, però, abbiamo molte informazioni biografiche su di lei: sappiamo che visse la decadenza del suo potere sfidando la società. Si dice che, abbandonato il velo, indossasse vestiti trasparenti e ricamati coi versi delle sue poesie. Questo non le risparmiò dure critiche, ma non le impedì di portare avanti le sue idee, che si fece cucire persino sulle maniche della veste:
 
Sono stata creata da Dio per la sua gloria,
ma cammino orgogliosa per la mia strada.
Sulla mia guancia comandi pure l’amante,
i baci li offro invece a chiunque li desideri
 
Celebre divenne la love story con Ibn Zaydun, il consigliere di corte della famiglia rivale dei Banu Yahwar. La loro corrispondenza amorosa passerà alla storia come uno degli esempi più felici della lirica araba. Il fatto, inaspettatamente, ci tocca da vicino: certa critica ha infatti sottolineato le affinità tra questi versi e quelli dello Stilnovo, che, come è ben noto, si ispirava alla scuola siciliana, emula della poesia provenzale. Indovinate dove venivano mandati a studiare all’epoca i nobili provenzali? Proprio a Cordova, per la sua fama di città culturale. Quando papa Innocenzo III bandì una crociata contro gli albigesi, molti provenzali si rifugiarono proprio in Sicilia, portando con sé il prestigioso bagaglio culturale. Un filo invisibile, dunque, sembra collegare il nostro Dante a Wallada!

Le poesie di Wallada

 
Tornando ai love affairs, finirono molto male quando Ibn tradì Wallada, non si sa se con un uomo o una schiava.
 
Sono gelosa per colpa tua, 
sono gelosa di qualsiasi occhio ti sfiori; 
sono gelosa di te, del tuo tempo e del tuo spazio. 
Se ti nascondessi nei miei occhi, 
fino al giorno del Giudizio Universale, 
non sarebbe abbastanza, 
perché la mia gelosia non cesserà mai
 
La poetessa, allora, entrò in contatto con il visir Ibn Abdus, rivale dell’ex amante, che gli fece confiscare tutte le terre per amore di Wallada. La donna visse con il visir fino alla sua morte, ma non lo sposò mai.
 
Ci sono pervenuti nove componimenti della sua produzione; sembrerebbe un piccolo numero ma, considerando l’imbarazzante silenzio femminile nella storia letteraria – dovuto non di certo alla mancanza di genio poetico – l’eredità di Wallada è un piccolo tesoro da conservare e apprezzare, da oggi, finalmente, anche in italiano.
 
Se gli amanti giurassero 
di essere morti di mal d’amore 
il giorno della separazione, 
non giurerebbero il falso. 
Gli umani, quando si dividono 
dopo essere stati uniti, muoiono, 
se gli amanti, però, 
tornano insieme, resuscitano.

Confronto veloce con Saffo

 
  • Il nome di Wallada significa “colei che dà alla luce”, ma sappiamo che non fu mai sposata, né ebbe figli. Conosciamo invece la figlia di Saffo e siamo incerti su chi fosse suo marito.
  • Saffo insegnava la raffinatezza alle future spose greche, forse con sfumature omoerotiche. Wallada aprì un circolo letterario in cui accoglieva anche ragazze umili a cui insegnava la letteratura. Alcune di loro hanno scritto anche versi omoerotici.
  • Sono entrambe due voci femminili con profonda autocoscienza poetica e fanno parte del piccolo gruppo di donne emerso dalla Storia “al maschile” tramandata dal canone. 
  • Non sappiamo come Saffo sia emersa dal silenzio femminile (molto ci si è interrogati sulla società di Lesbo dell’epoca), mentre sappiamo che la società andalusa di Wallada concedeva alle donne molte libertà, tra cui quella di essere istruite.
 
 
Alessia Pizzi
Ho pubblicato parte di questo articolo anche su Cultora.it
 
 


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