La seconda vita di Ettore Majorana, in un libro edito da Chiarelettere

Ettore Majorana
Ettore majorana

Che fine ha fatto Ettore Majorana? In tanti hanno provato a rispondere. Un libro edito da Chiarelettere ha fatto luce su una storia che pare uscita da un libro giallo.

Il 25 marzo 1938, uno dei più grandi scienziati del Novecento, l’italiano Ettore Majorana spariva nel nulla, dando inizio a uno dei misteri italiani più controversi e longevi di sempre.

Alcuni supposero un rapimento; altri un suicidio.

Molti, più concretamente, formularono l’ipotesi di un suicidio.

Il grande Leonardo Sciascia, nel bellissimo La scomparsa di Ettore Majorana, ritenne, al contrario, che il fisico siciliano fosse semplicemente fuggito, nascondendosi nella certosa di Serra San Bruno, in provincia di Vibo Valentia.

Nei mesi successivi alla scomparsa non si parlò d’altro. Gli italiani, e non solo, volevano sapere e subito.

Mussolini in persona fece pressioni sugli inquirenti per risolvere quello che, per il regime, poteva essere uno scomodo mistero.

Poi, complice anche l’inferno della Seconda guerra mondiale, sul caso Majorana scese semplicemente l’oblio e, almeno fino alla pubblicazione dell’opera di Sciascia, non se ne parlò più.

Nel 2008, però, il mistero Majorana riemerge dal silenzio e torna a fare notizia.

A riaprire il caso è la trasmissione televisiva “Chi l’ha visto” che intervista Francesco Fasani.

Questi ritiene di aver conosciuto in Venezuela, nella seconda metà degli anni Cinquanta, proprio Ettore Majorana, seppur sotto mentite spoglie.

Proprio da questo sconcertante annuncio, parte La seconda vita di Ettore Majorana, il libro inchiesta di Giuseppe Borello, Lorenzo Giroffi e Andrea Sceresini.

Edito da Chiarelettere, La seconda vita di Ettore Majorana, rappresenta un elemento imprescindibile per chi è interessato alla vicenda dello scienziato definito da Enrico Fermi «il più grande fisico teorico dei nostri tempi».

I tre autori, dopo aver delineato per sommi capi il complesso carattere di Ettore Majorana, «una persona sensibilissima e introversa, ma profondamente buona» e averne ripercorso la straordinaria carriera, entrano nel vivo.

Le porte di quello che sembrava un mistero si spalancano su una realtà tutta da scoprire.

E la luce illumina la possibile seconda vita che Majorana avrebbe condotto in Venezuela, negli anni Cinquanta.

E proprio questa è la parte più interessante del libro, che ha lo spessore di un reportage ma la scorrevolezza di un romanzo.

Giuseppe Borello, Lorenzo Giroffi e Andrea Sceresini, come facevano i giornalisti di una volta, hanno cercato in loco elementi utili per suffragare quanto sostenuto nel 2008 dal signor Fasani.

Un racconto che parte da Terracina, cittadina d’adozione del Fasani e che si trasferisce prima in Sicilia e poi in Venezuela, terra che anni addietro divenne una seconda ed accogliente casa per milioni di immigrati.

Un racconto appassionato, fatto di colpi di scena, di suspense, di piccole, grandi verità, ingredienti perfetti per una storia tutta da leggere.

Gli autori, come esperti sciatori, si destreggiano abilmente in un avvincente slalom fra storia, cronaca e vicende giudiziarie, cercando di non lasciare nulla di intentato.

A fare da sfondo a questa complessa ricerca, il Venezuela di Maduro, uno stato scosso dalla crisi economica, dalla lotta sociale e da una miseria devastante.

Un compito spesso molto pericoloso, un percorso a ostacoli in una terra martoriata dalla fame, dagli scontri, dalla cieca violenza.

Proprio il racconto di quel Venezuela, in cui i tre si muovono sulle tracce del signor Bini, alias Ettore Majorana, rappresenta la parte concretamente più interessante di questo bel libro.

La lucida e serrata testimonianza della realtà venezuelana, coinvolge pienamente, al netto della stessa vicenda della scomparsa e della presunta seconda vita del grande fisico siciliano.

In un costante ping pong fra il Venezuela dove visse il signor Bini e quello attuale, il lettore approfondisce non solo la storia dello stato sudamericano, ma anche la scottante e drammatica attualità.

Intense le descrizioni della vita, nelle diverse città venezuelane visitate nel corso dell’indagine, iniziata l’8 luglio 2015.

Dall’inferno di Caracas, «dove è più facile buscarsi una pallottola che a Baghdad o a Donetsk» a Valencia: città di grandi fabbriche dalle ciminiere fumanti dove ricchi quartieri collocati a nord, contrastano con veri e propri ghetti abitati dagli ultimi, dai diseredati.

Un reportage fatto di pericoli, porte chiuse in faccia, sospettosa diffidenza, ma anche un’incredibile disponibilità che permette di dipanare lentamente una matassa inizialmente complicata.

Bellissime le foto che fanno da corredo a questo libro.

A partire dalla celebre immagine che mostra un giovane Francesco Fasani accanto all’ossuto signor Bini davanti a una vetrina di un’agenzia bancaria

Sul retro di quella piccola foto, ingiallita dal tempo, è riportata da una mano anonima una data fondamentale:

Valencia, 12.6.55, Venezuela

Si tratta della prova principe, attraverso la quale i carabinieri del Ris (Reparto investigazioni scientifiche) hanno potuto dimostrare la perfetta sovrapponibilità tra alcune parti del volto del Bini con quelle di Ettore Majorana.

Per questo, nel febbraio del 2015, la Procura di Roma sancì che Ettore Majorana si fosse «trasferito volontariamente all’estero permanendo in Venezuela almeno nel periodo tra il 1955 e il 1959.»

Con l’approssimarsi dell’estate, La seconda vita di Ettore Majorana, rappresenta una di quelle letture da consigliare.

Questo libro unisce il fascino del mistero alla seduzione del giallo; il rigore dell’indagine giornalistica alla completezza del saggio storico e d’attualità.

Probabilmente questo libro sarebbe piaciuto anche a Leonardo Sciascia, che ne avrebbe apprezzato il coraggio originario e la freschezza narrativa.

Negli occhi dei tre autori, come scritto nella prefazione da Salvatore Majorana, nipote del fisico siciliano,

«ho trovato la scintilla della curiosità e un modo delicato di trattare le scoperte che di volta in volta facevano.»

 

Maurizio Carvigno

 

Nato l'8 aprile del 1974 a Roma, ha conseguito la maturità classica nel 1992 e la laurea in Lettere Moderne nel 1998 presso l'Università "La Sapienza" di Roma con 110 e lode. Ha collaborato con alcuni giornali locali e siti. Collabora con il sito www.passaggilenti.com

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