“Il Sistema del tatto”: Costamagna racconta le connessioni tra patria, cuore e memoria

Il sistema del tatto recensione

Finalista del premio Herralde 2018 e vincitrice nel 2019 del premio Circulo del Criticos de Arte in Cile, Alejandra Costamagna, con la sua ultima uscita “Il Sistema del tatto”, ci porta in una storia familiare molto particolare, declinata su tre generazione dove la protagonista Ania, un’insegnante disoccupata, si trova a mettere a confronto presente e passato in un crocevia nostalgico. 

Costamagna, scrittrice contemporanea e di origine piemontese

Alejandra Castamagna, giornalista e scrittrice cilena, è considerata una delle più importanti penne della scrittura latinoamericana.

Un modo di esprimersi pulito e misurato il suo, attraverso il quale mostra, nella sua calma e nel suo silenzio, la ferocia dei sentimenti raccontati.

Ania inizia a riflettere quando, su richiesta del padre, deve recarsi a Campana, città a Nord di Buenos Aires, in quanto Augustin, ultimo rappresentante della famiglia, è appena morto.

Campana era la città che frequentava durante le vacanze estive ma mai più vissuta in quanto, dopo la morte della madre, il padre scelse di trasferirsi in Cile, luogo per alcuni argentini, di tensioni territoriali.

Ma se volete conoscere meglio l’Argentina ne ha parlato in maniera originale Jovanotti durante un suo viaggio in bicicletta.

“Il Sistema del tatto”, tre storie che si intrecciano

Nel romanzo si ritraggono i tre protagonisti: due si narrano in prima persona, tra il presente di Ania e il passato di Augustin mentre il terzo personaggio, Nelida, donna di origine piemontese e mamma di Augustin migrata per aspirare ad un futuro migliore, li conduce nel romanzo. 

I personaggi de “Il Sistema del Tatto” sono tutti diversi tra loro ma entrambi presentano un filo conduttore basato sulle incertezze. Javier, Nelide, Augustin, tutti personaggi fluidi di cui si conosce ben poco ma che in comune hanno il non riuscire a riconoscere come casa nessun luogo in cui abitano.

La chiave di volta del racconto è data dal ritrovamento di cimeli, vecchi libri e fotografie, che Ania trova in vecchie scatole di ricordi ma in particolare da un “Ma­nuale di comportamento per emigranti“(Manuale dell’emigrante italiano in Argentina, un documento storico, datato 1913 e attualmente conservato nella Biblioteca di Biella), e un quaderno foderato di carta da regalo su cui si legge «Agustín Coletti. Dattilografia», datato marzo 1970, lo stesso anno e mese in cui è nata Ania.

Ricordi che faranno viaggiare il lettore senza appesantire l’anima.

Assolutamente complementare alla narrazione si rivela l’inserire nel testo fotografie antiche, immagini di vecchie lettere che rendono vivo il romanzo e vecchi testi battuti a macchina da Augustin, il dattilografo.

In questo libro, Castamagna, abbatte ogni tipo di certezza pur mantenendo un tono calmo.

Ci si può sentire stranieri pur stando a casa?

Nel romanzo non risulta semplice raccontare le connessioni tra patria, cuore e memoria, soprattutto alla luce delle lotte politiche tra Cile e Argentina ma lei lo fa con naturalezza, calma e senza enfasi.

Un libro, questo, sulla memoria, sulla migrazione e su tre personaggi che si sono interfacciati con la separazione dalle proprie radici. 

Una storia di famiglia interamente colpita dalla migrazione e dallo spaesamento che porta alla costante e continua ricerca di identità che altro non fa che restituire ai protagonisti un’esistenza incompiuta che li fa sentire stranieri ovunque si trovino.

Facile chiedersi che significato ha quindi la parola casa… come per Ania, è davvero sempre altrove la vera vita?!

Francesca Sorge

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