“I ditteri” di Marco Visentin

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Silvia K. giovane aspirante ricercatrice, attende fremente la risposta dalla Commissione sulla Verità Tecnologica e Scientifica sulla validità della sua tesi e le sue ricerche.

Si era dedicata allo studio dei ditteri (le mosche) durante i migliori anni della sua vita, arrivando alla conclusione che esse “parlano” tra di loro attraverso danze nello spazio e telepaticamente. Questo è quello che voleva approfondire proseguendo le sue ricerche.

Ma la telefonata tanto attesa si rivela una delusione, i suoi studi sono stati scartati.

Silvia K. si lascia dominare dall’apatia, ciondolando per casa, depressa e vuota fino a quando un evento inaspettato la fa catapultare in una realtà diversa.

Il dottor Schwarz di Scienza Nuova, un’organizzazione sovragovernativa al di sopra della Commissione che ha bocciato la sua TESI SUI DITTERi la chiama e le propone di lavorare per loro.

L’organizzazione segreta vuole realizzare il progetto della sua tesi: indirizzare l’evoluzione umana verso il modello telepatico delle mosche.

La scelta di Silvia K. se accettare o no dipende solo da lei. Due “affiliati” inviati da Scienza Nuova sono sotto al suo appartamento, se lei rifiuta l’incarico le sottrarranno la memoria della telefonata, se accetta le inseriranno nella laringe una microcapsula esplosiva.

La detonazione sarà solo nel caso i pensieri e le parole non saranno “conformi” agli ideali di Scienza Nuova.

Silvia K. accetta, fuggire dalla sua vita noiosa e monotona non è una sofferenza, segue il dottor Schwarz a Nora, la città sommersa e razionale.

Viene subito messa al corrente dell’obbiettivo di Scienza Nuova:

“Un giorno saranno curate tutte le malattie, lenite tutte le sofferenze. Si stabiliranno forme di convivenza pacifica basate sulla cordialità dei rapporti, la soddisfazione reticolare dei bisogni di ciascuno e lo sviluppo delle abilità proprie di ogni uomo. La terra sarà in grado di coniugare natura e civiltà, sfruttamento delle risorse e rispetto dell’ambiente.”

Ma questo ideale a quale prezzo verrà raggiunto? Quali sacrifici andranno fatti dalla popolazione umana?

Il romanzo parte un po’ al rilento, le prime cinquanta pagine sono descrittive, a tratti noiose, si percepisce solo l’insoddisfazione di Silvia K., il tempo buttato e i sogni spariti. Anche la scrittura è un susseguirsi di aggettivi, a volte troppi e strettamente affini. Ma questo inizio “calmo” è preparatorio e funzionale per sottolineare il cambiamento di vita della protagonista.

Nella seconda parte, quando Silvia K. accetta di fare parte di un sistema crudele in nome della scienza, il romanzo prende corpo. Le sperimentazioni su uomini marginalizzati e prigionieri di “un secondo livello” richiamano i lager. Clonare e immettere in organismi umani cellule di ditteri ed osservarne gli effetti, la morte, è la prassi. Sempre in nome della scienza.

L’ultima parte del romanzo è veloce, viva e tiene attaccati fino alla fine, lasciando al lettore alcune domande esistenziali.

La scrittura è curata nei minimi dettagli, si riesce ad entrare nel libro con i pensieri, superato l’inizio la lettura scorre veloce appassionante, un buon libro d’esordio per Marco Visentin.

“I ditteri” di Marco Visentin, Collana Vertigo, Licosia Edizioni 2017

 

Sara Cacciarini

 

Sara Cacciarini giornalista pubblicista, si è laureata in Scienze Naturali e ha conseguito un Master di Comunicazione e Giornalismo Scientifico a La Sapienza di Roma. Collabora con CulturaMente dal 2016, è appassionata di teatro, musica e cinema.

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