E le altre sere verrai? Un romanzo per la profondità delle nostre anime

Guanda
Nighthwaks di Hopper

Il giornale francese Le Monde lo ha definito «una delicata esplorazione dei rapporti affettivi.» E le altre sere verrai? di Philippe Besson, edito da Guanda, è un libro delicato, un intreccio lieve di voci che narrano storie in cui ognuno può ritrovarsi.

Aprite E le altre sere verrai? edito da Guanda e fatevi rapire dal fascino di un libro in cui i protagonisti potremmo benissimo essere noi lettori, perché questo romanzo racconta una storia che nessuno può davvero ignorare.

In un bar di Cap Cod, che occhieggia a un oceano mai domo, una giovane donna consuma il suo ennesimo Martini, mentre un barman lustra un argentino bancone, sussurrando pensieri che si sperdono in un’aria rarefatta.

Una scena che si potrebbe ripetere all’infinito, in un lacerto di un’estate che brucia i suoi ultimi giorni nascondendosi a un incipiente autunno.

Improvvisamente un uomo entra in quel locale, rompendo la quiete di parole non dette e tacitando il tintinnio del ghiaccio in fragili bicchieri.

La donna si gira di scatto.

Riconosce quello che cinque anni prima era stato il suo folle, inspiegabile, impossibile amore e d’improvviso le sue certezze svaniscono.

Lei che per lavoro inventa storie da portare in scena, in quel bar dove al massimo entrano aspiranti suicidi che inseguono le piroette di indomiti gabbiani, ora non può recitare, pur conoscendo perfettamente quel copione.

Il silenzio lascia posto a ricordi, a parole non dette, a motivi non del tutto spiegati, ad abbracci mai davvero dimenticati.

Il passato irrompe in quel bar, pervadendo lo spazio dilatato dal tempo.

Louise, la donna che silente sorseggia un Martini. Stephen, l’uomo misterioso che taglia la sottile atmosfera di un giorno di fine estate.

Quei due che una volta erano stati semplicemente un uno, si ritrovano e non per caso, in quel bar isolato sotto lo sguardo di un barman che conosce la grammatica del loro amore, spartito di una musica mai davvero composta.

E le altre sere verrai? di Philippe Besson, edito da Guanda, è un romanzo che assomiglia a un panorama immerso nella nebbia.

Lentamente, però, la bruma si dissolve.

Il paesaggio torna timido a mostrarsi e allora si distingue il profilo di qualche edificio, i contorni di alcuni volti e la distesa di un oceano in tempesta.

Una trama che si svela pigra ma incalzante, come un sussurro in una cacofonia di voci.

Louise, Stephen e Ben, il barman, si rivelano lievi mostrando la loro affascinante complessità, fatta di segreti, dolori, aspettative, delusioni, inafferrabili sogni.

Ispirato da un celebre dipinto di Edward Hopper, Nighthwaks, Philippe Besson dà vita a un acquerello straordinario, in cui le voci si penetrano senza mai sovrapporsi.

Ecco allora che le figure mute e solitarie del capolavoro di Hopper prendono improvvisamente vita.

Cominciano a muoversi, a parlare, a raccontarsi.

Phileppe Besson, partendo da uno dei dipinti iconici della solitudine umana, costruisce una trama apparentemente semplice, forse anche scontata, ma in cui chiunque può naturalmente e inevitabilmente ritrovarsi.

Scritto in ossequio alle unità aristoteliche di tempo, luogo e azione, E le altre sere verrai? è un romanzo che racconta la storia di molti di noi nell’arco di un pomeriggio declinante.

Le parole di Louise, di Stephen, i loro silenzi, i loro affanni sono anche i nostri, corredo senza tempo di infinite altre storie.

Un libro che sussurra con la voce dei nostri ricordi, delle nostre esperienze, di quel vissuto lastricato di errori, incertezze, speranze e delusioni, che spesso tratteggia quelle relazioni che forse non dovrebbero mai cominciare.

In quel bar isolato e solitario, dove la loro storia è cominciata, Louise e Stephen, come due cani, dopo essersi guardati a lungo, iniziano ad annusarsi.

Ritrovano i loro odori, quei complessi e ingenui codici, quelle emozioni mai sopite e quella loro assenza che è nel frattempo divenuta una struggente consistenza.

A fare da sacerdote laico a quell’improvvisato matrimonio, Ben che, nel suo muto osservare, ricorda il portiere di notte dell’omonima e bellissima canzone di Enrico Ruggeri.

Anche lui intimamente spera, anche lui immagina, seppur per un solo fugace attimo, un’esistenza diversa.

E le altre sere verrai? è un libro che ha il pregio di costringerci a metterci davanti allo specchio, ad osservarci, a percepire la parte più inconscia di noi.

Partire da un dipinto di Hopper, esperienza che qualche anno fa hanno fatto anche alcuni grandi scrittori con il bellissimo Ombre, è un’idea originale ma difficile.

Dare parole al pittore della solitudine è rischioso ma Besson ci è riuscito perfettamente.

L’autore di altri romanzi di successo, come Un amico di Marcel Proust,  ha confezionato con una narrazione che assomiglia alle pennellate degli impressionisti, una delicata esplorazione dell’intreccio unico dei rapporti affettivi, un universo che al netto dell’esperienza e degli errori rimane un’incognita tutta da esplorare.

«Assumersi la responsabilità di un fallimento è il modo più sicuro per non farselo rimproverare.»

 

Maurizio Carvigno

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