Vittoria Accoramboni. Una storia sconosciuta

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donne uccise

Bompiani, tra i vari meriti, ha avuto quello di riportare alla luce la storia di una delle tante donne uccise. Vittoria Accoramboni.

Giunti alla soglia del 2020, ci lasciamo alle spalle il secondo decennio di questo XXI secolo con una serie di bilanci. Lontani dalla manichea distinzione tra bianco e nero, possiamo riconoscere che alcuni passi in avanti sono stati fatti per quanto riguarda le pari opportunità e il femminicio. Dire però che siamo arrivati ad un punto di svolta sarebbe una pia illusione che, date le statistiche, non possiamo concederci. Ancora oggi le donne uccise sono troppe per non riconoscere l’entità del problema.

Ma chi era Vittoria Accoramboni?

Una nobildonna della Roma cinquecentesca che, per una serie di ragioni, finisce per sposare un uomo vile e meschino, il quale sarà la causa della propria morte. Vittoria verrà prima ritenuta causa dell’omicidio per poi, una volta scagionata, venir imprigionata per un periodo di tempo neppure troppo breve. Successivamente, la donna, che nel frattempo trova l’amore, non riesce a sottrarsi alle prepotenze degli uomini che la circondano. Non volendo cedere all’ennesimo ricatto, verrà fatta uccidere.

Una storia come quella di tante donne uccise.

Tanto la nobildonna è stata ammirata e riverita per la sua cultura in vita tanto è stata poi denigrata nei secoli della storia.

Una trama già letta, dunque. Eppure calza a pennello con i nostri tempi.

Leggendo il romando di Tieck, autore tedesco che dedicò molto studio a questa figura, si percepisce l’enorme stima che il narratore prova per Vittoria. La sua figura si staglia su tutte le altre come un’imponente matrona contro la quale nessuna voce maschile riesce ad opporsi. Questo provoca le più svariate reazioni da parte degli uomini: amore, ammirazione, rispetto, ma anche passione, ira, gelosia e, perché no, perfino odio.

E arriviamo al motivo per il quale Vittoria Accoramboni non è stata altro che una delle tante donne uccide durante il corso della storia.

Nonostante i vari tentativi di ridurla in uno stato di minorità, prevalentamente economica, da parte dei suoi antagonisti, Vittoria non ha mai ceduto e non si è mai posta sul piano di chi la voleva assoggettare. Incapace di accettare una sconfitta economica, giuridica e morale da parte di una donna, il suo acerrimo nemico finirà per ordire contro di lei un omicidio sanguinario.

La benevolenza di cui Vittoria era circondata indusse la popolazione locale a insorgere. Un’intera città che insorge per l’indignazione e consegna il colpevole alle autorità. Nonstante tutto, però, non è questa l’immagine che la Storia ha portato con sé.

Ci sarebbe da chiedersi che cosa ci sarà stato di male nel raccontare la vera storia di questa donna uccisa.

Abbiamo già avuto modo di affrontare il discorso sul femminicidio l’anno scorso, quando la nostra direttora volle commentare l’uscita poco felice di Federico Moccia sulla questione:

Federico Moccia: “Se un uomo uccide la compagna la loro colpevolezza è pari”

Tralasciando di ripetere quanto la collega esprime in una maniera che definirei chirurgicamente tagliente, vorrei rispondere alla domanda che mi sono posta poche righe sopra.

Una donna come tante, uccisa da un uomo che non riesce a “spuntarla” con lei. Perché è superiore a lui, perché ha più controllo, cultura, più raziocionio e più morale. Non è superiore a lui perché donna. Lo è semplicemente perché le sue doti la portano a sollevarsi sopra figure più meschine e grette.

Ma in una società fatta di uomini per gli uomini un’eventualità di questo tipo non può essere assolutamente concepita e men che meno accettata. Ecco che là dove il terrore non sortisce effetto, la violenza fisica trova soluzione finale e le male lingue trasmettono ai posteri il ricordo deturpato e denigrato di una grande donna. Perché non può essere ammessa una verità diversa.

L’ennesia Eva, l’ennesima Maddalena, infondo.

Nihil novi sub solem. O almeno per ora.

Serena Vissani

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