L’apocalisse sbarcò a Vespuccio: Phil Marino e la parodia della società italiana

L'apocalisse sbarcò a Vespuccio recensione
L'apocalisse sbarcò a Vespuccio recensione

L’apocalisse sbarcò a Vespuccio. Cronache di uomini e bestie, e di bestie umane è un romanzo che si legge tutto d’un fiato, con un sorriso amaro stampato sul proprio viso per tutte le centoquarantanove pagine di cui è composto.

La storia narrata è una satira della mentalità chiusa delle persone che abitano in un paesino italiano di una provincia qualsiasi che potrebbe collocarsi indifferentemente a nord, al centro o al sud.

Vespuccio è un comune che conta tredicimila anime e che, nel romanzo, si trova a sud di Roma e per la precisione, si fa per dire, a qualche ora di autobus dalla capitale.

Questo paesino, come già anticipato, potrebbe collocarsi in una qualsiasi regione italiana, un po’ come accade per la Springfield dei Simpson (sono 38 in tutto i luoghi che hanno questo nome negli Usa).

Come Springfield è una parodia della società americana, così Vespuccio lo è di quella italiana.

In Italia si sa le feste patronali sono un po’ come la Notte degli Oscar.

Inoltre, sempre nel Belpaese, prevale un sistema massonico per la risoluzione di tutti problemi: “trovare un buon lavoro, vincere un concorso, prenotare velocemente una visita medica […]: tutto filava liscio e veloce se conoscevi qualcuno a cui chiedere un favore […]”.

E la burocrazia? Ovviamente è macchinosa e lenta.

L’apocalisse sbarcò a Vespuccio, la recensione

Il protagonista del romanzo è Willy, nato in Italia da padre italiano e madre americana, ma cresciuto negli Stati Uniti.

Il ragazzo decide di tornare in patria in seguito alla perdita di sua madre, per occuparsi del testamento dei genitori ma anche perché stanco della situazione politica americana:

Il solo pensiero di continuare ad avere come presidente Trump, quel maledetto ciuffo arancione che invadeva lo schermo televisivo come una gigantesca erezione da overdose di Viagra, un giorno lo avrebbe reso un terrorista rivoluzionario, o un kamikaze dell’evoluzionismo, o per assuefazione un repubblicano. Tutto quel caos non lo reggeva più.

Arrivato a Roma capisce subito di aver costruito nella sua mente un’immagine idilliaca del suo luogo di origine. In realtà in Italia è in atto una profondissima crisi culturale e civile.

Willy incontra personaggi surreali che riflettono una visione del mondo arretrata, incivile e bestiale.

A Vespuccio, per esempio, il sindaco e gli assessori si riuniscono nei bar:

Noi siamo un’amministrazione vicina alla gente, al popolo, e ai suoi problemi. Infatti lì al tavolo si discute di viabilità oggi. […] Si tratta di questioni importanti e urgenti, quindi adesso mi scusi ma la devo salutare.”
“SCOPA!!!” gridarono in quell’esatto momento dal tavolo dove si svolgeva il dibattito politico.

Ma non sono soltanto i politici ad assumere comportamenti criticabili.

I cittadini sono insensibili al tema dell’ecologia: c’è chi smaltisce i propri rifiuti nelle campagne e chi riversa in strada detergenti chimici utilizzati per disinfettare la propria abitazione.

Lo stile del linguaggio di questo romanzo è dissacrante, satirico, talvolta eccessivo: anch’esso concorre, con la sua irriverenza, alla narrazione delle bestiali cronache.

L’apocalisse sbarcò a Vespuccio edito da Brè edizioni è una lettura interessante, sia per i sorrisi – seppur amari – che per le riflessioni che ne derivano.

Valeria de Bari

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