Notti Romane | #QuintaDose

racconti brevi online - notti romane quinta parte

Marco Vitali, Anna Pavlop

Marco Vitali si era gettato sul letto, al buio, col cuore in frantumi.

Il lavoro che faceva e le cattive abitudini gli avevano spezzato il normale ciclo sonno veglia e non bastava qualche weekend fuori Roma a rimetterlo al mondo. Si sentiva vuoto e solo: si chiedeva cos’è un uomo e come la vita debba esser passata per dire di non averla sprecata perchè lui sentiva di starla sprecando; se lo chiedeva solo quando non c’era luce.

Non voleva che quei pensieri troppo grandi pesassero sulle sue giornate e mai, mai avrebbe voluto pesassero su Liliana. L’aveva vista, la vita, e gli era sembrato un tempo mediocre, in cui ti riduci a fare cose che non vuoi solo per campare. L’aveva vista, era così, ma combatteva ogni giorno perchè questo non trasparisse in alcun modo: cercava altro affannosamente, un divertimento plastico; sorrideva di continuo anche quando non gli andava. Liliana era giovanissima e cercava sì, di proteggerla, di non fargli vedere quelle brutture concrete che lui vedeva. Pensasse pure alla morte e al tempo, si diceva quando rimaneva solo, che non veda le brutture della quotidianità, che veda solo me mentre rido.

Le donne, beh, le donne gli erano rimaste come un vizio ancestrale, ma signori, Marco Vitali aveva sfiorato le altre solo con le parole e con pensieri leggeri e mai aveva incontrato altre labbra e altri corpi e neppure avrebbe mai voluto: aveva mandato a memoria la sensazione della bocca della giovanissima sotto i polpastrelli delle dita e qualsiasi altro contatto sarebbe stata per lui una violazione nauseabonda a quella tenerezza candida che dai baci di lei emanava.

Non prendeva sonno e si tirò le coperte sin sulle spalle perchè la stanza era diventata una stalla gelata. Forse avrebbe dovuto camminare, andare a bere qualcosa per allontanare i pensieri e senza che se ne rendesse conto, infilata una polo e un giacchetto di pelle marrone, se ne usciva dal palazzo che puzzava di bollito e calce, e già camminava sotto i lampioni di via Caffaro, con le mani infilate nelle tasche, a pugni chiusi.

Vorrei che lei mi fosse vicino, pensò distrattamente, vorrei mi vedesse davvero. Invece Liliana non lo vedeva più, lo amava per inerzia e chi fosse Marco Vitali, davvero aveva finito per scordarlo. La ricordò accanto a lui che rideva, i primi mesi di conoscenza, a San Paolo fuori le mura, seduti sui muretti. Beveva una birra dalla bottiglia, si puliva con la mano, e stringendosi al suo braccio, rideva. Si era sentito l’uomo più fortunato del mondo: poi? Dovevano essersi persi da qualche parte.

Entrò nel Bar di fiducia, salutò l’omaccione al bancone, ordinò una birra, ne ordinò un’altra, e poi arrivo Martina, una Donna di cui vi avevo già parlato.

“Ti aspettavo” le disse, guardandola a lungo.

“E io sapevo di trovarti” gli sorrise lei. Poggiò il corpo enorme nello sgabello accanto al suo, e lui le sistemò i capelli neri dietro l’orecchio.

“Non dormi?”

Marco scosse la testa: non gli importava che le altre lo vedessero triste e contrito. Ebbe la forza di chiedere lei come stesse senza ascoltare la risposta.

Nel frattempo, Anna Pavlop qualche metro più in là chiacchierava con lo stesso uomo che aveva appena versato la birra a Marco Vitali. La sua bellezza bionda aveva suscitato sguardi e invidie, anche all’una di notte; avrebbe trovato un uomo più bello e più ricco d’Emilio che l’avrebbe sposata e fatta più felice, e nello stuolo di uomini che poteva incatenare con un’occhiata l’avrebbe scovato sicuramente.

Solo che ora Anna non voleva: e cercava quasi di imbruttirsi, spegnersi quella luce che le faceva brillare gli occhi e pareva schiuderle, sino da bambina, tutte le porte del mondo. Esser belli è un peso enorme soprattutto ora che la donna più bella del mondo non vuole altro che stare sola. Allunga una banconota, si stringe l’elegante cappotto sul seno e scivola via dall’aria fumosa del pub mentre Marco la segue con lo sguardo spento.

Il marciapiede lurido vibra al tocco dei suoi tacchi, quasi come fosse solo un altro corpo vivo che, tra gli altri, la brama.

Non chiedeva nient’altro che un focolaio, una vita agiata, un bambino magari, un bambino bello come lei e intelligente come Emilio; Anna sa bene che non esiste uomo che può farla felice più di lui e si pente di quanto ha pensato poco prima.

Casa della madre è poco distante e mentre rientra pensa che, forse, per amor suo, potrebbe pure rinunciare al matrimonio. La casa profuma di pulito e saponetta, è tiepida, si sta bene: si spoglia, si sfila i tacchi, lascia che i capelli si spettinino e va a baciare la fronte della madre che respira lenta nel sonno, di là in camera.

Liliana, invece, non dorme in quella notte stregata, fissa il soffito con un terribile senso di colpa nel petto mentre Emilio, accanto a lei, è già scivolato nel sonno.

Hai perso la dose precedente?

Serena Garofalo

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