“Quando uno vive, vive e non si vede. Conoscersi è morire” (L. Pirandello)

pirandello 150 anni

Dopo anni che conoscete una persona, vi siete mai chiesti se ve la ricordate da estranea?

Quando le persone condividono la quotidianità, diventa quasi impossibile ricordare la vita senza l’altro anche se, paradossalmente, il numero degli anni vissuti senza sono maggiori rispetto a quelli condivisi.

 

Allora forse è vero che il tempo dell’amore ha ritmi tutti suoi, scanditi dai battiti del cuore più che dalle lancette dell’orologio.
Condividere ogni giorno della propria vita lega i destini. Destini che non vorremmo più dover sciogliere, destini che non ricordiamo più sciolti. Sembra che quella persona sia stata accanto a noi anche prima di conoscerla, entriamo nel suo passato attraverso i ricordi che lei sceglie di dividere con noi… e improvvisamente abbiamo due passati: il nostro e quello di chi amiamo.

 

Provare a ricordare l’estraneità. Come ci apparve a primo impatto? Che impressione ci fece?

 

Nel tempo le sensazioni sono sostituite dalla conoscenza, la paura dalla fiducia, l’incertezza dall’abitudine: un’abitudine positiva, quella di sapere che accanto a noi c’è qualcuno con cui possiamo parlare, piangere, litigare, qualcuno che ci ama.
Mi chiedo quanto sia razionale l’amore. Alla fine scegliamo chi amare per chimica, feeling, quello che volete, ma alla fine tendiamo sempre a proiettare sul partner le nostre etichette, i nostri punti di vista. È davvero un amore libero?

 

Quante volte in una coppia si sentono frasi del tipo: “Da te non me lo aspetto” o “Non è da te”. Ma chi è l’altro per dirci cosa è o non è “Da noi?” Queste sono frasi dettate dalla paura.
Mi piace pensarla alla Pirandello, noi siamo estranei a noi stessi: se è così con quale pretesa vogliamo delineare l’altro?
 

“Di ciò che posso essere io per me, non solo non potete saper nulla voi, ma nulla neppure io stesso.”

 

Mettere dei confini all’altro (e a noi stessi) ci illude di vivere più sereni forse, ma non è la realtà.
La realtà consiste nell’accettare il flusso che siamo e che è l’altro, scorrere insieme, per rigettarsi nello stesso mare alla fine di ogni tratta. Ma lo sapete tutti, ogni percorso ha i suoi pericoli, le sue difficoltà, le sue deviazioni, e non è banale ritrovarsi alla foce. Come siamo nati da sorgenti diverse, diverse possono essere le acque in cui ci tufferemo; abbiamo attraversato la terra paralleli per un po’, facendoci compagnia e gustandoci il panorama: dovremmo saperci dividere con la stessa serenità
quando non è più il momento di condividere lo stesso cammino.

 

Una realtà non ci fu data e non c’è, ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere: e non sarà mai una per tutti, una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile.”

 

Ma allora cosa pensare di quei piccoli vizietti, di quei tic, delle abitudini che ci disegnano in mente il ritratto di chi amiamo, anche a distanza nel tempo, anche in lontananza?
Sentire una canzone e sapere che gli piacerà, mangiare qualcosa in un certo modo, ricordare il modo di muoversi, di parlare, di sorridere, ricordare l’odore.

 

Per quanto non dovremmo legarci all’idea di chi amiamo, è innegabile che alcuni dettagli ci restano dentro per sempre, ricordi del mistero che è l’altro: un mistero che credevamo di aver svelato, ma di cui ci resta solo qualche indizio… che ci lascia ancora confusi.

 

Alessia Pizzi

2 Commenti

  1. Una profondità di pensiero che mi ha lasciata a bocca aperta….ti faccio i miei più sinceri complimenti e ti seguo con vero piacere!
    Ti aspetto nel mio mondo..bacini,
    Meggy

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