“Bambine che non spengono la luce” al Festival delle Letterature

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Serata conclusiva del Festival delle Letterature alla Basilica di Massenzio con Francesca Cavallo e Elena Favilli. Autrici del libro “Storie della buonanotte per bambine ribelli. 100 vite di donne straordinarie” 2016, Mondadori.

Le illustrazioni del libro provengono da sessanta artisti di tutto il mondo. Al cuore di tutti i racconti si vuole descrivere la forza di poter cambiare il mondo. La fiducia non va data per scontata. La maggior parte delle donne del libro sono state sempre sminuite. È molto importante che le bambine capiscano che gli ostacoli ci sono nella vita e sono diversi, ma che non sono insormontabili, che possono essere superati anche con l’esempio di queste donne.

All’inizio della serata, l’attrice Valentina Cervi legge dieci storie del libro accompagnata dalla chitarra classica di Elettra Bargiacchi per lasciare poi spazio agli inediti delle due autrici.

Prima Elena Favilli, parla di lei adolescente mentre rientra a casa sul treno regionale, in Toscana, del tempo passato a leggere mentre gli altri si fidanzavano e l’adolescenza scorreva, e della similitudine con Harry Potter, sognando di fare la scrittrice.

Le affinità con la J.K. Rowling è il filo conduttore della sua vita che crescendo la porta a lavorare in una redazione, e per un giornale Timbuktu labs.  Il suo scopo è far scattare corto circuiti tra reale e fantastico nei bambini provando con ironia e leggerezza a trasformare tutto con l’immaginazione. Le donne di questo libro non hanno poteri magici ma fanno cose straordinarie e sono in ogni caso incredibili.

Comprano aeroplani gialli e volano, guidano in formula uno, programmano la navicella per andare sulla Luna, fanno cadere terribili dittatori, cucinano torte, vanno a caccia squali e surfano le onde più alte del mondo. Non hanno superpoteri, tutte fanno azioni quotidiane compiendo cose straordinarie.

Un libro di favole su donne realmente vissute viene letto da milioni di bambine ognuna in compagnia della propria civetta bianca proprio come Harry Potter.

Francesca Cavallo introduce la sua vita:

“Prima non solo non ero femminista ma credevo che le femministe fossero pazze, inspiegabilmente appassionate di libri e documentari noiosissimi pensavo che non si toccassero e avevo la certezza che non si depilassero. Non mi ero mai interrogata su cosa volesse dire essere femminista. Da bambina i miei eroi erano tutti di sesso maschile. A scuola ero la più brava e non mi passava per la mente che mi potesse penalizzare in quanto femmina”. 

Fino a quando un giorno un libro colorato entra nella sua vita “Dovremo essere tutti femministi” di una scrittrice nigeriana Chimamamnda Ngozi Adichie, Einaudi 2015.

Fu allora che le parve tutto chiaro. Tutti quei chili di Rabbia, perché per tanti anni nessuno ti ha detto niente, nessuno ti ha fatto notare perché tante cose ti capitano solo perché sei femmina e che questo non è normale. È ingiusto “perché mi hanno fatto crescere pensando che fosse normale essere apostrofata per strada, perché mi hanno fatto crescere pensando che un estraneo potesse conoscere i miei sentimenti meglio di me, perché nessuno mi ha fatto notare che la scuola doveva investire la stessa cifra nei saggi degli allievi registi che fossero maschi o femmine.

Nel nostro programma al liceo non c’era stata una singola filosofa, neanche una scrittrice.

Mi arrabbiai e la rabbia alle donne non viene perdonata alle donne fa perdere credibilità alzare la voce”.

-Sto cercando di disimparare molte lezioni di genere che ho appreso crescendo- dichiara Chimamamnda.

Lei aveva acceso una luce che non voglio spengere più. Sono cresciuta con un’idea molto ristretta di cosa volesse dire essere donna e i miei amici maschi sono cresciuti con un’idea altrettanto ristretta, ma nessuno non hanno modelli a cui ispirarsi. Ho smesso di smettere di scusarmi della mia femminilità“.

Questo è un libro sulla libertà di non avere paura. Il mondo può essere migliore perché uomini e donne possono stare meglio insieme. Il rispetto reciproco non è fantascienza. Entrambi possiamo essere un poco più liberi.

Sara Cacciarini

 

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