Sciami, il nuovo network tematico per il teatro e le performing arts

Sciami digital library

Sciami è un nuovo macro-progetto editoriale che integra musica, fotografia, performance: abbiamo intervistato la direttrice Valentina Valentini per saperne qualcosa di più.

Com’è nata l’idea di questo macro-progetto? Com’è nato Sciami

Avevo già curato tre siti web dedicati ai miei campi di ricerca. Per il video avevo raccolto tutti i materiali della rassegna internazionale dei video di Autore, nell’ambito di Taormina Arte dal 1987 al 1995. Documenti preziosi e interessanti di artisti internazionali. Poi il suono, con Gruppo Acusma, frutto di un lavoro svolto con gli studenti della Sapienza intorno alla vocalità e al suono nel teatro e nel video. Un territorio abbastanza poco frequentato. Abbiamo pensato che potesse essere utile rendere disponibile il lavoro che stavamo portando avanti. In ultimo intorno al libro Nuovo Teatro Made In Italy è nato il sito omonimo. Così abbiamo potuto allegare ad libitum video, foto, testi, recensioni etc., quindi come parte integrante del libro. 

I tre siti hanno viaggiato parallelamente per un periodo, finché non ci è venuta l’idea di renderli contigui. Ed è nata l’idea di Sciami. Poi si è pensato di creare una biblioteca digitale. Lavorando con artisti e compagnie teatrali emergeva spesso il problema degli archivi e del materiale che questi artisti hanno, spesso lasciati senza cura. Questo perché occuparsi di un archivio è un lusso che quasi nessuno può permettersi. Come salvare questi materiali?

Contemporaneamente, con gli studenti ci siamo accorti che le biblioteche a Roma sono praticamente inagibili. Dissuadono da qualsiasi ricerca. Lo studio diventa un’impresa complicata. La biblioteca digitale nasce dall’idea di raccogliere documenti rari e renderli disponibili, metterli a disposizione degli studiosi. Abbiamo poi stipulato una convenzione con l’editore Bulzoni di Roma per rendere disponibili vecchie pubblicazioni sul teatro.

In ultimo si aggiunge un web-magazine semestrale, Sciami Richerche. Molti dottori di ricerca, laureati di triennale e di magistrale non trovano canali di comunicazione. Sarebbe bene che le loro ricerche fossero condivise. 

Vediamo dunque quali sono utilità, prospettive e necessità di questo progetto.

 

L’utente medio di Sciami, dunque, sarebbe uno studente di queste discipline o comunque un addetto ai lavori?

Sciami può essere consultato a vari livelli. Lo studente di linguaggi ed estetiche del teatro utilizza il sito in modo molto più organico; così anche gli studiosi. Ma anche l’attore, il regista, il giornalista che ha bisogno di cercare qualcosa inerente a questi temi può beneficiare di Sciami.

 

Qual è la vostra esperienza, oltre al campo del teatro e della docenza universitaria?

Dunque, Nuovo Teatro Made in Italy è stato curato soprattutto da studenti e dottorandi della Sapienza, di Tor Vergata, di Padova, di Pisa. Ma ci sono anche da docenti di teatro e giornalisti. Per quel che riguarda il video e il suono ci sono filosofi della musica, ma anche musicisti, tecnici del suono con competenze specifiche. Il gruppo più folto, però, è costituito da studenti, dottorandi e ricercatori.

 

Oltre alla campagna di raccolta fondi, c’è qualche altro progetto a breve termine?

Stiamo preparando delle presentazioni in varie occasioni: pensiamo a una promozione anche dal vivo. È un lavoro enorme che avrebbe bisogno di un finanziamento pubblico. Stiamo cercando di capire quali potrebbero essere le istituzioni adatte a riconoscere questo progetto come un progetto di utilità pubblica e quindi degno di finanziamento. Diventa sempre più difficile continuare sulla base di lavoro volontario.

 

Qual è l’importanza di questo progetto in questo specifico momento per il panorama nazionale e internazionale delle performing arts?

È proprio il bisogno di internazionalizzare la ricerca fatta in Italia che mi ha spinto a realizzare il libro Nuovo Teatro Made in Italy, che uscirà a breve anche in edizione inglese. Abbiamo tradotto in inglese anche alcune sezioni del sito. Stiamo perseguendo una vocazione internazionale, anche se a volte con mezzi un po’ rocamboleschi. Ad esempio il lavoro di traduzione è stato finanziato in parte con un’asta di opere d’arte che ho organizzato personalmente. Questo lancio internazionale è un obiettivo che stiamo raggiungendo. Siamo convinti che l’arte italiana sia un’eccellenza nel panorama internazionale e  che debba avere degli strumenti per uscire dai confini nazionali.

Davide Massimo

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