Macerata Opera Festival: intervista agli “addetti ai lavori”

Il Macerata Opera Festival è uno degli eventi più importanti dell’attività teatrale di Macerata. Nella spettacolare cornice dello Sferisterio, trovano spazio tre incredibili rappresentazioni: Il flauto magico, l’Elisir d’amore e la Traviata.

Noi di CulturaMente abbiamo intervistato due membri del festival. Da un lato abbiamo Gianluca Ercoli, cantante lirico, baritono che nel Macerata Opera Festival partecipa in quanto membro del Coro Lirico Marchigiano Vincenzo Bellini. Dall’altro abbiamo Ginevra Fusari, makeup artist e studentessa del terzo anno di scenografia all’Accademia delle Belle Arti di Macerata. Al Macerata Opera Festival lavora nel reparto di trucco e parrucco dello Sferisterio in qualità di aiuto parrucchiera.

Il Macerata Opera Festival è diventato un appuntamento fisso, ormai per l’estate maceratese e marchigiana, più in generale. Nella tua personale esperienza, come è entrato questo evento a far parte della tua vita professionale?

Gianluca: Ho iniziato a partecipare al Macerata Opera Festival diversi anni fa grazie ai concerti pomeridiani dei Fiori Musicali a Villa Cozza (brevi recital che vengono fatti alle 17 nei giorni in cui c’è spettacolo in Arena) e in qualche edizione della Notte dell’Opera grazie al M° Cesarina Compagnoni. Sono arrivato a partecipare in maniera ancora più attiva dall’anno scorso quando ho avuto l’onore di entrare nel Coro Lirico Marchigiano Vincenzo Bellini. Un’ottima palestra musicale, artistica e di  vita per chi, come me, aveva appena finito gli studi accademici e si voleva buttare con entrambi i piedi nel mondo lavorativo. Non finirò mai di ringraziare il Presidente Angela De Pace e tutto il  cda per avermi permesso tutto ciò.

Ginevra: Essendo un’amante del teatro in generale, il Macerata Opera Festival ha sempre fatto parte della mia vita ed è sempre stato un sogno poter lavorare nel backstage di questo meraviglioso evento che vela inevitabilmente la nostra città di una magica atmosfera. È senza dubbio il fiore all’occhiello della nostra Macerata. Ho iniziato nel 2014 come aiuto truccatrice nella famosa Aida “cibernetica” di Francesco Micheli e quest’anno sono tornata in qualità di aiuto parrucchiera grazie alle mie nuove capo reparto, con le quali ho avuto il piacere di lavorare in passato per la Rete Lirica marchigiana.

Lavorare con grandi professionisti lascia sicuramente sempre grandi insegnamenti. Vorresti condividere con noi quello che più ti ha segnato? Cosa porterai via con te al termine di questo festival?

Gianluca: Ho avuto la conferma che il grande artista va sempre a braccetto con tanta umiltà, umanità. Mi  sono trovato, e mi trovo tutt’ora quest’anno, a dividere il palco con una schiera di artisti di immenso talento e di una gentilezza, simpatia, disponibilità uniche. Ho fatto amicizia con molti di loro. Impossibile non farla! Quindi basta questo cliché che nel mondo del teatro esistono solo dive.

Ginevra: Sicuramente lavorare con grandi professionisti è una grossa responsabilità, non bisogna mai dare nulla per scontato ed è necessario apportare miglioramenti ad ogni rappresentazione ma allo stesso tempo senza minimamente cambiare l’idea originale. C’è una gerarchia, è vero ed è anche giusto, ma ognuno di noi deve lavorare come se fosse un capo reparto, come se dal nostro singolo operato, anche la cosa più insignificante, dipendesse l’intero spettacolo. Bisogna dare il meglio in qualsiasi cosa si faccia e la qualità si percepisce quando c’è l’attenzione al dettaglio. Il pubblico sicuramente non si accorgerà di nulla con i suoi occhi, ma come disse la grande Lila De Nobili “quello che non si vede si sente”.

 

Tre opere messa in scena. Tre titoli importanti.

Gianluca, c’è un’opera a cui sei più affezionato, che interpreti con più passione o che ti ha lasciato maggiore entusiamo?

Quest’anno sono contentissimo di farle tutte e tre. Sono allestimenti così diversi ed è una goduria cambiare completamente ruolo tra una sera e l’altra. Quest’anno abbiamo un Festival che abbraccia veramente tutto il pubblico per come presenta prodotti diversi l’uno dall’altro. È impossibile accostare “Il Flauto Magico” con “L’Elisir d’amore” come è impossibile farlo anche con “La Traviata” e le altre due citate. Non ne ho una preferita! Non posso scegliere. Adoro essere un ricco perfido, egoista, misogino in Flauto come adoro il fatto di essere sposato con due figli in Elisir. Quanto adoro i miei costumi di Traviata! Per noi del coro quest’anno sono veramente gratificanti tutte queste regie.. Comunque posso dire che per me è stato un sogno diventato realtà essere diretto da Graham Vick.

Il flauto magico (Video di Giovanni Culmone)

 

Ginevra, hai avuto a che fare con tre opere tutte diverse tra di loro. Qual è stato l’aspetto più difficile del tuo lavoro?

Ginevra: L’aspetto forse più difficile è trovare insieme all’artista dei compromessi per farlo/la sentire a suo agio con ciò che dobbiamo eseguire. L’acconciatura, la parrucca, il posticcio, la calotta, la barba, i baffi o le basette devono essere realizzati o applicati perfettamente, ma se l’artista sente che qualcosa possa ostacolare il suo lavoro dobbiamo cercare un modo per accontentare le sue richieste senza compromettere la qualità del nostro operato. Per esempio, quest’anno mi è capitato di dover realizzare per la Traviata un’acconciatura ad una corista che quella sera aveva un gran mal di testa. La famosa “Traviata degli specchi” di Brockhaus prevede delle acconciature tipiche del XIX secolo, che devono avere una solida base possibilmente rinforzata da un elastico con gancio che consente poi di costruire l’intera struttura che deve apparire al tempo stesso morbida e vaporosa. Ho dovuto realizzare il tutto soltanto con mollette e forcine, senza contare poi che la corista aveva dei capelli folti e lunghissimi!

L’hashtag dell’evento è #verdesperanza.

Ce lo commenti rapidamente?

Gianluca: #verdesperanza racchiude tante cose: natura, futuro, estate, territorio, positività, sperimentazione. Poi ognuno è libero di vederci quello che vuole. È un titolo molto bello, vivo.

Ginevra: Il tema di quest’anno non poteva che essere #verdesperanza. La nostra bellissima “Contea”, come la chiamo io, ultimamente è stata centro delle cronache giornalistiche per varie questioni ed eventi piuttosto spiacevoli. Abbiamo bisogno di una rinascita. Il verde, l’ecologia e la sostenibilità devono guidarci verso un’arte della “speranza” che operi gettando nuovi semi per un futuro migliore basato sull’equilibrio e l’interazione tra cultura, natura e territorio.

Infine chiudo domandando una riflessione personale sulle tre opere scelte messe in scena.

Cosa hanno significato, cosa significano tuttora e quale messaggio speri che passi al pubblico?

Gianluca:Sicuramente sono tre capolavori assoluti dell’opera lirica, cardini dei compositori Mozart, Donizetti e Verdi. Già dal libretto notiamo storie completamente differenti, ma tutte accomunate dalla natura, dal verde, dalla voglia di cambiamento. Basta vedere Tamino, Nemorino e Violetta, tre eroi che potrebbero vivere tranquillamente al giorno d’oggi. È giusto sognare un mondo migliore, tirare fuori la propria voce e la propria personalità, buttare giù tutti i muri che costruiamo per difesa o perché imposti dal sistema. Vivere la vita a pieni polmoni, sempre nel rispetto del prossimo.

Ginevra: Ognuna di queste opere ha significati differenti, ma tutte hanno in comune il fatto di essere profondamente attuali. Credo che la nostra epoca abbia bisogno dell’Opera lirica più di chiunque altra. Sento/leggo commenti alquanto superficiali a riguardo soprattutto da parte dello spettatore medio che non sa cosa sta guardando. L’Elisir d’Amore di Michieletto molte volte è stato ridotto ad un semplice “non mi piace l’ambientazione di questo regista” basato su un motivo puramente estetico e superficiale senza domandarsi il perché di quella scelta artistica. La stessa cosa dicasi per il tanto acclamato quanto criticato Flauto Magico di Graham Vick.

Dulcamara è il simpatico e carismatico ciarlatano che vende il miracoloso elisir, di cui è personalmente “distillatore”, che nell’opera di Michieletto diventa una bevanda tonificante per ottenere eterna giovinezza e muscoli tonici. Ma di notte il sedicente Dottore si trasforma in un vero e proprio spacciatore di stupefacenti, di culto del corpo. Cosa chiede in effetti la società di oggi? Essendo la nostra una società sempre più invidiosa, insoddisfatta e basata sull’apparenza, la droga diventa un mezzo per essere all’altezza o per sballarsi. Nemorino possiede un’ingenuità ancora fanciullesca che oggi sarebbe ovviamente derisa e presa come preda da una persona senza cuore come Dulcamara che senza pensarci due volte per guadagnare “un zecchin” ma anche per il gusto di far del male si approfitta della sua ingenuità, lo manipola, lo droga. Tutto ciò di cui si ha bisogno, soprattutto la felicità, si può trovare nella droga. Ma perché proprio uno stabilimento balneare? Al mare non si ha niente da fare, anche le idiozie attirano l’attenzione e pur di fare qualcosa le persone correrebbero a comprare delle bevande energetiche (esperienza del regista).

opera lirica

Purtroppo non ho avuto modo di vedere per bene il Flauto Magico di Graham Vick, essendo stata sempre in reparto o in sottopalco ad occuparmi dei cambi, per cui non me la sento di dare un giudizio completo. Ho potuto solo leggere articoli a riguardo e sicuramente mi ha incuriosita tantissimo, anche per i fischi che ho sentito fino al reparto! Mi ha colpita soprattutto la scelta del ruolo della donna in quest’opera  che non è solo a fianco dell’uomo, ma al suo stesso livello, anzi lo guida. Ora capisco il motivo della statua della Madonna con la bocca coperta da un nastro che incrociavo ogni volta che attraversavo il laboratorio di scenografia dello Sferisterio. Una figura silenziosa, priva di opinioni incapace di intervenire se non con l’avvalersi di un mediatore: così è sempre stata dipinta dagli uomini.

Un Flauto Magico sicuramente stravolto e per questo non apprezzato da molti, che si aspettavano di ritrovare la solita rassicurante bellissima fiaba, ma nonostante tutto l’intento del regista, che sia stato capito o meno, è quello di comunicare un messaggio di speranza: senza distruzione non può esserci creazione. Mozart scelse il tedesco per entrare nel cuore e nella mente del suo pubblico, per questo motivo Vick prende come punto di riferimento la versione italiana del Flauto Magico di Fedele D’amico del 1979 per comunicarci il messaggio della sua opera didattica.

Che dire invece della spettacolare Traviata degli Specchi? Ho visto il pienone in platea e un pubblico decisamente soddisfatto. L’indimenticabile scenografia, una sorta di libro-specchio (curioso che una delle prime idee fosse stata proprio un libro, successivamente scartato da Svoboda perché troppo visto), è la vera protagonista dell’opera che offre una duplice visione, una in orizzontale e una in verticale riflessa dallo specchio che mostra dei dettagli altrimenti inafferrabili. I fondali dipinti, che insieme a tutto il cast ed il coro mi ricordano il virtuosismo del Giudizio Universale di Michelangelo, vengono mano a mano tolti dalla scena finché questa non diventa nuda e vuota e solo lì capiamo che l’illusione è svanita. Lo specchio si alza e il pubblico si trova riflesso, colpevole di essere testimone dei fatti, responsabile e complice dell’ipocrisia dei personaggi. Penso sia inevitabile una riflessione da parte di qualsiasi spettatore.

Serena Vissani

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