Intervista a Tommaso Cerasuolo, voce dei Perturbazione

Sette album all’attivo, centinaia di concerti e tante tante parole preziose usate come mezzo di comunicazione.

I Perturbazione sono una band che non necessita di presentazioni. Nati a Rivoli agli inizi degli anni ’90, sono un gruppo in continua evoluzione sonora e che mette la qualità del proprio lavoro al centro di tutto. Ascoltando i loro dischi uno dietro l’altro vi sembrerà di entrare nelle loro storie. Canzoni davanti allo specchio, suonate pianissimo/fortissimo che raccontano anche del nostro tempo rubato. Gioco con i titoli dei loro album per presentarli e magari incuriosirvi se non li conoscete.

I tantissimi live in giro per l’Italia, le loro collaborazioni artistiche e il continuo mettersi alla prova in ambiti artistici oltre la musica, fanno di loro una delle band più “complete” nel nostro paese.

Tommaso Cerasuolo, con la solita gentilezza che lo contraddistingue, ha accettato di rispondere ad alcune domande. Ne è nata questa bella chiacchierata tra passato, presente e futuro.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=lpFxmTvpJrM]

Perturbazione: quasi 30 anni sopra e sotto i palchi. Cosa significa per te?

Beh dai, messa così fa impressione! Nel senso che quando abbiamo inventato il gruppo negli ultimi anni del liceo non sapevamo proprio suonare niente, ma proprio niente! C’è voluta la prima quindicina d’anni per trovare il nostro suono, in effetti… Comunque credo che la risposta sia: non lo so, non so cosa significhi per me esattamente, ci sono troppe emozioni diverse concentrate nella nostra storia, non riesco a trovare una risposta sola. Forse questo è il mistero che ci permette di continuare.

Il vostro gruppo da fuori è sempre sembrata una famiglia. Come tale ha dovuto passare dei momenti difficili tra cui due importanti abbandoni. Come si superano?

Non si superano, immagino… Più o meno la regola è: hai avuto tutto il tempo di capire che quel momento sarebbe arrivato, a noi non è mai capitato che qualcuno di punto in bianco se ne andasse, le separazioni sono state anche più di due. Nonostante i forti legami, nei gruppi succede, gli anni cambiano equilibri ed energie, di solito ci si compensa a vicenda, qualche volta ci si stanca al punto tale che si capisce che la cosa migliore è andarsene per strade separate. Dopo è meglio, anche se la strada per arrivarci è faticosa. Comunque chi è stato con te in un rapporto artistico così lungo, anche se non suoni più insieme, te lo porti dentro, che ti piaccia o no, più o meno come con l’amore. Ecco perché scrivo che certe cose non è questione di superarle, semplicemente accadono.

Avete pubblicato sette album in studio. Ognuno di loro “ferma” un periodo come una fotografia. La prossima che foto sarà?

Una foto sul disincanto e sul suo contrario.

È da poco finito Sanremo. Voi siete stati grandi protagonisti nel 2014 con il brano “l’unica”. Sesto posto e premio sala stampa. Che esperienza è stata?

Forte, elettrizzante, ubriacante: arrivarci come un gruppo per noi è stato come la gita delle medie. Ci siamo divertiti molto, nonostante lo stress e un po’ di fifa: poi la canzone è andata avanti da sola, noi siamo rimasti a guardarla dalla banchina del treno facendo ‘ciao’ con la manina. Vogliamo molto bene a ‘L’Unica’, ma ho la sensazione che riguardo al mezzo televisivo, noi semplicemente non buchiamo. Non fraintendermi, abbiamo i nostri talenti. Ma la faccia da schiaffi televisiva non è uno di quelli.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=BO-62OJATiU]

Sanremo è una kermesse che fa sempre discutere. Solitamente un po’ di tutto ma quest’anno è riuscita a far parlare nuovamente di musica grazie a Claudio Baglioni. Quali sono state le vostre impressioni?

Un Festival piacevole, anche se in realtà a me non importa troppo che Sanremo sia ‘bello’, anzi, un po’ lo guardiamo per affacciarci tutti su uno strano rito italiano che ci mette di fronte molto spesso al peggio di noi, qualche volta al meglio. Quest’anno c’erano diverse canzoni buone, e questo è già un buon risultato.

Agosto resta una delle vostre canzoni più famose. Tra i vostri brani qual è quello che ancora oggi ti emoziona?

Sono molti, difficile stilare una lista. ‘Agosto’ non ci stanca mai, è sempre un’esperienza empatica cantarla in pubblico. Amo molto cantare dal vivo la canzone che dà il titolo al nostro ultimo disco: ‘Le storie che ci raccontiamo’. Mi piace sempre cantare ‘I baci vietati’. In generale, cambiare la scaletta man mano nei tour e riscoprire qualche vecchia canzone che non canti da un po’ è sempre un piacere. Ma alcune appassiscono col tempo, è strano, secondo me quando fai un disco hai bisogno di farlo in quel modo lì, ma mica capisci tutto bene, tante cose non ti sono ancora chiare, le capirai solo col tempo, e anche coll’energia che certe canzoni sono in grado di sprigionare dal vivo, o al contrario di ‘smontarsi’, come un soufflé venuto male. E’ una cosa magica, la musica, nel senso proprio del mistero, credo, è un po’ come la fede, per me.

Trentenni è un brano estremamente significativo. Io ho la certezza che le donne siano al centro del processo creativo nel pensiero “maschile” in qualsiasi arte. La tua musa è?

Non ce n’è una sola, direi che ‘L’Unica’ è molto onesta come dichiarazione, in questo senso. Ma concordo con te: le creature di sesso femminile sono quasi sempre al centro del mio pensiero, c’è poco da fare!

Musica X è stato un album che ha segnato un cambiamento di stile. È stato un passaggio naturale?

Per me lo è stato: arrivavamo da un disco nato da tantissime direzioni artistiche diverse, molto eterogeneo nella sua natura, ‘Del nostro tempo rubato’ era proprio la nostra macedonia mista, così alla fine di quei due anni di tour dopo i tre che c’erano voluti per scriverlo e registrarlo, era chiaro che avessimo voglia di imboccare una direzione precisa rispetto alle molteplici che avevamo solo abbozzato in ‘DNTR’: così l’idea di suono che era in nuce in ‘Istruzioni per l’uso’ o ‘Cimiterotica’ è stata quella che più ci incuriosiva ed elettrizzava, il resto è venuto da sé.
Mi piace anche molto la corrispondenza tra uno dei temi narrativi più importanti del disco, ovvero l’omologazione, è il suono dei Perturbazione che da suonato ed elettro acustico si faceva più elettronico, campionato, in un certo senso come l’omologazione di se stesso.

Musica, cinema e teatro. Che esperienza è stata Dracula – Rock Shadow Opera?

Gotica! A parte le battute, molto divertente, a tratti estenuante per me che recitavo pure, anche se la mia formazione teatrale è quanto di più dilettantesco si possa immaginare,e tuttavia il palco lo conosciamo e c’erano le canzoni, quindi mi son fatto coraggio e sono stato molto aiutato. A livello musicale, scrivere per altre forme di espressione artistica, contaminarsi, è un lavoro che arricchisce tantissimo, si imparano un mucchio di cose nuove, sulla tua capacità espressiva, sui registri, sia narrativi che tecnici…

Siamo arrivati alla fine di questa intervista. Ti va di lasciarci con una news?

Stiamo lavorando con la dovuta cura a un nuovo disco, abbiamo già scritto molte canzoni e abbiamo un’idea precisa del suono, di come vogliamo produrlo, dei temi narrativi che tratterà e del modo in cui vorremmo poi metterlo in scena.
Dobbiamo ancora capire con chi riusciremo a lavorarlo, etichetta, comunicazione, ecc, lungo travaglio, questa parte (non siamo più con Mescal dall’autunno del 2016), quindi con un po’ di fortuna speriamo di uscire in autunno, chissà, tutto da capire, altrimenti con l’inizio del 2019.
Bonne chance, come dicono i cugini qui oltre le Alpi.

Bonne chance a voi da parte nostra allora. Con la certezza che i Perturbazione saranno ancora a lungo “le storie che ci raccontiamo”.

 

Emiliano Gambelli

Lascia un commento

Lascia un commento!
Inserisci il tuo nome qui