Musica tra boschi e metropoli: intervista ai Black Tail

Black Tail

Chi non si è mai sentito ispirato dalla natura? Chi non ha mai avvertito delle particolari vibrazioni percorrendo un sentiero in un bosco? Ecco, proprio da un’ispirazione boschiva nascono i Black Tail. Precisamente un bosco oltreoceano, nella periferia di Boston.

L’idea è di Cristiano Pizzuti (voce, chitarra e tastiere), che insieme a Roberto Bonfanti (batteria), Simone Sciamanna e Ettore Pistolesi (chitarra), Luca Cardone e Filippo Strang (basso), ha dato vita a questo secondo straordinario album dei Black Tail : One day we drove out of town.

Sin dal titolo è chiara l’importanza del contrasto tra città e periferia, proprio di chi vive in provincia (quella di Latina in questo caso).

“Per quanto riguarda la scrittura, la provincia – ma ancora di più la particolare sospensione tra grandi centri urbani e spazi aperti, è stata determinante per capire il privilegio di poter appartenere continuamente ad una o all’altra dimensione”, spiega Cristiano.

“Proprio per il fatto di essere vissuto qui, non saprei immaginarmi lontano dalle grandi città, ma non saprei nemmeno inquadrarmi costantemente immerso nel caos di una metropoli. Hai punti di osservazione molteplici, anche profondamente diversi: uno spazio di riflessione estremamente ampio. […] Il paesaggio può essere determinante nella creazione di un proprio modo di sentire. Perlomeno, per me lo è stato”.

In particolare, poi soffermandosi sulla realtà locale, riconosce i pregi e i difetti del territorio pontino a livello musicale:

“Le opportunità non sono molte, inutile negarlo, però ci sono anche molte realtà che reagiscono a questo vuoto in maniera propositiva per costruirne, resistendo da anni, e a queste realtà vanno riconosciuti i meriti di instradare e connettere chi inizia a muoversi nell’ambiente musicale. Sono cose estremamente importanti, che non vanno dimenticate o abbandonate.”

La copertina del disco dei Black Tail colpisce per la particolarità del soggetto e l’immediatezza dell’immagine. Stile semplice. Sfondo bianco e due mani che aprono un biscotto della fortuna.

Black Tail

“La scelta del biscotto della fortuna è un invito a prendersi col giusto peso o, in altri casi, con la giusta leggerezza, che non vuol dire distaccarsi dalla profondità o essere superficiali, bensì imparare a darsi risposte adeguate”

Lo stile dei Black Tail fonde il folk, con l’indie pop degli Yuppi Flu, con l’alt rock dei Wilco, senza farsi mancare il cantautorato alla Elliot Smith. Ma si percepiscono anche onnipresenti in sottofondo i Beatles. Il tutto rimodellato e combinato in modo estremamente originale.

“Le influenze devono poter essere assorbite e mutuate, senza sparire, e diametralmente a questo, senza cadere nel mero principio di emulazione. Questo è importante se hai a cuore la tua integrità intellettuale.”

I testi sono elaborati e mai banali, esprimono prospettive particolari e personali di osservazione del mondo circostante:

“Nel nuovo lavoro esiste una dualità di aspetti, che oscillano tra spleen e scanzonato, ma sempre nel segno di una ricerca che si consolida intorno alla necessità di trovare una corrispondenza con ciò che ci circonda, a cui sentiamo o meno di appartenere. O tramite cui possiamo imparare a misurarci e conoscerci meglio.

La canzone che più sembra rappresentare questo secondo album è Spider/ Galaxy, che non a caso si ascolta nel teaser di presentazione del disco.

“Rimarca in maniera abbastanza evidente l’esigenza di comunicare una mutevolezza di densità: attraversa momenti rarefatti, altri di enfasi, altri ancora di liberazione spensierata, per poi tornare al raccoglimento. Riavvolgi, ripeti, ricomincia. È  la metafora ideale del disco che volevamo registrare”.

Attualmente i Black Tail hanno terminato la prima fase di promozione di One day we drove out of town. Presto sarà confermato un nuovo calendario di date.

“Ovviamente l’invito è di tenere d’occhio la nostra pagina facebook e magari, se capitate ad un concerto, di fermarvi a fare due chiacchiere.”

Francesca Papa

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