Ancora una volta Vino e Arte che Passione convince il pubblico

Una formula collaudata quella di Vino e Arte che Passione, oramai appuntamento fisso nel programma di degustazione della primavera romana.

Alla sua terza edizione la manifestazione ideata da Ciro Formisano e Antonio Pocchiari si dimostra più in forma che mai. Anche quest’anno la location prescelta dai due organizzatori, è di nuovo lo splendido Casino dell’Aurora Pallavicini. La residenza nel cuore di Roma sembra infatti lo scenario ideale per ospitare la forma concettuale di questo particolare evento.

Qualcosa di più che una degustazione.

Rispetto alle altre degustazioni che affollano il calendario Romano di Primavera, la sua peculiarità è il forte accostamento del vino al patrimonio artistico Italiano, che esprime anche nel nome. Non si tratta infatti di una sterile serie di banchi d’assaggio messi insieme per fare cassa, ma di una compilation di grandi Aziende della Viticoltura Italiana invitate a dare spessore all’evento.

Uno spot ai valori della cultura Italiana, in cui il vino trova il suo spazio a pieno titolo. Agli ospiti è stata offerta in via eccezionale la possibilità di vedere le opere della collezione privata, grazie ad un programma organizzato di visite guidate. I gruppi per tutto l’arco dell’evento si sono succeduti in numero contenuto.

Un’occasione per incontrare grandi opere d’arte.

La condizione migliore per apprezzare i capolavori artistici del Casino dell’Aurora, all’interno del bellissimo complesso architettonico di Palazzo Pallavicini Rospigliosi risalente al 1600. Una visita certamente non banale dato che è stato possibile ammirare grandissimi capolavori, quali l’affresco de “l’Aurora” di Guido Reni, insieme ai dipinti dello stesso artista e, a quelli di Luca Giordano e Annibale Caracci.

Ma anche gli esterni, con la facciata impreziosita da lastre di sarcofagi romani del II e III secolo dopo Cristo. Tesori come le sculture antiche della sala centrale, tra cui spiccano la Minerva, la Diana Cacciatrice, o “la Pastorella” che rende di grande impatto l’ingresso. Dall’Arte si è poi passati direttamente alla passione del vino, attraverso le degustazioni organizzate all’interno del Casino dell’Aurora.

Le verticali di approfondimento.

Nella splendida sala con vista sul Quirinale e su prenotazione, è stato possibile assistere a dei mini seminari per approfondire alcuni vini. Da nord a sud Tiefenbrunner e Baglio di Pianetto due nomi per sottolineare la qualità di un paese intero, votato come pochi altri all’arte del vino.

Nel giardino intanto tante aziende hanno portato in degustazione il meglio della loro produzione. Un grande sforzo di selezione da parte degli organizzatori, per circa 50 Aziende che tutti quanti hanno certamente apprezzato. Come per il Trentodoc la cui presenza ha fatto felice più di qualcuno.

La presenza del Trentodoc catalizza sempre l’attenzione.

Gli spumanti metodo classico di montagna si sono presentati a Roma in grande stile, portando in assaggio quasi tutta la gamma delle aziende. Occasione preziosa per degustare anche etichette che di rado si trovano tra gli scaffali delle enoteche romane. Bellaveder con il Trentodoc Nature riserva 2013, il Morus brut, oppure Zell brut della Cantina Sociale Trento.

Ancora brut con Vervè millesimato della Cantina Roveré della Luna Aichholz, il Piancastello Riserva Millesimato 2013 di Endrizzi, il Corte Imperiale dei Conti Wallemburg. Anche “soliti noti” però come il Moser 51,151 o il grande Methius, qui in versione Riserva 2012. Il Prosecco invece è stato degnamente rappresentato tra gli altri dall’Azienda Colsaliz di Valdobbiadene.

Vini non qualunque tra i banchi d’assaggio.

Già fin qui la presenza all’evento sarebbe stata motivata, ma tra i fermi invece ancora  tante altre sorprese. Tenuta San Guido ad esempio, con il Guidalberto fratello minore del Sassicaia, oppure Tenuta San Leonardo che tra gli altri ha presentato il suo omonimo 2013. Gli ottimi Lessona e Bramaterra doc, splendidi vini a base nebbiolo di Tenuta Sella e i Vini del Monferrato di Tenuta Tenaglia.

Dalla Sicilia il Nerello Mascalese e gli altri vini dell’Etna di Cantina Murgo, insieme alla produzione del Barone di Serramarrocco. A fare gli onori di casa per il Lazio Paolo e Noemia D’Amico, con il Calanchi di Vaiano e gli altri vini prodotti sul confine territoriale con l’Umbria e ad accompagnarli non potevano mancare i vini del Principe Pallavicini.

Il dolce finale di una bellissima degustazione.

Tra questi lo Stillato che insieme al Donna Daria del Conte Emo Capodilista, hanno assicurato la più dolce chiusura possibile alla degustazione. A chi voleva andare oltre ai vini, Grappa Nonino nel segno della tradizione italiana del buon bere, ha presentato l’intera gamma dei suoi prodotti oltre ad una selezione di cocktail. Un evento riuscito veramente bene per un format ormai consolidato, che nemmeno la fugace apparizione della pioggia è riuscito a rovinare.

Bruno Fulco

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