Sangiovese Purosangue: la festa Romana del vitigno più coltivato d’Italia

Grande affluenza per l’evento di approfondimento del Sangiovese, presentato dall’Enoclub Siena e ormai  ricorrenza annuale per tutti gli appassionati.

Il 2018 segna il settimo anno del matrimonio tra Enoclub Siena  e la capitale ma il rapporto non  sembra conoscere crisi. In questo periodo di tempo il marchio di Sangiovese Purosangue è arrivato a  targare undici eventi. Un punto di riferimento che coinvolge ogni estimatore del Sangiovese, sulla piazza romana e non.

Il week end del Sangiovese a Roma.

Disteso su tutto il fine settimana, l’evento organizzato da Davide Bonucci anche quest’anno ha fornito una vasta panoramica sull’universo produttivo del celebre vitigno Italiano. Le eccellenze del Sangiovese sono considerate da molti appannaggio esclusivo della Toscana, ma anche i territori limitrofi sanno esprimere grandi bottiglie.

E’ innegabile che denominazioni come Brunello di Montalcino, Chianti Classico e le sottozone del Chianti, rappresentino i vertici assoluti nella vinificazione del Sangiovese. Però è altrettanto vero che la viticultura nelle altre parti della Toscana, in Emilia Romagna ed Umbria riesca ad esprimere il vitigno con bottiglie di grandissima qualità. Del resto i territori tra di loro rappresentano un continuum geologico, ed il vitigno è capace di leggerne le differenze esaltandone le peculiarità.

Toscana e Romagna a confronto sul Sangiovese.

Questi ed altri sono stati i contenuti esplorati da Sangiovese Purosangue. Importante il contributo del Seminario – Degustazione sui suoli del Sangiovese: Romagna e Toscana, condotto da Giorgio Melandri e Davide Bonucci. L’altro seminario ha dato invece la possibilità di degustare le vecchie annate prodotte nell’arco temporale tra il 1983-2005, permettendo di approfondire la percezione sulla capacità di evolvere nel tempo per i vini a base Sangiovese.

Circa sessanta le aziende presenti all’evento con un gran numero di etichette, per rappresentare degnamente uno dei capisaldi del patrimonio enologico italiano. Spalla a spalla sui banchi d’assaggio glorie conclamate ed intramontabili insieme ad aziende più giovani ed interessanti, che si sono fatte conoscere al grande pubblico intervenuto. Il livello della degustazione era veramente alto per cui alla fine fare menzioni risulta sempre uno sterile esercizio.

Presenti i grandi campioni del Sangiovese.

Al massimo ci si può soffermare a sottolineare la presenza dei grandi Campioni del Sangiovese che hanno presenziato. Nel lunghissimo banco d’assaggio misto, una grandissima soddisfazione per agli appassionati è stata la possibilità di assaggiare i vini di Aziende come Fèlsina, Villa Pomona, Montevertine, Istine, Fattoria dei Barbi, Castello di Radda, Villa Calcinaia ed altri ancora.

Nei singoli banchi d’assaggio invece molte aziende interessanti, con i produttori pronti ad approfondire la relazione del Sangiovese con il proprio territorio. Tra le altre per la Romagna Tenuta Condè, La Casetta dei Frati, Mutiliana e Villa Papiano, mentre per l’Umbria ha ben figurato la Cantina Ninni di Spoleto. Tornando alla Toscana Col d’Orcia, Le Chiuse, Il Palagio di Panzano, Castello di Volpaia e Tenute Silvio Nardi.

Rocca delle Macie in verticale.

Ha riscosso molti consensi la mini verticale 2011-2014 proposta da Rocca delle Macie di Castellina in Chianti, per il Chianti Classico Gran Selezione Sergio Zingarelli. Una prova d’assaggio che ha mostrato le capacità di evoluzione nel tempo ed il ruolo del tannino, evidenziando la capacità del vino di mantenere il piacevole graffio dell’acidità. Fattore tipico che impedisce ai vini chiantigiani di sedersi sulla morbidezza conservando uno dei suoi tratti caratteristici.

Tra gli assaggi da sottolineare anche i vini di Monterotondo, selezionati da Riserva Grande per una degustazione fuori evento presentata da Andrea Petrini e Marco Cum, insieme al produttore Saverio Basagni. Altra cantina che si è fatta notare è Il Casale di Giglioli di Certaldo, con il suo Chianti anche in versione riserva.

Quando biodinamico non è solo una parola in etichetta.

Gusto rustico, dove il termine è da intendersi come indicatore di autenticità e genuinità. Vini biodinamici con un loro perché, come è anche riscontrabile nei bianchi prodotti dall’Azienda. Intrusi nella festa del Sangiovese ma che con le loro lunghe macerazioni ispirate alla viticultura Georgiana, hanno regalato una sorpresa oltre che uno spunto interessante per i tanti appassionati del genere.

Bruno Fulco

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