Quattro chiacchiere sui vini italiani: Il Barolo

Quattro chiacchiere sui vini italiani: Il Barolo

Probabilmente il più elegante di tutti i vini italiani, con la sua regalità ammalia i degustatori esperti seducendo sempre nuovi appassionati.

Definito “re dei vini e vino dei re” il Barolo è il primattore dell’eccellenza enologica nazionale. Le sue vicende affondano le radici nella storia d’Italia e deve il suo nome all’omonimo comune Piemontese. La famiglia Falletti Marchesi di Barolo, ne inizia la produzione agli inizi del XIX secolo. Fu la marchesa Juliette Colbert, donna straordinaria, a farne dono personale a Carlo Alberto di Savoia. Quest’ultimo, impressionato dall’eleganza del vino ne fece immediatamente avviare la produzione nella tenuta di Verduno.

Fondamentate per il Barolo anche il Conte di Cavour che grazie ad un enologo francese, sull’impronta dei  vini di Bordeaux,  lo rese  più secco decretandone così il successo internazionale. L’istituzione della DOC nel 1966,  aggiunge al primo areale di coltivazione altri dieci comuni definendo l’attuale il territorio di produzione. La DOCG del 1980 ne sancisce definitivamente l’ingresso tra i vini più importanti del mondo.

Negli anni novanta ci pensano i “Barolo boys” ad accendere i riflettori sulle Langhe Piemontesi. Così definiti dal NY Times, sono le giovani generazioni di produttori in contrasto con la tradizione più radicata. Senza voler sconvolgere l’equilibrio del territorio introducono innovazioni nei metodi produttivi, la cui più significativa è forse l’utilizzo della barrique. Più piccola rispetto alla tradizionale botte grande, è causa di un vero e proprio scontro epocale tra vecchio e nuovo.

Un dibattito che chiama ad esprimersi il mondo intero della comunicazione enoica. Nel 2014 esce addirittura un film a riassumere la storia di questo fenomeno che rivoluziona il rapporto tra le nuove leve dei produttori e la loro terra. L’espressione del movimento è l’associazione A.S.D. Barolo Boys, squadra di calcio che abbina allo sport la promozione culturale delle Langhe.

Vino di razza superiore compete con le perle dell’enologia mondiale mietendo successi su tutte le  guide di settore

Dopo il grande fermento oggi le due scuole di pensiero convivono e il risultato da sempre vini meravigliosi. E’ unicamente il Nebbiolo a dar vita al Barolo, stupendo vitigno in grado di concepire grandi vini, ma che solo a questo territorio regala la sua massima espressione. Ad oggi le cantine che lo producono sono protagoniste assolute di ogni guida e classifica che riguardi il vino.

Fare nomi è sempre limitativo, però sui migliori quasi tutti sono sempre d’accordo. Indicando Giacomo Conterno, Cavallotto, Giuseppe Mascarello, Bartolo Mascarello, Renato Ratti, non si teme di indignare nessuno. Così come suggerendo le bottiglie di Lorenzo Accomasso, Giuseppe Rinaldi, Giacomo Fenocchio e Elio Grasso.

Durante l’elevazione in legno il Barolo sviluppa un bouquet olfattivo austero ma di grande finezza ed eleganza. Il gioco sui toni dei frutti rossi, sentori di viola e spezie si arricchisce di tante incredibili sfumature olfattive. Si abbina a piatti di grande struttura, ma soprattutto e magnificamente ai tagli nobili di carne.

Arrosti, brasati e stufati, dalla cacciagione al capretto, dall’agnello al cinghiale fino allo stracotto d’asino. Si accosta con successo ai cibi aromatizzati al tartufo e ai formaggi stagionati dal sapore intenso e a pasta dura. Ottimo col Parmigiano Reggiano e il Grana Padano, il Castelmagno ed il Bra. Non sfigura nemmeno nel fine pasto abbinato con i dolci di pasticceria secca tipici del territorio. Dalle Paste di Meliga, tipici frollini Piemontesi, agli Albesi al Barolo osando anche  l’accostamento sui  Marrons glacès.

La ricetta che più rappresenta il Barolo è certamente il brasato. Un classico omaggiato da diversi chef tra i quali Luca Montersino, ed eseguito utilizzando carne bovina di razza Fassona piemontese in cottura lentissima nel vino stesso.

Bruno Fulco

Iscritto all’Ordine dei Giornalisti e diplomato presso l’Associazione Italiana Sommelier, da sempre appassionato di enogastronomia come veicolo di scambio e collegamento tra le diverse culture. Viaggiatore entusiasta specie nelle realtà asiatiche e mediorientali. La fotografia completa il bouquet delle passioni irrinunciabili con particolare attenzione al reportage. Ricerca ostinatamente il modo di fondere questi elementi in un unico elemento comunicativo.

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