Il Pinot Nero FVG si presenta a Roma

Dal Friuli Venezia Giulia, la rete d’impresa che promuove l’interpretazione territoriale del Pinot Nero.

È uno dei vitigni internazionali più famosi al mondo, che dalla Francia ha raggiunto diversi paesi e terroir ma non sempre con grande fortuna. La coltivazione del Pinot Nero in Friuli però ha certamente i suoi perché, a partire dai motivi storici. Va bene che è un vitigno internazionale ma è approdato in territorio Friulano  alla fine dell’800, ormai oltre un secolo fa, ragion per cui si può considerare a pieno titolo come componente dell’ampelografia regionale.

Lo strapotere dei bianchi ha oscurato per lungo tempo il Pinot Nero.

Un territorio da sempre vocato alla produzione dei vini bianchi, tanto da averne ispirato la rivoluzione produttiva in tutto il paese. Questa spiccata propensione che ha per lungo tempo oscurato la produzione dei rossi Friulani, nasconde anche la radice della convinzione su cui si basa l’idea di produrre grandi Pinot Nero. Se infatti è vero che due dei migliori vitigni per la produzione di bianchi sono il Pinot Bianco e Pinot Grigio, altrettanto è vero che questi sono mutati geneticamente dal Pinot Nero.

Di conseguenza, sembrerebbe abbastanza scontato aspettarsi grandi vini anche dal padre di questi due importanti vitigni bianchi. Da qui le nove aziende di Pinot Nero FVG, hanno pensato di unirsi in una rete d’impresa nata per valorizzarne la produzione nella particolarità delle differenze territoriali. Nell’ultima degustazione annuale in calendario all’Onav di Roma, c’è stato modo di approfondire questi temi grazie alla presenza di alcuni dei produttori della rete d’impresa e del loro Presidente Fabrizio Gallo, introdotto dal Delegato Alessandro Brizi che ha poi condotto la degustazione.

Un lungo percorso di lavoro e di passione.

Attraverso i loro interventi i presenti hanno avuto modo di esplorare  problematiche e potenziale del Pinot Nero FVG. Una storia che inizia da lontano, che ha dato risultati apprezzabili solamente dopo tantissimi anni di duro lavoro, fondato sulla convinzione delle caratteristiche di eccellenza del Pinot Nero Friulano. Alle difficoltà di affermarsi hanno concorso anche le caratteristiche del vitigno, delicato da condurre in vigna ed in ogni fase della produzione.

n vitigno particolare, che come pochi è in grado di leggere il territorio nelle sue sfumature. Tanto vero, quanto che la scelta del clone giusto è di fondamentale importanza per la riuscita dell’impianto. Anche il posizionamento della vigna gioca un suo ruolo determinante, per sfruttare al meglio le peculiarità del clima in cui intervengono i venti freschi Balcanici, che si tramutano in Bora l’inverno, insieme all’influenza del mare che dista circa 45 chilometri dalle sedi produttive di queste aziende.

Queste difficoltà di gestione però vengono ripagate dal carattere dei vini, che riescono a differenziarsi assumendo una loro personalità definita. Per questo motivo l’errore più comune è quello di approcciarsi al loro assaggio prendendo a riferimento i Pinot Nero Francesi. Niente di più sbagliato, perché i Pinot Nero FVG non puntano all’imitazione di un modello ma all’espressione di un territorio e delle sue sottozone. Ventotto ettari che producono 150.000 bottiglie annue.

Nove assaggi per altrettante diverse realtà.

L’eleganza quella si, anche qui è un tratto distintivo cosi come la struttura, che non è mai pesante, rivelata dal colore sin da subito. Il primo bicchiere della serie ha incontrato l’Azienda Castello di Spessa, col suo frutto maturo, il tabacco dolce e le spezie dolci. Il suo tannino si percepisce in maniera delicata, accompagnato da una piacevole sapidità che si distende nel finale. A seguire Antonutti col suo vino che conosce anche il legno ma in maniera misurata senza appesantire. Fruttato di ciliegia croccante, seguito dalle erbe aromatiche essiccate. In bocca scivola gustoso lasciando un piacevole finale amaricante.

Con il Pinot Nero di ABC siamo andati su registri diversi, il naso si è fatto un po’ più austero del precedenti, il frutto più maturo e le spezie meno dolci, tannino accattivante in bocca in un complesso di grande equilibrio. Di seguito Zorzettig, struttura più importante e più severo all’olfatto, ma sempre agile in bocca e caratterizzato da grande morbidezza e piacevole lunghezza finale. E’ stata poi la volta di Conte D’Attimis, dal naso di amarena matura, quasi sciroppata e seguita da accenni di vaniglia. Sorso caldo e intenso, più concentrato degli altri.

L’eleganza come tratto distintivo comune.

Il Pinot Nero di Masut Da Rive ha riportato verso la dolcezza delle note fruttate e delle spezie, mantenendo grande equilibrio e bevibilità. Nel Pinot Nero di Russolo invece la frutta si è fatta più esuberante, si avvertivano  profumi del legno di rovo e accenni balsamici, mentre in bocca freschezza e  tannino docile. Il penultimo in degustazione è stato il Red Angel di Jerman, sulle note dei piccoli frutti rossi e leggermente speziato, equilibrato e con tannino veramente piacevole.

Gori ha chiuso la degustazione, frutto maturo, tabacco scuro e legno, in bocca acidità sapidità e un buon tannino. È stata l’occasione per esplorare a 360° come il Pinot Nero si esprime in Friuli Venezia Giulia. Una viticultura identitaria che punta solo ad esprimere il suo territorio senza ricorrere ad effetti speciali.

Bruno Fulco

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