Le Marche del vino secondo Go Wine

Nella degustazione romana targata Go Wine e dedicata ai vini Marchigiani, qualche sorpresa e tante splendide conferme.

Il territorio delle Marche negli ultimi anni è tra quelli più in evidenza e considerati nel panorama del vino Italiano. Go Wine ha pensato bene di dedicare una degustazione totalmente ai suoi vini. L’ampelografia regionale è dominata dal verdicchio, ma c’è stato modo di assaggiare anche altri interessanti vitigni autoctoni. Prodotti che lontano dalle loro realtà produttive, si trovano di rado nel bicchiere.

Modelli ormai consolidati di viticultura.

Tra quelle presenti molte le Aziende che negli anni si sono posizionate come riferimenti della viticultura regionale. Aziende che nella conferme annuali del proprio lavoro forniscono anche un’indicazione sulla costante crescita della viticultura marchigiana, ed allo stesso tempo fanno da apripista per le realtà più giovani fornendo modelli affermati.

Nella batteria dei  verdicchio non si poteva ignorare assolutamente l’Azienda Garofoli con il suo Podium Castelli di Jesi Doc Classico Superiore, una garanzia, accompagnato nell’occasione dal Serra Forese Classico Riserva. Quest’ultimo vede in maniera misurata anche l’impiego del legno, che aumenta in eleganza il gusto e l’equilibrio. Vicino a questi spazio anche ai rossi, che spesso passano inosservati oscurati dal successo dei bianchi Aziendali. Il Grosso Agontano Conero Docg Riserva è il rosso di punta, frutta matura e note speziate per un vino di corpo pieno ma morbido e gustoso.

Spazio alle giovani realtà.

Altra Azienda che di anno in anno coniuga la sua immagine con la qualità è La Staffa, presente con il giovane produttore Riccardo Baldi classe ’90. In assaggio La Staffa Verdicchio Classico Doc dei Castelli di Jesi, insieme a Rincrocca la sua versione Riserva Docg Classico. Vini che grazie all’attenta selezione e al lavoro in vigna riescono a contenere sin da  subito le esuberanze giovanili del vitigno, conservando sapidità e piacevole acidità.

A dimostrare le grandi potenzialità del Verdicchio ha pensato l’Azienda Broccanera con il suo metodo classico di grande finezza, che non sfigurerebbe tra quelli provenienti dai territori d’eccezione della spumantistica Italiana. Tra i banchi d’assaggio anche Montecappone che tra gli altri ha presentato la sua recente creazione Ergo, verdicchio Doc dei Castelli di Jesi che per la verità nasce da un nuovo progetto con una sua propria azienda dedicata e che prende il nome del suo ideatore.

Progettualità e grande rapporto qualità prezzo.

Sei ettari per proporre un vino dal profilo diverso dagli altri di Gianluca Mirizzi. Frutto di una selezione su uve più avanti nello stato di maturazione, che arricchisce in struttura e spessore il vino già in età giovanile. Presente in sala anche l’Azienda  Marotti Campi, altro nome eccellente del verdicchio e insieme uno dei più grandi esempi di cosa significhi rapporto qualità prezzo, ma fortemente sbilanciato sul primo fattore.

Anche gli altri autoctoni erano ben rappresentati.

I suoi vini sono sempre puliti ed estremamente gradevoli che si tratti del Luzano, Castelli di Jesi Doc Classico Superiore, o della Riserva Salmariano Classico Docg. Questo produttore però è anche un riferimento per quanto riguarda un altro autoctono marchigiano. La Lacrima di Morro d’Alba, vitigno di difficile conduzione in vigna, che però lui riesce ad esprimere al suo massimo livello sia nel Rubico Lacrima di Morro d’Alba doc, che nel Superiore Orgiolo. Vini caratterizzati da grandi sentori floreali di viola e rosa.

Un altro produttore di riferimento per questo vitigno è  senza dubbio Stefano Mancinelli con i suoi Lacrima Doc, Superiore e Sensazioni di frutto. Tre vini di cui l’ultimo ottenuto con il metodo della macerazione carbonica, per esaltare maggiormente i profumi varietali di quest’uva. Altro vitigno molto interessante è il Bianchello del Metauro, che  Claudio Morelli vinifica in tre versioni ed ha proposto accanto alla sua linea di Rossi.  San Cesareo, Borgo Torre e Vigna delle Terrazze, tutti Bianchello del Metauro Doc, provenienti da tre vigne diverse collocate nei dintorni del fiume Metauro. Territorio da cui il vitigno prende il nome e che dimostra di saper leggere nelle sue differenti sfumature.

Un terroir che si concede anche alle varietà internazionali.

L’ultimo autoctono si incontra tra i vini di La Capinera, Azienda di sette ettari in cui si coltiva anche il Maceratino, vinificato nel Murrano, Un Colli Maceratini Ribona Doc, dai piacevoli profumi sottili, incorniciati dalla sapidità. L’azienda lavora anche altri vitigni internazionali sia bianchi che rossi, tra questi uno Chardonnay proposto nel vino che porta il nome dell’azienda.

Lo chardonnay La Capinera è realizzato sia in versione base che con una particolare selezione di uve. Entrambi classificati come Marche Igt, che dimostrano la grande capacità del terroir marchigiano capace di sviluppare vini di grande interesse, sia dai vitigni autoctoni che dalle altre varietà.

Bruno Fulco

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