Ancora una volta Go Wine saluta l’estate degustando Vino Moscato

Uno dei vitigni Italiani più diffusi, anche quest’anno protagonista del Moscato Wine Festival in Tour che l’associazione porta in giro per l’Italia.

Nella sala Veneto dell’Hotel Savoy, ormai casa romana di Go Wine, è andata in scena la degustazione dedicata al vino moscato, proposta di nuovo al pubblico romano vista la positiva risposta delle precedenti edizioni.  Quello con il vitigno è un rapporto che Go Wine  ha ormai consolidato nel tempo.

Una lunga storia quella tra Go Wine e il Moscato.

Un feeling da cui nasce il Moscato Wine Festival in Tour, giunto alla sua diciottesima edizione con tappe estive in diverse città italiane. L’iniziativa molto apprezzata dagli appassionati, ha lo scopo e il merito di diffondere la conoscenza della varietà di sfumature che questo vitigno è in grado di sviluppare.

Nell’ampelografia italiana figura storicamente come uno dei vitigni più radicati, in grado di integrarsi alle diverse condizioni pedoclimatiche interpretando il territorio. La tradizione lo vuole come originario della Grecia e con loro arrivato nel belpaese. Successivamente il commercio sul territorio da parte dei veneziani ne avrebbe aumentato la diffusione, insieme ad altri vitigni che anche oggi si trovano in diverse regioni o che sono evoluti in altre varietà.

Tante etichette per differenti stili di vinificazione.

Di fatto è presente da nord a sud e la degustazione di Go Wine ha permesso ancora una volta, di compiere un percorso tra più di sessanta etichette di vini moscato provenienti da tutta l’Italia.  Non solo presenti nelle diverse varietà, quali moscato bianco e giallo, oppure quello rosa tipico del Trentino Alto Adige e del Friuli Venezia Giulia, ma anche nei differenti stili di vinificazione.

Quando si dice Vino Moscato però, l’associazione mentale più comune conduce subito ad Asti. Sono infatti i vignaioli della provincia piemontese che si sono dedicati con più energia alla valorizzazione di questo vitigno, puntando sulla qualità che è andata migliorandosi negli anni. A riprova di questo, la batteria del Moscato d’Asti era la più nutrita con tante bottiglie capaci di esprimere la loro delicata personalità individuale.

La grande rappresentanza del Moscato d’Asti.

Tra questi le Aziende Bera, Ca’ Du Sindic con il Vigna Moncucco 2017, Francone con Poderi Gallina 2017, Marenco con Scrapona 2017. Poi ancora Terrenostre con Spatuss 2017 e Tenuta il Falchetto, con Tenuta del Fant 2017. Dalla stessa provincia così come da altre regioni, anche diverse versione di moscato secco. Vini che però faticano a “farsi belli” vicino a quelli ottenuti dai metodi di vinificazione più tradizionali. risultando comunque molto interessanti in alcuni casi.

Ad esempio con il Puglia Igt Dammisole 2017 di D’Alfonso del Sordo o il Micol, Moscato di Siracusa di Fausta Mansio. Ma anche con il moscato giallo secco di Casa della Divina Provvidenza dalla provincia di Latina. Terrirorio del Lazio dove comunque anche in passato, il moscato vinificato in questo modo ha dato grandi soddisfazioni.

Il sud si distingue per le versioni dolci.

Per quanto riguarda le versioni dolci la mappa del territorio si amplia e cambia decisamente, regalando perle di vino moscato sparse in tutto il territorio nazionale. Stavolta è Il sud, con il calore del suo clima particolarmente favorevole a questa tipologia, che catalizza il palato degli appassionati. Da sud a nord lo splendido Heritage di Francesco Intorcia & Figli di Marsala e, sullo stesso piano, la coppia di Siracusani Fausta Mansio con il Moscato 2014 e Gaetano Blundo con il Silenòs 2016.

Risalendo su per lo stivale il Moscato di Trani Piani della Tufara 2016 di Rivera e, il passito Plasir di Zaccagnini dalle Colline Pescaresi. L’ottimo Moscadello di Montalcino Pascena 2013 di Col D’Orcia e il Dindarello passito 2017 dell’Azienda Vicentina Maculan, un classico della degustazione in dolce.

Poi chiusura decisamente a nord, con il Moscato Rosa Athesis 2013 di Kettmeir in provincia di Bolzano. Un elenco di menzioni che inevitabilmente farà torto a qualcuno, ma che ha solamente l’intento di invitare un pubblico sempre più ampio, ad approfondire un vitigno che può regalare grandi sorprese. In ogni territorio e per ogni vinificazione.

Bruno Fulco

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