Fumetto Tex ma non solo. Intervista al disegnatore Mario Milano

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Mario Milano, un foggiano che disegna in italiano e francese.

Mario Milano quando disegna a fumetto utilizza due linguaggi. L’italiano per Tex ed altri fumetti che disegna per l’editore Bonelli. Il francese per i fumetti di Glénat e Les Humanoides Associès, editore francese. In realtà, è più francese che italiano.

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Mario Milano, vive a Foggia, dove è nato, cresciuto e formato. Si diploma in Scenografia all’Accademia di belle Arti, ma questo è solo l’inizio (1992). Tutto comincia realmente, quando decide di darè una sterzata al suo persorso e seguire la sua passione, il FUMETTO. Parallelamente ai suoi studi, ha maturato un interesse crescente per quest’arte. Propensione che cresce, si sviluppa e lo porta ad entrare nel team dell’editore Sergio Bonelli (1994). Collabora ai disegni per Zona X, Nick Raider, Magico Vento e Tex, l’albo a colori dell’agosto scorso è interamente disegnato da lui.

Oltre che con il mercato italiano collabora anche con quello francese, con le pubblicazioni della Compagnie des Ténèbres dell’editore Glénat, e  Tuna Mara (2007) per Les Humanoides Associès. Parallelamente al lavoro, coltiva una serie di progetti, un fumetto interamente disegnato da lui ed il progetto “Pheomenon” opere dipinte con l’aerografo.

Attualmente sta tenendo un corso di fumetto organizzato dal Club Unesco di Canosa di Puglia, occasione per poter chiacchierare sulla sua passione e di come è riuscito a trasformarla nel suo lavoro.

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Attualmente stai tenendo un corso di fumetti a ragazzi, poco più che adolescenti. Come si approcciano al disegno?

I ragazzi sono abbastanza vicini al fumetto come metodo di lavoro. Tutti sappiamo cos’è il fumetto, ma il come si realizza, nessuno lo sa. Quando scopri come si realizzano e cosa c’è dietro la pratica diretta, resti affascinato.

Hai studiato all’Accademia di belle arti, quindi un percorso legato all’ambito accademico, quanto ti ha formato, ai fini del fumetto?

Il fumetto l’ho iniziato a praticare durante il periodo accademico, ma al di fuori dell’accademia. Nessun accademia, anche la migliore, ti insegna la tecnica del fumetto. Nel fumetto bisogna essere autodidatti, perchè solo dialogando con noi stessi, si cresce.

Hai frequentato l’Accademia di Belle Arti, sei stato in contatto con la tecnica della pittura. Quale differenza c’è tra realizzare un dipinto ed un fumetto?

Dipende dal genere dal tipo di fumetto che vogliamo disegnare. La pratica del fumetto, a differenza del dipinto, ti impone una attenzione massima all’immagine e ti porta di conseguenza ad essere versatile per poter disegnare qualsiasi cosa serva ai fini della storia.

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Di solito, quando disegni da cosa trai spunto? Ciò che ti circonda? Da libri? Altri fumetti?

Il disegnatore di fumetti deve rubacchiare dappertutto dai film, altri fumetti, gurdarsi allo specchio. Deve immaginare, visualizzare il copione che ha scritto qualcun’altro. Ma, a volte bisogna essere noi stessi degli sceneggiatori. Quindi immaginare ed interpretare un lavoro altrui, visualizzare, ad occhi chiusi o aperti, la scena che andremmo a costruire. Buttare giù, quel che si è immaginato e man mano correggere il tiro, l’immagine è sempre in evoluzione. Il braccio diventa un prolungamento della mente. Disegnare un fumetto e come un continuo risolvere i problemi, come se fosse una sfida con se stessi, un immagine anche se simile non è mai uguale.

Domanda banale. Quanto tempo impieghi per disegnare una tavola?

Dipende! Quando mi si pone questa domanda, di solito rispondo, dipende da tanti fattori. Da quanto vogliamo renderla dettagliata, quindi i tempi si allungano. Da quante vignette ci sono in una pagina, per una tavola italiana con tre strisce si impiega meno tempo che per una tavola francese a pagina piena.

Quali sono gli autori che ti hanno aiutato in questo persorso ed ai quali ti sei ispirato maggiormente?

Jean Giraud o Moebius disegnatore francese, considerato il più grande in assoluto. Ho osservato il suo modo di lavorare, il suo modo di risolvere i problemi. Mi è servito per capire come io potessi risolvere i problemi, per poi ritornare a confrontarmi con il suo metodo.

Disegnatori italiani?

Se parliamo di disegnatori italiani ai quali mi sono ispirato, non ce ne sono molti. Se parliamo di disegnatori che io ammiro, possiamo prendere in considerazione Paz – Andrea Pazienza, Attilio Micheluzzi, poco conosciuto, Vittorio Giardino.

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Il tuo lavoro è legato a case editrici e copioni. Hai mai pensato ad un fumetto tutto tuo?

Un fumetto mio c’è. Lo sto portando avanti a piccoli passi. Fare un fumetto è una cosa complicata, soprattutto se, come me, lo fai documentario. Ciò significa maggiori dettagli, ma anche maggiore coinvolgimento, ti porta in luogo te lo fa vivere e ti fa percepire e vivere i personaggi. Un fumetto così porta via tempo.

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Le tavole che io conosco, al di fuori di quelle di Tex, hanno spesso come protagonista figure femminili. Hai mai pensato al fumetto di un’eroina?

Di solito l’eroe è sempre maschile ed incarna i caratteri nobili dell’uomo. Lo stesso Tex è l’amico, fratello, figlio che tutti vorremmo avere. Ma se volessimo raccontare una storia diversa. Più intima, piena di sentimenti, il personaggio più adatto è uno femminile. Il mio fumetto è incentrato su una protagonista donna. La figura femminile si presta meglio al disegno del fumetto.

Parlando di supereroi, non si può non parlare del fumetto americano. Hai mai pensato di lavorare per editori americani?

Sì, ci ho pensato, ma il mercato americano è cambiato. È diventato meno attento, più commerciale con una maggiore attenzione alla produttività. Per velocizzare il tutto si utilizzano le tavolette grafiche e non si ha più il rapporto artigianale con foglio e inchiostro.

Spesso, i fumetti si trasformano in cartoni animati. Ti piacerebbe disegnarne uno?

Bello! Si mi piacerebbe fare dei cartoni, perchè qui ancora nella fase iniziale c’è molto disegno, solo in una seconda fase subentra il pc.

Parliamo del tuo progetto “Phenomenon”, come ci sei arrivato?

Stessa cosa del fumetto, è una cosa che è nata al di fuori dell’ambiente accademico. Inizialmente lo consideravo uno strumento tecnico. Poi è scattato qualcosa. Se lo usassi per dipingere? Senza maschere, senza tecnicismi. Ho cominciato a tirar fuori qualcosa. È come scolpire il disegno, sparando il colore ed aumentando o diminuendo l’intensità, si modellano le forme. Hai maggiore libertà espressiva. Le immagini vengono direttamente dall’anima, dal cuore, un rapporto diretto con te stesso, al di fuori dal tecnicismo accademico.

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L’estate scorsa sei stato ospite con le tue tavole, di UBA’-Urban Beat Art festival della street art. Hai mai pensato di realizzare un murales?

Sì, ci ho pensato, è una cosa che mi interessa. Mi è capitato di fare dei painting di grandi dimensioni, come quello realizzato per l’inaugurazione di Splash -Archivio di Andrea Pazienza di San Severo.

Prossimi progetti?

Sto realizzando un’altra storia per Tex di un formato diverso, alla francese, quindi con un formato più grande. Dopo completare un episodio per l’editore francese e dedicarmi alla mia storia.

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Ringrazio Mario Milano per avermi concesso un po’ del suo tempo.

Vi invito a visitare la sua pagina Facebook, dove potete trovare altre immagini, delle sue opere, raccolte in “In Arte Mario Milano”.

 

Malvina Porta

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