“Sante da Vestire”: l’arte profana scappa dalle soffitte

sante vestite

Ne parlano in pochi ma sono creazioni davvero suggestive da ammirare dal vivo: donne dal fascino antico – sante – come non le avete mai viste.

Nella soffitta della canonica della chiesa di San Michele Arcangelo, presso il comune di Rosora in provincia di Ancona, è stato rinvenuto un manichino femminile di legno con gambe e braccia snodabili.

sante vestite
Tale tradizione scultorea è tipica del cinquecento e appartiene al filone chiamato “statue abbigliate”, diffuso principalmente nell’Italia centro-settentrionale. La statua rinvenuta viene attribuita all’artigiano e artista Romano Alberti detto Nero da Sansepolcro, autore di cui scrive Vittorio Sgarbi nel suo libro “Piene di grazia, i volti della donna nell’arte”.

Lo scultore di arte devozionale esce dal buio della storia, dopo aver lavorato per le chiese umbre offrendo le sue figure sacre dalle calze rosse, le scarpe dorate e le belle acconciature.
Come mai questa santa dalla bellezza rinascimentale è stata chiusa in una soffitta? E perché sono sparite tutte le statue vestite, laddove i documenti ne segnalano la presenza presso gli altari?

 

La segregazione di tali sculture fu dovuta alla loro origine profana: il loro disconoscimento risale all’età post-illuminista a causa del troppo sfarzo dei vestiti, contrario alla modestia tipica della Vergine Maria; perciò i vescovi suggerirono ai parroci di relegare le statue nelle soffitte e nelle sagrestie o, nel peggiore dei casi, di distruggerle.
Nel 1962 il Concilio Vaticano II ha sancito la condanna dei simulacri abbigliati, rendendo lo studio di tali opere meramente folkloristico e facendo cadere ufficialmente nell’oblio i loro creatori: fanno tenerezza queste sante chiuse in spazi bui, ci ricordano le bambole della nostra infanzia, abbandonate alla polvere e non più degne di attenzione.
Il loro essere preziosamente anticonvenzionali le ha rese profane, lontane dalla concezione di “sacro”. Eppure la pratica di vestire una santa può rivelarsi un’antica devozione, un modo forse atipico di avvicinare il quotidiano al divino, ma non per questo meno degno di essere preso in considerazione.

 

Alessia Pizzi

Recentemente il Museo Diocesano di Massa ha allestito una mostra a tema, clicca qui per il video.

Laurea in Filologia Classica con specializzazione in studi di genere a Oxford, Giornalista Pubblicista, Consulente di Digital Marketing, ma soprattutto fondatrice di CulturaMente: sito nato per passione condivisa con una squadra meravigliosa che cresce (e mi fa crescere) ogni giorno!

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