FUORI: l’augurio della Quadriennale d’arte 2020

quadriennale arte roma 2020

Con il titolo FUORI l’edizione 2020 della Quadriennale d’arte di Roma invita ad andare oltre

Nelle intenzioni dei curatori Sarah Cosulich e Stefano Collicelli Cagol, questa XVII edizione della Quadriennale d’arte di Roma è stata pensata per rompere gli schemi e portare all’attenzione dei visitatori una immagine inedita dell’arte contemporanea italiana. Una mostra dichiaratamente transgenerazionale e multidisciplinare perché capace di unire moda, teatro, danza, film, architettura e design.

La Quadriennale d’arte nelle parole delle istituzioni

In quel FUORI c’è tutto il senso della Quadriennale d’arte di Roma 2020. Virginia Raggi, Sindaca di Roma, afferma: «È importante che questo evento, come molti altri appuntamenti culturali della città, non si siano fermati. È un segnale di ripartenza in un momento storico senza precedenti. Il nostro grazie a chi lavora ogni giorno con questo desiderio di condivisione e agli artisti per il loro impegno concreto, essenziale. L’arte rappresenta uno strumento potentissimo a servizio delle persone, le aiuta attraverso la bellezza a guardare “Fuori”, che è anche il titolo di questa edizione, con fiducia». Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio aggiungeva: «Quest’anno, l’evento romano ha un significato in più: un tentativo di interpretare questo tempo incerto e fragile attraverso gli occhi dell’arte. E magari, attraverso essa, provare a gettare il nostro sguardo oltre l’evento drammatico che stiamo vivendo. Non a caso, per questa edizione della mostra, è stato scelto il titolo FUORI: una speranza; un’esortazione a rimetterci in moto e a esplorare strade nuove, quando avremo finalmente superato il trauma della pandemia. Ne abbiamo bisogno, ora più che mai».

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Quadriennale d’arte 2020 FUORI, la facciata del Palazzo delle Esposizioni, sede della mostra, courtesy Fondazione La Quadriennale di Roma, foto DSL Studio

I tre ambiti tematici della Quadriennale d’arte di Roma

Tre sono i concetti scelti su cui costruire la mostra: il Palazzo, come simbolo del legame tra arte e potere; il Desiderio, condizione essenziale nella seduzione di chi guarda; l’Incommensurabile, quell’ossessione che bracca l’artista eppure gli impedisce di ripetersi. 43 i nomi selezionati per riempire i 4.000 metri quadrati del Palazzo delle Esposizioni e le 35 sale ricavate per l’occasione. 18 nuove produzioni realizzate e più di 300 opere esibite in un percorso narrativo che abbraccia l’arte contemporanea italiana dagli anni Sessanta a oggi.

FUORI. Nonostante il coronavirus

Così come l’attesissima mostra di Raffaello presso le Scuderie del Quirinale, anche nel caso della Quadriennale d’arte di Roma si tratta di un evento inaugurato e sospeso dopo pochi giorni. Nonostante la caratura internazionale e il fatto che fosse stato a lungo progettato, a causa del recente Dpcm che prevede la chiusura anche di mostre e musei, Fuori non sarà visitabile almeno fino a nuove disposizioni. Un motivo in più per raccontarlo.

I nostri highlights di FUORI

Gli enormi spazi del Palazzo delle Esposizioni ben si prestano a un tale turbinio di creatività nel tentativo di stupire e attirare l’attenzione anche del visitatore meno esperto. Agli enormi fiori (Petrit Halilaj e Alvaro Urbano), alle forme maschili e femminili che si confondono in una infinita continuità (Lydia Silvestri) o alla riflessione non binarie sui corpi e le lacrime (TOMBOYS DON’T CRY) abbiamo però preferito: la solenne semplicità di A Liquid Confession di Raffaella Naldi Rossano; Kabira, il frutto dal sapore artigianalmente autunnale di un workshop tenuto da Chiara Camoni presso il Museo Carlo Zaulli di Faenza. L’artista e i partecipanti hanno realizzato un monumento equestre di grande suggestione, da intendersi come simbolo d’arte che diviene anche riparo fisico; infine gli irriverenti Stivali Italia di Cinzia Ruggeri.

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Chiara Camoni, Kabira, 2019, terracotta nera, legno patinato di verderame, metallo, 250x250x90 cm (dimensioni variabili). Foto di Angela Grigolato. Courtesy l’artista e SpazioA, Pistoia

Le dodici fatiche dello Zapruder Filmmakersgroup

Fondato nel 2000 a Roncofreddo, il collettivo cinematografico Zapruder è presente in mostra con il video Zeus Machine. L’invincibile. Una rivisitazione della storia dell’eroe per antonomasia, chiamato in causa attraverso una sorta di genesi sidearl-kitsch dell’Ercole Farnese, che unisce in uno stile tanto scarno quanto irresistibile nella sua non immediatezza, il genere peplum alla narrazione della periferia italiana. I Dodici reperti archeologici estratti dal presente da cui è scandito il filmato sono una rilettura ambigua, a volte desolante altre conturbante, del mito. E, sebbene verso la fine le idee sembrino languire, nell’insieme l’opera appare come un ritratto assolutamente originale della società moderna alle prese con i suoi archetipi inevitabilmente livellati verso il basso.

Il regno di Sylvano Bussotti

Un discorso a parte merita la capacità di contaminazione nel desiderio di creare l’opera d’arte totale di Sylvano Bussotti: sontuosi e provocatori costumi teatrali, collage di immagini tratte da libri d’arte, riviste pornografiche e stampa più generica che trasudano desiderio nel loro focalizzarsi sul corpo maschile. Ma soprattutto le deliziose chine su carta che raccontano di un immaginario morboso il giusto e, sin dai titoli, mai banale.

Sylvano Bussotti, Demoni e ragazzo in un parco, 1957, china su carta, 24,8×18,8 cm. Courtesy Archivio Sylvano Bussotti, Milano

Il tocco Intemporaneo di Eni

In quanto Main Sponsor della Quadriennale d’arte, Eni sorprende con una installazione immersiva all’interno dell’auditorium dal titolo Intemporaneo – Altre visioni. Lo spettatore si trova al centro di grandi schermi capaci di avvolgerlo insieme a suoni, luci e colori che regalano una esperienza sensoriale attraverso opere che vanno dal Classico al Contemporaneo, ritmata da una colonna sonora creata appositamente da Antonio Fresa. Creazioni celebri e opere meno famose ma ugualmente potenti appaiono, vengono trasfigurate, valorizzate nel dettaglio, fuse e ricomposte. Dando l’impressione a chi guarda di aver fatto un viaggio al loro interno. Il tutto a firma di Studio Merlini-Storti in collaborazione con Studio Creativo di Marco Capasso. Sempre promosso da Eni il progetto You art: il regista Gianluca Santoni racconta i sogni, paure, speranze e preparazione al contest di sette squadre di studenti tra i 14 e i 19 anni. Provenienti da Italia, Cipro, Ghana ed Emirati Arabi Uniti i ragazzi si sfidano in un debate: tesi contrapposte sull’arte contemporanea.

E adesso che si fa?

Grazie all’impegno di un main partner come Gucci, l’ingresso alla mostra è gratuito. Non resta che aspettare per capire quando FUORI, la Quadriennale d’arte 2020, tornerà visitabile. La chiusura è prevista per il 17 gennaio 2021: possiamo solo sperare che lì fuori tutto si risolva.

Cristian Pandolfino

Foto in evidenza: Petrit Halilaj e Alvaro Urbano, veduta dell’allestimento, Quadriennale d’arte 2020 FUORI, courtesy
Fondazione La Quadriennale di Roma, foto DSL Studio

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