Personal Relations, Ritratto della Contemporaneità

Dopo Londra e L’AIA, a Vicenza dal 29 aprile 3 giugno 2017

PERSONAL RELATIONS è un progetto nato dall’unione della passione del collettivo Questa Non è Arte di Vicenza, con i collettivi di Londra The London Group, e L’Aia Pulchri Studio. Dalla commistione delle arti di 150 artisti appartenenti ai tre collettivi, prende forma la collettiva esposta nello Spazio Mirror. Tema centrale è la rappresentazione del sé visto con occhi esterni, propri o di altri, del dentro e del fuori, dell’io e del non-io. L’obiettivo è creare delle RELAZIONItra artisti, spazio- opere, spazio e pubblico, per uno scambio di culture ed esperienze internazionali. La mostra non si ferma alla sola creazione di una connessione con le opere, ma anche di una connessione tra diverse arti. Infatti, da cornice alla mostra ci saranno eventi musicali, perfomance di artisti come Giovanna Bartolotta, che renderanno la mostra un’esperienza artistica a 360°. 

Per comprendere meglio le finalità e il percorso di questo progetto, abbiamo conversato con Alessia Camera – cofondatore di Questa Non è Arte insieme a Diego Pillon, e Alice Traforti, art strategist.

Nel passato il ritratto ha avuto dimensioni differenti dalle medie dimensioni dell’arte medievale, alle grandi dimensioni nell’arte moderna fino ad arrivare alle performance degli artisti contemporanei, nelle quali il corpo dell’artista è l’opera. Cosa ha spinto gli artisti di PERSONAL RELATIONS ad adottare questo formato?

Ogni forma d’arte che sia contemporanea si lega in qualche modo al proprio tempo. Per Personal Relations la sfida era quella di riproporre, con un mezzo a scelta del singolo artista, un tema molto antico, ma attualizzato attraverso il concetto del “selfie”, tipico di questo millennio e di certa tecnologia che ha rivoluzionato la mediazione sociale a livello di comunicazione. Perciò le dimensioni non potevano essere che quelle dello schermo dello smartphone. (Alice Traforti)

Il progetto PERSONAL RELATIONS coinvolge 150 artisti di varie nazionalità. Hanno lavorato insieme, collaborato. Quali erano i rapporti personali di base e come si sono evoluti?

La relazione tra le persone sono il fulcro di questo progetto. Il progetto è rivolto esplicitamente a crearne di nuove, a valorizzare quelle esistenti e a fornire occasioni di confronto tra gli artisti, in ambienti dedicati a loro. Quindi, non solo spazi preposti alla vendita, ma stanze da vivere e riempire di persone che si scambiano idee e pensieri.

Questo percorso è agli inizi. La mostra non è la fine del gioco, ma pone le basi su cui gli stessi artisti costruiranno le proprie connessioni in base alle affinità emerse durante le serate, agli incontri più o meno casuali. Credo che stia a ognuno di loro procedere come e fin dove vorranno.Qualcuno si è già incontrato durante gli opening di Londra e L’Aia, alcuni si riuniranno di nuovo a Vicenza, altri si vedranno per la prima volta. Quali strade si incroceranno è difficile dirlo ora che siamo all’inizio, ma sono convinta che da questo progetto partiranno molti sentieri comuni. (Alice Traforti)

Quanto è stato difficile creare questo progetto? Quanto tempo è passato dall’ideazione alla presentazione al pubblico?

Sviluppare il progetto è stato abbastanza difficile dal punto di vista del coordinamento. Soprattutto perché parte della community e dello stesso team di Questa Non È Arte è diviso tra Londra e l’Italia. Inoltre è stata particolarmente complicata la diffusione del messaggio verso altri Paesi. Alcune collettive hanno confermato immediatamente mentre altre si sono riservate una decisione in futuro. Ma le porte non sono ancora chiuse, forse il futuro riserverà delle sorprese. (Alessia Camera)

PERSONAL RELATIONS è il prodotto di un gruppo di artisti vicentini emergenti che fanno capo al collettivo “Questa non è arte”. Una Mostra collettiva di 150 è un evento difficile da gestire ma sicuramente molto utile per visibilità. Quanto è difficile al giorno d’oggi farsi notare per gli artisti?

I gruppi coinvolti sono formati da 50 artisti per l’Italia, e lo stesso numero è stato raggiunto anche da quelli di Londra e dell’Aia. In effetti non è così scontato gestire un’esposizione con un numero così alto di partecipanti, soprattutto per le relazioni personali (scusa il gioco di parole!) che ci si trova ad avere direttamente con ciascun artista, persone proprio come noi, ognuno con le proprie caratteristiche, abitudini, necessità. Crediamo che il problema principale per gli artisti non sia solo quello di farsi notare, ma anche di trovare situazioni di visibilità che siano al di fuori della propria città e che siano basate sull’interazione con un pubblico di riferimento che non sia solamente quello dei collezionisti. Soprattutto, perché trattasi appunto di emergenti. Ecco quindi che la creazione di un festival di artisti emergenti per raggiungere entrambi gli obiettivi è quello che secondo il nostro punto di vista può fare veramente la differenza. (Alessia Camera) 

Al mondo d’oggi creare relazioni virtuali è molto semplice, basta un click e la rete ti connette con tutto il mondo. Questa mostra oltre a raggruppare artisti provenienti da varie nazioni, è itinerante e collega più paesi e più popoli. Che relazioni si sono create tra gli artisti e il pubblico?

Nei tre Paesi dove è stata allestita Personal Relations abbiamo ottenuto riscontri molto positivi, ma altrettanto diversi. Ciò è dovuto dall’esperienza, punti di vista e le abitudini del pubblico. L’arte emergente in Olanda e a Londra è vista come un’occasione di arricchimento e di investimento, non solo monetario. Un approccio totalmente diverso rispetto a quello in Italia, dove invece si riempiono i musei per mostre con artisti famosi e si tende a ignorare la novità piuttosto che esserne incuriositi. (Alessia Camera)

Come contorno alla mostra vi sono una serie di eventi musicali. La musica ha accompagnato sin dall’inizio gli artisti, come spesso accade nell’arte, o si è inserita successivamente? Essendo itinerante sarà accompagnata da generi diversi, nelle varie nazioni, quali sono? Cosa accompagnerà l’evento di Vicenza?

La musica ha da sempre accompagnato i festival di Questa Non È Arte. Non poteva che essere così anche per Personal Relations. La serata musicale è stata pensata per dare un aspetto multidisciplinare al progetto, con la condivisione di storie e culture diverse anche da un punto di vista performativo. Abbiamo quindi sviluppato un evento musicale, che vede la combinazione di tre band provenienti da Verona, Vicenza e Londra (rispettivamente macchina morbida, Nova Sui Prati Notturni e Belle of the Balls). Sarà anche inserito nel festival della città di Vicenza dedicato alla musica jazz. (Alessia Camera)

Vicenza, sarà la tappa italiana, ne sono previste altre? Quali sono le prossime tappe?

Al momento non sono previste altre tappe in Italia, anche se abbiamo ricevuto qualche proposta, ma non è lo scopo di questa mostra. Stiamo invece lavorando per raggiungere altri Paesi e collettivi stranieri, e arricchire di nuove esperienze e ricerche creative un progetto che fino ad ora è stato fonte di tantissime soddisfazioni. (Alessia Camera)

Malvina Porta

Arte, buon cibo e natura. Questi sono gli elementi che mi accompagnano nella vita e nei viaggi. Cercherò attraverso i miei racconti di trasmettervi tutte le emozioni di questa unione.

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