Il genio di Annibale in mostra a Piacenza

Palazzo Farnese Piacenza

A Piacenza, nella suggestiva sede dei sotterranei di Palazzo Farnese dal 16 dicembre è in mostra Annibale, uno dei più grandi condottieri di sempre.

Nemico giurato di Roma, condottiero geniale, amato dai suoi soldati, il suo nome?  Annibale.

Al generale, che inflisse a Roma memorabili sconfitte, la città di Piacenza, che fu teatro della mitica battaglia della Trebbia, dedica una mostra davvero completa.

Inaugurata lo scorso 16 dicembre, Annibale un mito mediterraneo, offre una lettura innovativa e a 360°, di quello che è stato uno dei più grandi uomini d’armi della storia.

Suddivisa in nove sezioni e curata dal professor Giovanni Brizzi, (uno dei maggiori esperti sul generale cartaginese e autore di diversi saggi fondamentali sulla sua figura), la mostra ripercorre in modo innovativo e mai didascalico tutta la vicenda di Annibale.

Prima di esplorare a tutto tondo la poliedrica figura dell’uomo che divenne l’incubo dei  romani, la rassegna affronta alcuni temi introduttivi, indispensabili per collocare la complessa figura di Annibale.

Le prime tre sezioni descrivono, quindi, il contesto storico che precede l’avvento del condottiero.

Viene posto l’accento sul ruolo sempre più crescente di Roma e su quello di Cartagine, fondata dalla mitica Didone.

Due città legate al nome di Enea e divise dal Mediterraneo.

Potenze che inevitabilmente entrarono in conflitto.

Dalla quarta sala in poi inizia il vero e proprio racconto di Annibale.

Comincia l’avventura: la storia di quell’uomo diviene fatalmente mito.

Attraverso svariati reperti, provenienti da musei italiani e stranieri e un interessante apparato tecnologico, la narrazione si snoda in modo dinamico e accattivante.

Nel corso delle diverse sale espositive, suggestivamente allestite negli spazi sotterranei di Palazzo Farnese, recentemente restaurati, i ricordi scolastici tornano prepotentemente alla memoria.

Ecco riaffiorare il celebre giuramento che il piccolo Annibale, di soli nove anni, fece nelle mani del padre Amilcare e raccontato da Polibio.

Quel numquam amicum fore populi Romani (mai sarebbe stato amico del popolo romano), che Annibale giurò sull’altare del dio Baal Hammon.

Un odio, quello verso il popolo romano, che fu un tratto saliente della formazione del giovane Annibale, così come la sua profonda cultura.

Il futuro vincitore di Canne crebbe poliglotta, con una formazione di tipo greco-punico.

I suoi gusti letterari spaziavano da Polibio ad Omero, con un particolare passione per lo storico greco Tucidite.

Grande interesse per i trattati militari ma anche per l’agricoltura e l’economia.

E poi il mito di Alessandro Magno.

Per il giovane Annibale l’eroe macedone fu un costante punto di riferimento e non solo dal punto di vista prettamente militare.

Conobbe le gesta di Alessandro attraverso le Praxeis di Callistene, entusiasmandosi per la celebre manovra avvolgente, che fu alla base di molte vittorie del macedone e che Annibale perfezionò in seguito.

Grazie a quella strategia militare, inventata dal padre di Alessandro Magno, Annibale trionfò a Canne.

Bellissima la sezione dedicata alla leggendaria traversata delle Alpi da parte del cartaginese e del suo esercito.

Una suggestiva proiezione che interessa tutte le pareti della sala, accompagnata da una coinvolgente voce narrante, trasmette appieno l’epicità di quell’impresa.

Dopo aver superato il fiume Rodano, traghettando i celebri elefanti su terrapieni artificiali, sapientemente ricoperti di terriccio ed erba, Annibale e i suoi uomini si trovarono al cospetto delle Alpi.

La neve, a tutti sconosciuta, e il freddo, furono nemici temibilissimi.

In molti morirono ma, valicate le montagne, le porte dell’Italia si spalancarono davanti agli occhi di coloro che ce l’avevano fatta.

Nella mostra piacentina nulla rimane intentato.

Particolare rilievo viene dato alle famose battaglie fra romani e cartaginesi, a partire da quella nei pressi del fiume Trebbia, alle porte di Piacenza.

Ma anche la battaglia del Trasimeno e, naturalmente, la celebre battaglia di Canne, la cui sconfitta, come ricorda il professor Brizzi, mutò per sempre il modo di fare la guerra da parte dei romani.

Degna di nota è la sezione dedicata ai film sulla figura di Annibale.

Fra questi il leggendario Cabiria, film muto del 1914 che vide Gabriele d’Annunzio sceneggiatore e autore degli intertitoli.

E poi Scipione Africano, pellicola del 1937 firmata da Carmine Gallone, che segnò l’esordio cinematografico di un giovanissimo Alberto Sordi.

Ma anche Annibale e la Vestale, una discutibile pellicola di George Sidney, foriera di strafalcioni storici.

Epica, in tal senso, la scena in cui un barbuto Annibale, per far colpo sulla bella vestale, le mostra Roma.

Peccato che il condottiero cartaginese non sia mai entrato nella città eterna e che all’epoca il Colosseo, che invece troneggia dietro le spalle di Annibale, interpretato da Howard Keel, non fosse stato ancora costruito.

Si esce dalla mostra, che chiuderà i battenti il prossimo 17 marzo, con la consapevolezza che la storia, se ben raccontata, rimane il racconto più bello da ascoltare.

«A CHI VOLESSE SEGUIRE LE MIE ORME LASCEREI QUINDI UN SOLO PRECETTO:

QUELLO DI PENSARE SEMPRE LIBERAMENTE.»

(da Io, Annibale. Memorie di un condottiero, di Giovanni Brizzi)

 

Testo e fotografie di Maurizio Carvigno

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