Julian Rosefeldt e il suo Manifesto con Cate Blanchett. Tante parole, mai troppe

palazzo delle esposizioni roma

L’installazione di Julian Rosefeldt arriva a Roma e porta con sé tutti i personaggi interpretati da Cate Blanchett

Politicamente significativo, intellettualmente provocatorio, magnificamente ideato e interpretato. Sono alcuni dei modi con cui si potrebbe definire Manifesto: l’ambiziosa installazione di Julian Rosefeldt con come protagonista Cate Blanchett che, dopo aver debuttato presso l’Australian Centre for the Moving Image nel dicembre 2015 ed essere anche stata adattata cinematograficamente, continua a riscuotere successo in tutto il mondo. Finalmente arrivata in Italia, l’opera di Julian Rosefeldt sarà ospitata fino al 22 aprile 2019 all’interno del Palazzo delle Esposizioni di Roma. E merita di esser vista per più di un motivo.

Innanzitutto per ammirare la versatilità interpretativa e la generosità artistica di Cate Blanchett. Che, in soli dodici giorni di riprese svoltesi a Berlino e senza ricevere alcun compenso, riesce a dar vita a ben 13 personaggi diversi. Un senzatetto, una broker, un’operaia, un’amministratrice delegata, una punk, una scienziata, un’oratrice, una burattinaia, una madre tradizionalista, una coreografa, una telecronista e la sua reporter in collegamento, un’insegnante. Ognuno di loro ha il compito di dare voce e corpo a una serie di monologhi tratti da vari manifesti artistici del ‘900. Dal Futurismo al Dadaismo, dal movimento Fluxus al Suprematismo, dal Surrealismo al Vorticismo e molto altro ancora. Includendo anche riflessioni di artisti quali Umberto Boccioni, Lucio Fontana, Elaine Sturtevant, André Breton, Yvonne Rainer o John Cage.

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Julian Rosefeldt, Manifesto, 2015 | © Julian Rosefeldt and VG Bild-Kunst, Bonn 2018

L’operazione di Julian Rosefeldt ha come obiettivo porre domande più che dare risposte, stimolando lo spettatore e le sue capacità intuitive.

L’autore non ha voluto sottotitoli ai filmati, optando per un libretto che verrà consegnato a ogni visitatore acquistando il biglietto d’ingresso. In questo modo gli estratti dai manifesti potranno essere letti e riletti prima, durante o dopo la visita. All’ingresso si viene accolti da un prologo della durata di 4 minuti: il girato di una miccia che brucia accompagnato dalle parole “Tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria” – tratte dal Manifesto del Partito comunista di Karl Marx e Friedrich Engeles. Seguite da parti del Manifesto Dada di Tristan Tzara e de La letteratura e il resto di Philippe Soupault. Partendo da qui ci si ritrova in un’agorà di sollecitazioni visive e uditive grazie ai 12 schermi che, all’unisono, raccontano altrettante storie. A chiusura ideale del percorso e inteso come epilogo, il Manifesto di Lebbeus Woods.

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Julian Rosefeldt | Manifesto | L’allestimento della mostra | foto di Silvia Tudini

Chi guarda può decidere quale ordine seguire, lasciandosi sedurre dal personaggio o dalla vicenda che lo incuriosisce di più.

Ogni girato dura 10 e 30 secondi esatti: il consiglio è quello di prendersi tutto il tempo che serve per calarsi nell’atmosfera di ciascun video. I dialoghi provenienti dagli filmati altri fanno parte dell’esperienza. Lo si capisce quando, con puntuale casualità, le parole declamate si sincronizzano dando vita a un vero e proprio coro.

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Julian Rosefeldt, Manifesto, 2015 | © Julian Rosefeldt and VG Bild-Kunst, Bonn 2018

Un’altra scelta non casuale è quella di aver affidato a un’attrice il compito di recitare testi scritti per la maggior parte da uomini.

Così come non lo è aver creato tutti personaggi femminili – tranne uno, il senzatetto – a cui farli proclamare. L’effetto è dirompente: donne colte durante momenti più o meno quotidiani quali prepararsi per andare a lavoro, riunirsi in preghiera con la famiglia prima di mangiare o dare un compito ai propri alunni si alternano ad altre impegnate in attività meno diffuse come condurre un telegiornale, dirigere un corpo di ballo, creare un burattino a propria immagine o tenere un’orazione funebre. Il tratto comune tra loro è il pronunciare, ognuna con l’intenzione più consona al ruolo interpretato, affermazioni che per antonomasia puntano a distruggere l’esistente e allontanarsene per creare qualcosa di nuovo, unico, rivoluzionario.

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Julian Rosefeldt, Manifesto, 2015 | © Julian Rosefeldt and VG Bild-Kunst, Bonn 2018

Chi scrive ha deciso di lasciarsi invadere dall’installazione, seguire una vicenda e origliarne un’altra, tornare più volte sull’incarnazione di Cate Blanchett che lo ha colpito di più e lasciarsi ispirare. Sperando capiti lo stesso a chi legge.

Credits foto in evidenza: Julian Rosefeldt | Manifesto | L’allestimento della mostra by Silvia Tudini

Cristian Pandolfino

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