Totò genio. La mostra sul più grande comico italiano

Un’occasione imperdibile, in quest’anno di celebrazioni, per conoscere appieno ogni sfaccettatura del Principe della risata.

Macchinisti, fuochisti, uomini di fatica, ferrovieri, affini, collaterali, insomma amanti di Totò, e non solo, accorrete in forze perché fino al 18 febbraio, al Museo in Trastevere in Roma, potete vedere probabilmente la più bella e completa mostra su Totò dal titolo, perfetto e icastico, di Totò Genio.

Inaugurata lo scorso 20 ottobre, al primo piano del museo romano, nel popolare quartiere di Trastevere, la mostra, curata da Vincenzo Mollica, grande ammiratore dell’attore napoletano e collezionista di straordinari cimeli e Alessandro Nicosia, rappresenta probabilmente la degna conclusione di quel florilegio di celebrazioni in occasione del cinquantesimo della morte del più grande comico italiano.
Suddivisa in diverse sezioni, attraverso le quali sono perfettamente scandagliate tutte le pagine, private e pubbliche, della vita di Totò, la mostra si pone l’ambizioso e perfettamente riuscito obiettivo di raccontare

«a chi lo ha amato e a chi non lo ha conosciuto abbastanza il Principe e l’attore, l’uomo e la maschera».

Non solo, dunque, il Totò attore di teatro e di cinema, che sono oggettivamente la facce più note di Antonio De Curtis, ma anche le sue canzoni, le sue poesie, il rapporto con gli amatissimi animali, la passione, quasi maniacale, per l’araldica, quella infinita per le donne. Il controverso dialogo con la televisione, che il comico partenopeo, pur frequentando poco, omaggiò, in un suo film nel 1956, Totò lascia e raddoppia, che richiamava la celebre trasmissione di Mike Bongiorno, ma anche il poco noto sodalizio con la pubblicità, che vide Totò prestare più volte il proprio volto, a partire dal 1930, per noti marchi italiani, come la Perugina, la Cinzano e addirittura la Fiat.

mostra totò roma

 

La mostra getta anche la luce su un altro aspetto poco noto della vita professionale di Totò: la pruriginosa attenzione che la censura ebbe nei riguardi dell’attore napoletano.

Può sembrare assurdo, far addirittura sorridere, ma Totò fu uno degli attori italiani più censurati. I suoi spettacoli teatrali e i suoi film furono passati al setaccio della censura che produsse indiscriminati tagli, dal semplice titolo a intere parti di copione. Come nel caso della commedia teatrale Che si sono messi in testa? rivista da Michele Galdieri, che Totò con Anna Magnani portò al Valle di Roma nel 1944 e che vide il titolo originario, per le evidenti allusioni all’occupante tedesco, mutare nel più neutrale Cosa ti sei messo in testa? Ma anche il cinema di Totò non fu immune dagli “interessi” della censura. Emblematico fu il caso di Totò e Carolina, uno dei film più amati dal comico napoletano, che subì ben 82 tagli, neanche fosse un’opera sconcia.
Un viaggio, dunque, attraverso la vita di Totò a 360°. Il tutto supportato da un’infinità di oggetti, dai vestiti originali di scena ai dipinti; dalle fotografie che lo ritraggono in svariate occasione, pubbliche e non agli stralci di servizi giornalistici. Dai copioni alle locandine di tutti i suoi film ai cartelloni teatrali, passando per una fitta carrellata di commenti che di Totò fecero i grandi del suo tempo e non solo, come Vittorio De Sica, Eduardo De Filippo, Aldo Fabrizi, Pierpaolo Pasolini, Dario Fo, Mario Monicelli, Nino Taranto e moltissimi altri.

Una mostra da non perdere, per capire appieno perché, a distanza di cinquant’anni, Totò faccia ancora ridere e tanto e perché fu talmente amato in vita da ricevere ben tre funerali, uno a Roma e due Napoli, dove sfilarono migliaia di persone, il suo amatissimo pubblico, che tributò l’omaggio al Principe della risata.

Totò fu un attore che

 «senza proclami né appartenenze, è stato futurista, cubista, dadaista, astrattista, ermetico, neorealista, pop. La sua lingua e la sua comicità, frutto di un’improvvisazione che si raffinava e si perfezionava nel tempo, erano un’invenzione continua, anarchica, archetipica, le cui radici –la fame, l’amore, il sesso, la risata la malinconia- si perdono nella notte dei tempi e allo stesso tempo profumano dell’elettricità artistica del Novecento.»

Per informazioni su orari e costi: www.museodiromaintrastevere.it

 

Maurizio Carvigno

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