Fusione tra arte e moda: intervista a Jasmine Accardi

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Aas Kaa le chiusure sono confini, Jasmine Accardi, Photo By Claudia de Nicolò, Macro, Roma
Aas Kaa le chiusure sono confini, Jasmine Accardi, Photo By Claudia de Nicolò, Macro, Roma

Quando parliamo di arte, spesso, ci viene in mente pittura, scultura, performance e cosi via. In questo caso l’arte acquista un valore più ampio.

Jasmine Accardi, classe ’95, è una giovane fashion designer che basa la sua ricerca sull’incontro tra moda e arte contemporanea.

Cresciuta nell’ambiente dell’arte contemporanea italiana per la costante frequentazione dello studio di Carla Accardi, Jasmine fonde un’estetica concettuale ad una puramente emotiva e visiva. Attraverso questo background ha avuto modo di analizzare la pluralità delle forme,  la tridimensionalità e lo spazialismo, elementi che inserisce nelle sue collezioni trasformandoli in silhouette dai volumi geometrici.

Aas Kaa le chiusure sono confini, Jasmine Accardi, Photo by Claudia de Nicolò, Macro
Aas Kaa le chiusure sono confini, Jasmine Accardi, Photo by Claudia de Nicolò, Macro

 

L’armonia è creata, dunque, dalla connessione di un concetto tradizionale con una visione contemporanea, quasi astratta. I materiali usati sono estremamente moderni e vanno a contestualizzare l’intero design.

Ma non è tutto!

Jasmine, infatti, prende spesso ispirazione per le sue ricerche dall’India, suo paese di origine. Terra variegata in cui basta guardarsi intorno per vedere migliaia di colori in continuo movimento che si rincorrono in perfetto equilibrio. Colori intensi, connaturati da sempre nella società indiana come un vero e proprio linguaggio codificato.

Oltre ai colori, gli indiani hanno da millenni esibito una straordinaria eleganza nell’abbigliamento ed i tessuti sono spesso composti in drappeggi fantasiosi.

La sperimentazione di materiali e colori in cui è impegnata la giovane designer, indaga l’accostamento di molteplici tonalità;  così da poter osare nuove concezioni cromatiche per rendere il tutto estremamente attuale.

Ma andiamo a vedere più nel dettaglio.

Con la collezione fotografata e ripresa in video al Macro Testaccio siamo davanti ad una fusione tra moda, arte e danza. L’ispirazione nasce dall’ammirazione per il coreografo Akram Khan e il lavoro dell’artista Anish Kapoor.

Akram Khan, danzatore e coreografo inglese di origine bengalese, mescola danza classica indiana a danza contemporanea occidentale. Il titolo della collezione “Aas Kaa. Le chiusure sono confini” è un omaggio al suo spettacolo “Kaash” del 2002, riedito nel 2015.

Kapoor invece, nato a Bombay ma cresciuto in Inghilterra, è uno scultore e architetto che nel ’79 torna in India alla riscoperta delle sue origini.  Le sue sculture sono monumentali,  dalle  forme enigmatiche, concettuali e astratte, ricoperte di pigmenti dai colori vibranti.

Gli inserti degli abiti provengono dall’osservazione dei lunghi drappeggi  dei pescatori indiani del Kerala. I colori si ispirano all’uso materico che ne fa l’artista Anish Kapoor. Il rosso, che nelle varie simbologie viene identificato come il colore del fuoco, del sangue, e il grigio della terra e della cenere vulcanica. Nella ricerca di Jasmine queste tonalità  si evolvono nel viola, nell’amaranto e nell’accostamento luminoso con il bianco.

 

Aas Kaa le chiusure sono confini, Jasmine Accardi, Photo by Claudia de Nicolò, Macro, Roma
03 Aas Kaa le chiusure sono confini, Jasmine Accardi, Photo by Claudia de Nicolò, Macro, Roma

Il tutto usando come set  fotografico la mostra di Alfredo Pirri.

E’ proprio lui l’artista in mostra al Macro, la personale dal titolo “I pesci non portano i fucili” fa  da scenario alle modelle. Queste accennano movimenti danzati sopra l’installazione “Passi”. Questa opera è realizzata da Pirri con un pavimento di specchi frantumati; un pavimento in cui specchiarsi con la capacità di replicare, amplificare la scena e l’ambiente. Gli elementi che da sempre contraddistinguono la ricerca dell’artista sono spazio, luce e colore, ben rappresentati nel percorso della mostra.

Aas Kaa le chiusure sono confini, Jasmine Accardi, Pavimento di specchi di Alfredo Pirri, Photo by Claudia de Nicolò
Aas Kaa le chiusure sono confini, Jasmine Accardi, Pavimento di specchi di Alfredo Pirri, Photo by Claudia de Nicolò

La ricerca del colore e della luce, dunque, collegano un coreografo danzatore e due artisti fino a confluire nell’analisi della designer.

La parola chiave, titolo della collezione, si trova anche nei versi di una canzone Urdu, che racconta i legami amorosi come confini che non si possono oltrepassare, “Aas Kaa. Le chiusure sono confini” ci appare come una riflessione sulle forme dell’outfit e un confine metaforico.

A.F Stai frequentando l’ultimo anno del dipartimento di Fashion Design al Polimoda International Fashion Istitute of Design and Marketing di Firenze. Da cosa nasce questa passione per la moda e soprattutto la passione per il Fashion Design?

J.A. Si dice che le opere d’arte vadano vissute , e realizzare un capo di design che verrà indossato rende la propria idea di creatività vestibile e utilizzabile. I  vestiti e lo stile sono una sorta di maschere che vengono indossate per dare una certa idea di sé stessi alla società, mi piace l’idea di creare immagini che diano l’opportunità a tutti di esprimere la propria personalità e i diversi mood di ogni giorno, per dar modo a tutti di affermare la propria individualità.

A.F. Il progetto che hai presentato al Macro Testaccio è stato pensato appositamente per questo spazio?

J.A. Quando si realizza una collezione è difficile partire dalla location del risultato finale. Quindi no! La scelta di utilizzare la mostra di Alfredo Pirri “I pesci non portano fucili” è nata dopo. Appena ebbi un’idea chiara di tutti i capi e della color palette della collezione, ho iniziato a cercare un luogo che esprimesse a pieno il mood della mia ricerca stilistica. Spesso utilizzo spazi contemporanei. Quando ho visto la mostra di Alfredo ho capito che avevo trovato quello che cercavo. La storia della mia ricerca, infatti, racconta del mondo della danza e del palcoscenico.Il muro di maschere o il pavimento specchiato mi ricordavano un effetto scenografico determinante. Inoltre le tonalità delle opere si sposavano benissimo con i grigi, i viola e i rossi dell’intera collezione. E’ stato poi merito della fotografa, Claudia de Nicolò, armonizzare gli outfits con il set. Riuscendo a valorizzare le forme delle silhouette anche nelle foto.

A.F. L’idea di unire l’arte contemporanea alla moda è sempre stata un’ispirazione o è nata una volta entrata al Polimoda?

J.A. Ho intrapreso questo percorso con l’idea di esplorare il possibile incontro tra moda ed arte contemporanea. Fondere un’estetica concettuale ad una puramente emotiva e visiva, perché entrambi sono da sempre i miei più grandi interessi . Ho scelto il fashion design ma non potrei mai rinunciare all’arte contemporanea. Fa parte di me e della mia storia. Penso  sia interessante il connubio tra le due. L’arte può dare tanto alla moda sotto tutti gli aspetti.

 

Alessandra Forastieri

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