Caravaggio docet: quando tirare fuori l’asso dalla manica non è una metafora

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Nel gioco d’azzardo barare è una tentazione notoriamente conosciuta e, come vedremo in questo Infuso D’Arte, già diffusissima nelle taverne romane del Seicento. Spesso si dice che l’occasione fa l’uomo ladro, e quel tale Merisi da Caravaggio lo sapeva molto bene.

Immaginate di essere Caravaggio e di trovarvi in un’osteria romana verso la fine del Cinquecento. Ammirerete un crocevia di gente di passaggio, zingarelli, garzoni di bottega, giocatori d’azzardo e molti mascalzoni. In questo luogo intavolare una partita a carte o a dadi era un vizio comune dell’epoca, magari scommettendo anche dei denari, per cui spesso il gioco sfociava in risse violente o spargimenti di sangue.

L’opera di oggi è I Bari dipinta da Michelangelo Merisi da Caravaggio nel 1594 e conservata al Kimbell Art Museum di Fort Worth. Uno dei primi geniali quadri di genere del promettente pittore lombardo che scelse come soggetto artistico una comune nonché banale scena d’osteria.

Puoi consultare il quadro qui.

Ma cosa sta succedendo esattamente nel dipinto?

Ci sono tre uomini che giocano una normalissima partita a carte, ma attenzione: tra loro ci sono due imbroglioni che si sono messi d’accordo per vincere la partita in modo scorretto. Quei farabutti stanno barando!

Infatti mentre un ingenuo giovanotto, ignorando la disonestà dei due compagni, sembra riflettere su quale carta tirare, la scena si svolge chiaramente ai nostri occhi. Un complice spia le carte permettendo quindi al baro di estrarre quella “fortunata” dalla tasca posteriore.

ll tema dei giocatori di carte è uno dei motivi più ricorrenti nella pittura di genere, ma in questo caso Caravaggio ci offre un punto di vista particolare. L’artista sceglie di ritrarre il momento dell’inganno. Vediamo infatti una scena di truffa che doveva essere molto frequente ai suoi tempi.  L’opera diventa l’esempio concreto di quei giocatori d’azzardo, disonesti e pericolosi (vedi il dettaglio del pugnale), che con l’imbroglio riuscivano a piegare la sorte a proprio favore. Si tratta di un episodio che l’allora giovane Merisi doveva conoscere bene. Lui stesso era frequentatore appassionato di quella Roma violenta e amorale dove proprio dietro il tavolo da gioco emergevano le più basse qualità dell’individuo umano.

Cos’è che ci fa entrare nel dipinto?

Il dipinto è in realtà tragicamente comico, e noi partecipiamo alla scena come fossimo dei diretti spettatori. Non sembra infatti di essere seduti a quel tavolo? Ce la rideremmo proprio sotto i baffi a vedere quel povero disgraziato capitato nelle mani di questi due abili malfattori che con segni e gesti si stanno accaparrando una facile preda. Tutto è comico ai limiti del grottesco, a partire dall’espressione forzatamente stupefatta dell’uomo baffuto fino alla stessa facilità con cui tutta la scena dell’imbroglio si svolge senza inconvenienti.

 

L’opera sembrerebbe rappresentare una scena divertente, quasi fosse una farsa, una commedia a teatro. È ritratta con realismo pittorico, ma anche con una sorta di cinica freddezza, quasi a dire che queste sono cose che capitano, in fondo errare humanum est, bisogna stare attenti.

Questa scena, nonostante la marcata teatralità, contiene infatti un messaggio morale. Una condanna al vizio del gioco, al malcostume e alla degenerazione della società contemporanea, sempre più sanguinosa e violenta.

Caravaggio ci presenta uno degli esempi più fortunati della pittura di genere. Un quadro che ebbe subito molto successo tra l’alta nobiltà romana e per il quale furono realizzate numerose repliche.

Due parole sullo stile…

“C’è un tale Michelangelo da Caravaggio che a Roma fa cose straordinarie” così Karel Van Mander scriveva a proposito del geniale pittore che giovanissimo stava rivoluzionando completamente i canoni della pittura tradizionale. Caravaggio fu infatti il primo a rappresentare la realtà così come si presentava, senza idealizzazione, nella sua più cruda e spesso sconvolgente verità.

I Bari è una delle prime opere del periodo romano in cui vediamo il pittore ritrarre una scena così come quotidianamente si manifestava. In una dimensione reale, naturale e nella piena espressione della sua umanità. Il dipinto, tutto in primo piano, è caratteristico dell’artista che così si garantiva un maggior coinvolgimento emotivo da parte dello spettatore, il quale di fatto si sentiva un partecipante attivo dell’immagine rappresentata.

Questo quadro può essere un mirabile esempio di ciò che Caravaggio realizzerà successivamente, divenendo di fatto un genio. Un genio molto amato ma anche incompreso, spesso protagonista di fatti di cronaca che lo resero famoso per il carattere indomabile e violento. Nei Bari si può iniziare ad ammirare la sua straordinaria resa pittorica, attentissima ai minimi dettagli, e l’uso della luce naturale che colpisce violentemente le figure modellandole nel chiaroscuro, consacrando il suo nome alla fama immortale.

Anche questo InfusodArte per oggi è finito. Voglia di una partita a carte adesso? Vi consigliamo di giocare puliti e di aspettare il prossimo Infuso che tra due settimane sarà pronto per voi!

Martina Patrizi

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