Gravity: arte e scienza immaginano l’universo dopo Einstein al Maxxi

gravity mostra maxxi
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Gravity è la mostra che dal 2 Dicembre al 29 Aprile sta accogliendo moltissimi visitatori.

Il Maxxi le fa da scenario, in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana e l’Istituto Nazionale di fisica Nucleare. Per la prima volta arte e scienza dialogano con disinvoltura, sembrano quasi completarsi; protagoniste di una stessa ricerca, che vuole capire cosa c’è oltre la nostra percezione, oltre il cosmo.

Avete mai pensato alle grandi rivoluzioni scientifiche? A che tipo di arte c’era quando Galilelo Galilei scriveva le sue ricerche?Oppure vi siete mai chiesti quale è stato il passaggio artistico che ha fatto da contorno ad Einstein quando appuntava la teoria della relatività?

Ecco… per scoprirlo continuate a leggere!

A poco più di un secolo dalla formulazione della teoria di Einstein, che ha trasformato radicalmente la cosmologia, la mostra indaga le connessioni tra creazione artistica ed esperimento scientifico. Prima di addentrarci nel vivo dell’esposizione, appena valichiamo la porta del Maxxi siamo subito colpiti dall’opera più imponente e rappresentativa: l’antenna Cassini. La Sonda Cassini infatti, che si trova in sospensione nella hall del Maxxi, accoglie i visitatori dopo vent’anni di viaggio nello spazio. Dopo aver attraversato asteroidi e passando accanto a Venere e a Giove, è stata le nostre orecchie e i nostri occhi per molti lunghi anni. Ci ha raccontato ciò che succedeva ad anni luce di distanza dal nostro pianeta.

Ma non è tutto.

A guardare la Sonda Cassini vi è “Aeroke”, l’installazione di Thomas Saraceno che con grande maestria fa delle sfere molto chiare e luminose in grado di captare suoni impercettibili dispersi nell’atmosfera.

Avvolti in un buio misterioso emergono reperti, installazioni, e simulazioni di esperimenti che dialogano con opere di artisti della portata di Duchamp, Allora e Calzadilla,Thomas Saraceno, Peter Fishli, David Weiss e Laurent Grasso.

Tra gli oggetti storici spiccano il cannocchiale di Galileo Galilei e la sfera armillare del XVII secolo che serviva a studiare le traiettorie dei pianeti. E’ all’interno di questa stanza buia che ci rendiamo realmente conto che siamo nel cosmo. Che ne facciamo parte. Dunque ci soffermiamo ad osservare “163.000 light years” opera di Thomas Saraceno e Giovanni Amelino Camelia tra i più noti fisici al mondo. Una ripresa fissa di un cielo stellato che è un’immagine cristallizzata del passato, ma che, per effetto della velocità della luce sembra il nostro presente. Questa collaborazione ci restituisce dunque, l’immagine della “Grande nube di Magellano”. La galassia, distante dalla terra 163.000 anni luce, fu teatro di violenti fenomeni avvenuti milioni di anni fa.

E non solo.

Saraceno, per coinvolgerci in una visione del cosmo ancor più tangibile, rappresenta la polvere cosmica come un’intricata ragnatela. La riproduzione del suono del ragno, la Nephila Senegalensis, sulla tela, amplificato da dei microfoni, è qualcosa che vi lascerà a bocca aperta!

Ma se sentiamo bene ci rendiamo conto che il suono non è solo quello della ragnatela.

Ma…shhhh…ascoltiamo attentamente…

Notiamo infatti che “Cosmic Concert” è un insieme di vibrazioni, suoni, e segnali visivi che interagiscono tra loro e con i nostri movimenti. Saraceno vuole così inglobare i tre principi fondamentali della mostra: SpazioTempo, Confini, Crisi.

Il tutto corredato da un video che rende visibili le interazioni del pubblico con la polvere cosmica in cui siamo costantemente immersi.

Entrare in questa mostra vuol dire vedere oggetti legati alla scienza come opere d’arte. Artisti che hanno costruito opere d’arte attorno a temi scientifici. Arte e scienza si confondono perchè sono pezzi diversi di uno stesso insieme.

“Arte e scienza sono entrambe attività umane intese ad esplorare le verità del mondo. Del cosmo, infinitamente grande, alla più minuscola entità di ‘materia’ o di ‘organizzazione’ […]. Quando si incontrano, che sia per caso oppure volutamente, si confrontano e si confondono l’una nell’altra e danno vita ad esiti fertili e spesso inaspettati.”

Queste le parole di uno dei curatori della mostra Hou Hanru insieme a Luigia Lonardelli del Maxxi, a Vincenzo Napolano dell’INFN e Andrea Zanini dell’ASi.

Gli spettatori, seguendo il percorso della mostra, potranno essere partecipi di un processo collettivo nel quale aristi e scienziati svolgono un ruolo fondamentale per la società.

Chiunque volesse immergersi in un’atmosfera diversa, coinvolgente e metafisica.

Tutti coloro che volesseo sfatare la tesi cospirazionista di chi nega lo sbarco dell’uomo sulla luna, vista la presenza di polveri lunari.

Chiunque insomma volesse vedere l’affascinante dialogo tra arte e scienza cosa aspetta ad andare al Maxxi a vedere Gravity?

Alessandra Forastieri

Storica dell'arte e curatrice artistica, amante soprattutto dell'arte contemporanea. Curiosa e appassionata di letteratura classica, danza, teatro e musica.

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