Elisa D’Urbano: un’inquieta pittura tra naturale e artificiale

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Con le sue opere Elisa D’Urbano indaga le conseguenze dello sbilanciato rapporto tra Uomo e Natura, unendo in pittura tecniche classiche a soluzioni artificiali

Creare e lavorare l’immagine attraverso diverse tecniche, così da farne esplodere i più diversi significati: questo è ciò che fa l’artista Elisa D’Urbano. Nata a Tivoli, formatasi presso RUFA – Rome University of Fine Arts e attualmente sospesa tra l’Italia e il Marocco. È proprio a Tangeri che la sua poetica viene colpita da quel sole che rende tutto incandescente, schiudendosi a forme, corpi e colori fino ad allora per lei inediti.

Sospesa sopra il Mediterraneo, in bilico tra un Occidente che pare sempre sul punto di accartocciarsi su se stesso e un continente sacrificato alle altre potenze ma ancora capace di meravigliarsi, la D’Urbano ha iniziato a interrogarsi sui concetti di Antropocene e Chthulucene, traducendo in arte le sue conclusioni.

Cosa si intende per “Antropocene” e “Chthulucene”

Coniato dal premio Nobel per la chimica atmosferica Paul J. Crutzen, il termine Antropocene indica l’era geologica attuale: pesantemente condizionata nelle sue caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche dall’azione umana. In particolare gli effetti delle concentrazioni di CO2 e CH4 nell’atmosfera. Un’enunciazione corretta e ampliata dalla filosofa Donna Haraway, professoressa emerita all’Università di Santa Cruz in California, che ritiene più giusto parlare di “Chthulucene”: il nostro è un pianeta caratterizzato da legami sotterranei, fatti di virus, animali e piante sconosciute, isole remote e vulcani attivi. Forze meno visibili, eppure fondamentali, che i greci – da qui l’origine della definizione – indicherebbero come “ctonie”. La scommessa della Haraway è trovare un linguaggio che metta in comunicazione tutte le specie che abitano questo spazio finito, umana compresa, così da poter partecipare più armonicamente a quel principio per cui nulla si crea o si distrugge ma tutto si trasforma.

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Il vaso di Pandora – Oil on canvas, 70×110 cm – 2020

Naturale e artificiale si traducono in opera

Cosa accade se a questo scenario naturale si aggiunge quanto di più distante, cioè l’artificiale? È possibile far convivere insieme ciò che è dato con ciò che si costruisce? E quali sono le conseguenze di questa commistione? Queste sono alcune delle domande a cui Elisa D’Urbano vuol dare voce con i suoi lavori più recenti. Non a caso unendo spray e pittura acrilici con la più classica a olio. Bozzetti nati da fotografie personalmente realizzate, ma anche scansioni dei propri disegni, collage, render fanno sì che su uno sfondo, solitamente astratto, stando alle parole dell’autrice «accada qualcosa». I colori sono spesso acidi e brillanti, con la precisa volontà di suggerire contrasti e atmosfere sature. Ma c’è spazio anche per dimensioni inconsce favorite da una scelta cromatica più scura e ambientazioni in penombra.

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Natura morta #1 – Mixed media on transparent acetate, 42x52cm – 2020
Natura morta #2 – Mixed media on transparent acetate, 42x52cm – 2020
Natura morta #3 – Mixed media on transparent acetate, 42x52cm – 2020
Natura morta #4 – Mixed media on transparent acetate, 42x52cm – 2020

La pittura di Elisa D’Urbano nelle sue parole

«Mi influenzano e attraggono, lasciandomi in lunghi stati confusionali e riflessivi, temi come il rapporto tra naturale e artificiale, l’assottigliarsi del limite tra organico e inorganico, lo sfumare il confine tra fisico e virtuale. Questo mi porta a mischiare alla pittura elementi che modello con programmi 3D, che ricreo pittoricamente o stampo direttamente sulla tela. La pittura è un entrare nella materia, modellando la mia idea e visione originaria attraverso l’imprevedibilità del colore a olio. I render di oggetti 3D sono per me emblema del processo industriale, culturale e informatico che permea e ha reso possibile l’epoca in cui viviamo. Sono un link al concetto di artificiale, virtuale e tecnologico. Mi interessa esplorare l’idea della genesi di nuove forme di vita ibride, mutate dall’intervento dell’Uomo e tenere aperta la discussione sul suo ruolo all’interno del pianeta ma anche dell’universo».

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Changing life #1 – Oil on digital printed canvas, 60×90 cm – 2021
Changing life #2 – Oil on digital printed canvas, 60×90 cm – 2021

Tutto ciò è perfettamente riassunto nelle serie che hanno come soggetto principale i fiori, forti di una seducente convivenza tra le naturali forme floreali quasi parassitate dall’oggetto frutto d’artificio grafico. Ma potrebbe anche essere il contrario, perché la Natura vince sempre: persino, nonostante a molti questo pensiero dia i brividi, sulla vita come oggi la conosciamo.

Cristian Pandolfino

Foto in evidenza: Changing life #2 (Particolare) – Oil on digital printed canvas, 60×90 cm – 2021

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