Bernini, pietra e anima: la mostra rivelazione a Roma

Bernini

A Galleria Borghese fino al 4 febbraio 2018 sarà presente una mostra d’eccezione: “Bernini scultore, la nascita del Barocco in casa Borghese”. Per celebrare i vent’anni dalla sua riapertura il museo ha allestito una straordinaria collezione di 71 opere del famoso artista secentesco riunite per celebrare la vita e l’arte di uno dei più grandi geni della storia umana.

L’esposizione, promossa da Fendi, permette un viaggio unico nel mondo di un artista universale che ha saputo incarnare ideali e sentimenti elevandosi al di sopra di ogni canone antico e contemporaneo. La galleria, essendo lo scrigno privilegiato del più importante nucleo di marmi del Bernini, è stata scelta dai curatori come sede ideale per una mostra rivolta alla comprensione di una personalità artistica grandiosa.

Proprio nella splendida cornice del palazzo nobiliare il talento artistico di Gian Lorenzo venne scoperto e coltivato dal cardinale Scipione Borghese per il quale realizzerà i suoi gruppi marmorei più celebri (Apollo e Daphne, Il Ratto di Proserpina, Enea e Anchise). Il percorso espositivo intende realizzare una lettura critica del grande maestro barocco e delle sue opere percorrendo l’arco di una fortunata carriera che l’ha visto affermarsi sul palcoscenico di Roma.

Il tema centrale dell’esposizione, articolata in otto sezioni, è proprio l’arte del genio napoletano, il quale ha saputo misurarsi titanicamente con la monumentalità del marmo, superando qualsiasi limite umano e aspirando a quella grazia che la natura raramente riesce a confinare nella carne.

Partendo dalla formazione del giovane Gian Lorenzo, con le opere realizzare in collaborazione con il padre Pietro, il percorso espositivo prosegue con le seguenti sezioni tematiche: La giovinezza e la nascita di un genere: i putti; I gruppi borghesiani; Il restauro dell’antico; I busti; La pittura; Luigi XIV; Il mestiere di scultore: i bozzetti. Il risultato finale della mostra è quello di delineare un ritratto completo di un artista inimitabile e poliedrico, scultore, architetto e pittore per personale piacere.

Nei gruppi borghesiani troviamo in esposizione le famose sculture dell’artista barocco che già appartengono alla meravigliosa collezione della Galleria. Il David, intrappolato nel marmo nell’esatto momento in cui scaglia la fionda contro Golia, è celebre per la sua caratterizzazione del volto, unica, dove è stato visto lo stesso autoritratto dello scultore.

Bernini in mostra a Roma

 

I capolavori mitologici, come Il Ratto di Proserpina, dove il marmo si fa sangue e carne e le vene pulsano sotto il cuore tremante della vergine rapita, in una leggendaria lotta contro Ade. Il Dio, pazzo di lussuria, afferra la giovane violentemente per trascinarla via con se nell’Averno, divenendo una delle rappresentazioni più commoventi del mito greco. Le mani muscolose scavano nella carne dolorante di Proserpina che cede alla forza sovrumana del suo rapitore, il corpo si contorce, gli occhi piangono lacrime amare. Il marmo non è mai stato così dolorosamente vivo e gli dei così drammaticamente umani.

Bernini in mostra a Roma

 

Un altro interessante approfondimento tematico è dedicato ai busti, in cui si intende ripercorrere un importante arco cronologico della carriera dell’artista, con l’esposizione di pezzi molto rari generalmente esclusi alla fruizione del grande pubblico. Un’intera sala dedicata al suo particolare talento come ritrattista, dove troviamo i volti scolpiti delle personalità più importanti dell’epoca, come quello di Scipione Borghese, un vero e proprio ritratto parlante. Durante la mostra lo scultore si rivela sempre più al pubblico come un preistorico demiurgo in grado di soffiare la vita sulle proprie creazioni.

Nella sezione della Pittura è possibile venire a conoscenza dell’uomo come artista universale, con tele la cui autografia è stata generalmente accolta dalla critica e fondamentali per la conoscenza di Gian Lorenzo pittore, mostrando un lato inedito ed affascinante della sua personalità artistica.

Vedere un blocco di pietra bianco, nato freddo e inespressivo, assumere le sembianze di una forma naturale, incarnare i tormenti dell’anima, leggergli la vita nelle pieghe dei panneggi, nelle espressioni tragicamente umane, vederlo diventare carne morbida e palpitante è qualcosa che nel 2017, a mio parere, rimane ancora inspiegabile.

Siamo in un mondo digitalizzato, straripante sorprendenti effetti speciali, eppure queste sculture in marmo nella loro purezza conservano la capacità di toccare le corde più profonde dell’anima. Una visita a questa irripetibile mostra è un modo per dimostrare a noi stessi che possiamo emozionarci ancora, perché siamo noi prima di tutto ad essere carne sensibile e vibrante. Per questo motivo dopo secoli di storia Bernini è ancora una rivelazione.

Martina Patrizi

 

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