Artemisia Gentileschi: l’arte di essere donna

Artemisia Gentileschi: l’arte di essere donna

Dal 30 novembre a Roma è possibile ammirare l’arte italiana del XVII secolo con l’imperdibile mostra dedicata ad Artemisia Gentileschi ed il suo tempo.

Artemisia è la protagonista dell’imperdibile evento culturale per tutti gli amanti della pittura seicentesca con uno straordinario allestimento di 100 opere tra pubbliche e private a Palazzo Braschi, Piazza San Pantaleo.

Un’immersione nel patrimonio artistico italiano che ha come protagonista d’eccezione Artemisia Gentileschi, la prima pittrice italiana ad entrare nella storia dell’arte come donna dall’incontestabile capacità artistica.

Artemisia prima di essere pittrice, fu soprattutto una donna. Proprio grazie al suo carattere passionale, inarrestabile, temerario riuscì a raggiungere un successo internazionale affermando se stessa e la propria arte in un mondo dominato da una logica maschilista.

artemisia gentileschi

Un talento che le consentì di essere la prima donna ad entrare nell’Accademia della Arti e del Disegno di Firenze, una forza che le consenti di superare uno stupro, un coraggio che le permise di affrontare l’umiliazione di un processo che la vedeva no vittima ma colpevole, una volontà che l’aiutò a sopportare le violenze fisiche e psicologiche.

artemisia gentileschi

Una storia, quella di Artemisia Gentileschi, che segnò profondamente la sua arte, e che ritroviamo nei numerosi soggetti d’ispirazione mitologica, biblica e storica che hanno come protagoniste eroine femminili. Solo l’esperienza personale di una ragazzina (all’epoca dello stupro aveva 18 anni), vittima della violenza maschile, può spiegare la penetrazione psicologica che domina i quadri di Artemisia.

Il dramma diventa arte.

Tra le sale di Palazzo Braschi troviamo Susanna, nuda e bellissima, con le sue carni bianche e voluttuose, minacciata dalle lussurie di due vecchi giudici. Vediamo Giuditta, sguardo impassibile e carnefice, mentre con una spada decapita il tiranno Oloferne, senza pietà.

Incontriamo Cleopatra nell’atto estremo del suicidio che con la morte scappò al destino, con un serpente sul bianco seno. Nelle sue opere riecheggia la costante rivendicazione di una donna violata nel corpo ed umiliata nello spirito eppure vincitrice.

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Ed ancora Aurora, la Maddalena, Danae. Soggetti ritratti nella loro terrena e femminile bellezza, corpi reali che solo la sensibilità di Artemisia poteva valorizzare oltre l’immaginabile rendendoli eterni, carnali, concreti.

L’unica donna in Italia che abbia mai saputo cosa sia pittura così nel suo famoso saggio, lo storico dell’arte Roberto Longhi descrisse Artemisia Gentileschi riconoscendole il suo valore di artista rivoluzionaria all’interno del panorama artistico italiano, rendendola grande tra i grandi.

Oltre ai famosissimi quadri provenienti da Capodimonte, Firenze, New York e Praga, in esposizione sono presenti dipinti scanditi secondo l’iter cronologico della sua parabola artistica e messi in relazione con opere di altri importanti pittori del suo tempo come Simone Vouet, Giovanni Baglione, Jusepe Ribera, Massimo Stanzione.

La mostra ripercorrendo le tappe del percorso artistico di Artemisia intende valorizzare la voce inedita che i suoi capolavori rappresentarono all’interno del panorama artistico del XVII secolo.

Artemisia Gentileschi superò nell’arte confini mai oltrepassati da donna alcuna, grazie al suo innegabile talento, distinguendosi per lo stile, i colori e ad un uso cosi squisitamente caravaggesco delle ombre che la portò dalla bottega del padre a Roma fino alle grandi corti d’Europa.

Martina Patrizi

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