Il divo Claudio vi aspetta all’Ara Pacis

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Una sala della mostra

All’Ara Pacis a Roma fino al prossimo 27 ottobre si celebra, un uomo che la storia ha dimenticato troppo in fretta.

Signori e signori ecco a voi l’imperatore Claudio.

«Rimasto orfano di padre da piccolo (…) debole sia nel fisico che nella mente, non si riteneva che fosse in grado di assumere alcun incarico, né pubblico né privato, anche quando divenne grande.»

Così decenni dopo la morte di Claudio, si espresse a proposito lo storico Svetonio.

Un giudizio forte ma alla prova dei fatti sbagliato.

Perché quel bambino debole e taciturno, che visse a lungo nell’ombra, a 50 anni (un’età notevole per l’epoca) divenne, nonostante tutto e tutti, l’uomo più importante di Roma.

Schiacciato dal peso enorme del nonno Augusto, dalla fama della licenziosa moglie e dalla follia del suo predecessore Caligola, nonostante tutto fece la storia.

Un’avventura che parte da lontano, da Lugdunum, l’odierna Lione, dove il futuro imperatore nacque il 1° agosto del 10 a.C.

Se non fosse stato per una serie di singolari circostanze il suo nome, probabilmente, sarebbe rimasto oscuro.

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L’imperatore Claudio

E invece…

Prima la morte del fratello Germanico, che Augusto adorava e che riteneva adattissimo a succedergli. Poi l’assassinio di Caligola, quattro anni dopo essere stato acclamato imperatore, sconvolsero il corso degli eventi.

Il 24 gennaio del 41 d.C, quell’uomo oscuro diventava l’uomo più importante del mondo conosciuto.

A celebrare un protagonista della Roma imperiale ci pensa una mostra allestita nel più ideale dei complessi: l’Ara Pacis.

Claudio imperatore. Messalina, Agrippina e le ombre di una dinastia, è una mostra che ripercorre, non solo le vicende che portarono un uomo dall’oscurità ai fasti dell’impero, ma anche l’ambiente e gli intrighi che fecero da corollario a questa storia.

Un percorso espositivo, quello allestito dal Museo dell’Ara Pacis, supportato dal lavoro aggiornato di storici e archeologi, che traccia un’immagine di Claudio decisamente diversa da quella tramandataci.

Emerge, infatti, una figura differente da quella raccontata sui testi antichi.

Non l’uomo cupo e anonimo ma il politico capace di promuovere riforme economiche e grandi lavori pubblici, contribuendo con la sua legislazione allo sviluppo amministrativo dell’Impero.

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Un dipinto raffigurante Claudio

Una mostra che pone l’accento anche sulle figure che gli gravitarono intorno.

Dal grande Germanico, il valente generale amatissimo dai suoi soldati, alla quarta e ultima moglie Agrippina.

Ma, soprattutto, Messalina.

Alla figura della terza moglie di Claudio la mostra romana dedica il giusto spazio.

Nota più per i suoi vizi, Messalina fu per certi aspetti una sorta di ombra nella vita del marito.

Donna bella e fatale, licenziosa e terribilmente affascinante, Messalina fece la fortuna di scrittori e registi ma fu anche e soprattutto protagonista del suo tempo.

Proprio il porre l’accento sulle ombre che si addensarono intorno alla figura di Claudio, rappresenta un unicum di questa mostra, visto che a Lione era stata presentata in una versione diversa, come lo stesso titolo sottolineava: Claude, un empereur au destin singulier.

La mostra, aperta fino al prossimo 27 ottobre, è anche, però, l’occasione per vedere dal vivo veri e propri cimeli.

Innanzitutto la Tabula Claudiana.

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La Tabula Claudiana

Si tratta della celebre lastra bronzea su cui venne impresso il famoso discorso tenuto da Claudio in Senato nel 48 d.C., sull’apertura ai notabili galli del consesso senatorio.

Impossibile non menzionare il prezioso cammeo con ritratto dell’imperatore proveniente dal Kunsthistorisches Museum di Vienna o il piccolo ma suggestivo ritratto in bronzo dorato di Agrippina Minore.

Si tratta di un’opera, proveniente da Alba Fucens e concessa in prestito dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Abruzzo, che testimonia l’interesse di Claudio per il territorio dell’allora Regio IV, dove realizzò l’impresa del Fucino.

Dopo aver celebrato lo scorso anno il genio di Marcello Mastroianni, il Museo dell’Ara Pacis getta la dovuta luce su un protagonista, non certo minore, della storia romana, un uomo che a dispetto dei vaticini di molti, divenne un grande.

Non rimane allora che andarla a vedere e farsi rapire dal fascino della storia.

 

Maurizio Carvigno

Foto: Zetema

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