Fargo 3×01, nuova storia vecchie abitudini

fargo 3x01

Ma siamo davvero sicuri che Fargo sia una serie antologica?

Mi spiego meglio, o almeno adesso ci provo.

Sì, ovviamente lo è e lo sappiamo tutti, è una serie in cui ogni stagione racconta una storia diversa, con personaggi diversi e un nuovo cast di attori (per quanto un importante livello di continuity ci sia eccome, la 2° stagione in teoria potrebbe essere un prequel della 1° stagione).

Questa nuova stagione, ambientata nel Minnesota del 2010, non ha alcun collegamento con le precedenti, almeno per quanto visto in questa premiere. Ma la prima puntata già dimostra un legame unico tra le tre stagioni che la rendono una serie continuativa. E purtroppo, il legame è per me un difetto.

Parlo della ripetitività dell’azione.

Ora, capisco benissimo che le serie, soprattutto nella premessa narrativa, possano avere un template da seguire. Dopotutto, è in seguito sugli sviluppi di vicende e personaggi che si vedono le differenze. Eppure, il senso di deja-vu è troppo forte.

Ancora una volta personaggi stupidi, ancora una volta diatribe familiare, ancora una volta situazioni criminali. Ma soprattutto, si ripete l’escamotage dell’omicidio nato da un malinteso.

Come avrete facilmente intuito, reputo questa premiere di terza stagione una piccola delusione.

E’ un episodio indubbiamente realizzato benissimo. Ci offre un cast superlativo, ed è quindi recitato come si deve (anche se l’anello debole è proprio il protagonista Ewan McGregor, qui in un doppio ruolo). E’ molto tesa, molto magnetica in alcuni parti, e spesso divertente. Ma non solo non fa alcun salto di qualità, anzi, alla fine ti lascia appunto col sapore del già visto.

Alla fine, è sempre una ricerca tra le metafore. In tre stagioni, Fargo non ha trovato un proprio linguaggio tematico o narrativo, lo ha semmai trasformato in una formula da seguire entro precisi e costrittivi schemi. La stupidità delle persone e l’assurdità della violenza, più è casuale e più efferata diventa, è il tema portante ormai per il terzo anno consecutivo, ed è altrettanto ridondante dire che “lo abbiamo capito”.

Ma siamo all’inizio, guardiamo il lato positivo. Fargo ha tutto il tempo per superare tale ripetitività e trasformarsi in altro. Quantomeno, per raccontare nuove storie ed analizzare nuovi temi. Dopotutto, l’ipnotica sequenza d’apertura ambientata nella Berlino Est all’epoca del Muro ci insegna, oltre all’ovvia metafora guida per lo scambio che mette in moto gli eventi, che le cose molto spesso non sono ciò che sembrano.

E quindi c’è ancora enorme fiducia, soprattutto con la gioia di vedere all’opera un cast simile.

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Emanuele D’Aniello

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