Quattro chiacchiere su vini Italiani: Il Verdicchio

Il vino bianco più conosciuto dagli Italiani figlio prediletto dell’enologia marchigiana che porta in tavola stile ed eleganza.

Forse il più dotato dei vini bianchi nazionali a cui molti concedono senza esitazione il paragone con il Francese Chablis. Secondo alcuni è approdato in territorio marchigiano intorno al 1400. Pare introdotto da una colonia veneta giunta a ripopolare il territorio a seguito di una terribile epidemia di peste.

Le analisi genetiche sembrerebbero supportare la tesi, rivelando una parentela del Verdicchio con alcuni vitigni bianchi del veneto. Altre ipotesi sostengono una presenza sul territorio da datarsi già al 410 d.c. . A testimoniarlo alcune dubbie notizie, che riportano dei Visigoti di Alarico a far scorta di barili per procurarsi “sanitade et bellico vigor” nella marcia verso Roma.

Il Verdicchio è parte integrante del patrimonio enogastronomico comune. Quasi tutti lo associamo immediatamente alla bottiglia ad anfora disegnata dall’architetto Antonio Maiocchi, felice intuizione dell’Azienda Fazi Battaglia. In questa veste, corredata dal suo bel cartellino arrotolato al collo a mo’ di pergamena il Verdicchio gira il mondo.

Diventa così un’icona della ristorazione italiana, in particolare negli Usa. Appare addirittura nel film “Serpico” di Sidney Lumet del 1973, stappata e bevuta da un grandissimo Al Pacino. La conseguente impennata della richiesta avviene però a scapito della qualità produttiva, vanificandone gli effetti positivi sul gradimento.

La qualità diffusa è oggi il tratto comune dei vini Verdicchio

Fortunatamente oggi il Verdicchio è di nuovo un vino straordinario e ha riguadagnato tutta l’attenzione che merita. E’ al primo posto dei vini bianchi più premiati d’Italia ed è il vitigno autoctono più conosciuto nel paese. Il grande lavoro di una generazione di produttori,  ha saputo risollevarne le sorti attraverso l’attaccamento ai valori del territorio.

Uno di questi è Corrado Dottori e la testimonianza della sua filosofia produttiva è resa cinematograficamente da Jonatan Nossiter nel suo “Resistenza Naturale”. Nel film documentario presentato al festival di Berlino, il regista raccoglie le testimonianze di quattro viticultori di diverse realtà italiane, che hanno deciso di lavorare la terra rispettandone tempi e ritmi naturali.

Il Verdicchio Doc, Docg o in versione spumante, viene prodotto nelle due zone dei “Castelli di Jesi” e di “Matelica”. La prima più vicino al mare rispetto all’altra, esprimono entrambe vini di grandissimo livello. Tra i pochi bianchi Italiani a dare ottimi risultati anche con l’invecchiamento. Nella vinificazione le uve Verdicchio devono essere impiegate almeno per l’85%, accompagnate massimo dal 15% di altre uve della zona.

Tra le cantine da segnalare Villa Bucci, La Monacesca, La Distesa, Garofoli, Colonnara, La Staffa, Fattoria San Lorenzo, Antonucci, Fattoria Coroncino. L’ampiezza olfattiva comprende le diverse sfumature della frutta e dei fiori bianchi e gialli, arricchite da richiami definiti minerali per convenzione e dal tipico sentore di mandorla.

Un vino che garantisce una grande capacità di abbinamento

Di buona struttura, permette diverse possibilità di abbinamento. Per crostacei e frutti di mare, bisogna scegliere tra i Verdicchio non esuberanti nell’alcol che altrimenti sovrasterebbe il piatto. Perfetto sulla cucina di mare sia con i primi che con il pesce al forno o al cartoccio anche in crosta, in preparazioni salsate,  gratinate e alla griglia.

Oppure su pesci di struttura come tonno, pesce spada e baccalà fino alle fritture, abbinate anche alla versione spumante. Sui primi alle verdure, ripieni e non, con ricotta e spinaci, con asparagi, zucchine e gamberetti, con i funghi, il pesto e i ragù bianchi. Anche sulle carni bianche,  il pollame anche arrosto e il coniglio. Non male per la salumeria locale, ciauscolo in primis.

L’abbinamento tipico della tavola locale è con il brodetto, zuppa di pesce tra i piatti più popolari di tutta la costa marchigiana. Per l’Accademia dello Stoccafisso all’Anconitana, rientra tra gli ingredienti imprescindibili nella preparazione della loro specialità.

Bruno Fulco

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