Riccardo III, lo psicopatico traumatizzato (da mamma)

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Un cavallo! Un cavallo! Il mio regno per un cavallo!”

(Ric. III, Atto 5, Scena 4)

Che Riccardo III sia un villain, un cattivo, un delinquente, non si può negarlo. Non si può non condannarlo. Assassino, despota, manipolatore.

Giustamente Riccardo è assurto ad emblema di tutti i mostri e i dittatori della Storia del genere umano. Nel 1995 il film di Loncraine con lo splendido Ian McKellen nel ruolo del beffardo protagonista ha mirabilmente consacrato il personaggio quale gelido e demoniaco dittatore quasi di sapore nazista.

E se chiedete ad un attore quale fra i personaggi di Shakespeare amerebbe di più interpretare, state sicuri che vi risponderà: Riccardo III!


Perché Riccardo diverte. Scannando mezzo cast, Riccardo è un proprio un gran figo! È maligno e goliardico, liberamente crudele, contorto e limpido allo stesso tempo. Se è vero che gli attori vanno in scena per concedersi il lusso di essere qualcuno che in real life non possono essere – nel caso di Riccardo, e menomale! – questo sanguinario protagonista è l’occasione perfetta per liberare il proprio lato oscuro più impudico e più vanitoso. Finalmente possiamo lasciarci applaudire per tutti quegli orrendi delitti che, in realtà, sogniamo ogni giorno di  compiere. E per i buonisti e i pavidi, pazienza!


Non so se lo avete notato però, ma il mostro in questione ha ben “ragione / di lamentare l’oscurarsi della propria luminosa stella” ( Ric III, II, 2). Che significa? Che nessuno diventa assassino se prima non viene assassinato lui, nell’anima. Come si domanda maestosa Anna Magnani in Mamma Roma (Pasolini): “Allora di chi è la colpa qua? Di chi è la responsabilità?”


Che sia chiaro: non vogliamo giustificare le malefatte del nostro buffonesco psicopatico. Vogliamo solo analizzarle. E spiegarne gli oscuri perché.

Ragazzi, Shakespeare è veramente interessante! Del resto, la cinematografia moderna – da Il padrino alle serie tv come Criminal minds – non solo hanno sdoganato la figura dell’anti-eroe. Ma per fare questo ne hanno indagato e rappresentato la psicologia. Oggi non esistono più cattivi e basta sullo schermo. Oggi tutti i cattivi hanno una loro storia traumatica di provenienza. È così che si diventa cattivi. Si diventa cattivi perché qualcuno è stato cattivo con noi prima. E alcuni secoli fa, Willy Shakespeare già lo sapeva.


Mi sembra di sentirlo sghignazzare, il Dott. Freud! Ed ha ragione: nel caso di Riccardo III la colpa è proprio di mamma.

Mamma è stata il carnefice del piccolo Riccardo. E mamma non ha aspettato nemmeno che il baby-Riccardo fosse uscito dal suo ventre. Così l’elegante ed algida Duchessa di York si riferisce a se stessa: “O, colei che avrebbe potuto fermarti, / strangolandoti nel proprio ventre maledetto” (IV,4). E poi: “Sei venuto sulla terra per fare della mia terra un inferno. Un peso doloroso fu la tua nascita per me” (IV,4).
Fermiamoci a questi pochi versi. Cosa vogliono dire? Che ancor prima che baby-Riccardo potesse compiere i propri misfatti nel mondo, mamma-Duchessa sentiva già un odio malato per quel feto che portava dentro. E come una miscela letale, questo odio e un amore smisurato (mamma-Duchessa ha pur sempre deciso di portare avanti la gravidanza “maledetta”), il feto-Riccardo succhiò dal cordone ombelicale nei nove mesi di gestazione. Ci credo che poi, appena partorito, diventi una iena! Chiedete ai migliori psichiatri e psicologi di oggi. Meglio di come posso fare io vi illustreranno le nefaste conseguenze che una tale vita intrauterina può produrre nella crescita dell’essere umano.


In sostanza, mamma è il carnefice che Riccardo avrebbe dovuto uccidere, una volta uscito fuori.

Uccidere psicologicamente. E mamma è il carnefice che Riccardo non è riuscito ad uccidere per via di un complesso edipico soffocante. Ed è per questo che l’adulto Riccardo, unitosi in simbiosi con i propri mostri – ed ecco perché Shakespeare lo rappresenta deforme (ma la deformità di Riccardo è interiore prima ancora che fisica) – uccide tutti coloro che ostacolano la sua ascesa al potere. Un potere e un indipendenza sovrana che il baby non ha mai conosciuto. I morti che Riccardo fa uccidere, o che lascia morire (mai esponendosi in prima persona oltretutto) non sono che le proiezioni fantasmagoriche di quei legami sanguinosi e mostruosi di cui il nostro baby-psicopatico traumatizzato non si è mai liberato.
Chissà se gli attori, che tanto amerebbero fare la parte di Riccardo, di questo si sono mai resi conto…

Articolo e foto di Enrico Petronio – Willy, l’esploratore shakespeariano

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