“Il Lago dei Cigni” tra i templi di Paestum: gli incastri che funzionano

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il lago dei cigni

La compagnia nazionale Raffaele Paganini ha portato in scena Il Lago dei Cigni, regia di Luigi Martelletta, nell’area archeologica di Paestum.

Il Lago dei Cigni è, forse, il balletto più conosciuto anche da chi non è particolarmente affezionato al mondo della danza. Un po’ come la Commedia di Dante, è difficile non averne mai sentito parlare almeno una volta nella vita. Complici di questa diffusione sono anche i numerosi riadattementi della storia, tra i quali spiccano Il cartone animato L’incantesimo del lago e il film Il cigno nero di Aronofsky. Non mancano neanche libri sul tema, come Black Swan, scritto da Mercedes Lackey adottando un punto di vista inedito del racconto. La fama del balletto, messo in scena per la prima volta a Mosca nel 1877, ha coinvolto anche la bambola più famosa al mondo. Barbie, infatti, ha “interpretato” il ruolo di Odette nel film musicale Barbie e il lago dei cigni.

Come spesso accade, le motivazioni di questo successo sono diverse. Molto si deve alle malinconiche e suggestive musiche di Čajkovskij, che sono belle ed emozionanti da ascoltare anche da sole. Ma Il Lago dei Cigni può contare anche su una tragica storia d’amore contornata da temi molto classici come, ad esempio, quello del doppio. Infine, c’è la coreografia di repertorio di Marius Petipa, tra le più belle (e più complicate) del balletto classico. Il Lago dei Cigni sembra quasi riassumere nei suoi passi tutta l’eleganza delle linee e dei movimenti tipica della danza classica, oltre al fatto che richiedere all’étoile protagonista una grande capacità interpretativa. A lei spetta il compito di interpretare sia la parte della dolce e fragile Odette, sia quella della sensuale e ingannatrice Odile.

Quindi, se una compagnia di danza porta in scena Il Lago dei Cigni, è probabile che meriti di essere vista. Se la compagnia in questione è quella di Raffaele Paganini, possiamo anche affermarlo con certezza.

Ho frequentato una scuola di danza per 17 anni e ho ballato Il Lago dei Cigni. Di conseguenza, ero entusiasta all’idea di assistere allo spettacolo di Martelletta durante la rassegna “Paestum by night-Passeggiando tra i templi”. L’iniziativa, diretta artisticamente da Gaetano Stella, combina la visita dell’area archeologica a spettacoli ed eventi culturali che hanno luogo tra le rovine dell’antica città e tra gli splendidi templi perfettamente conservati. La magia della location è difficile da descrivere se non la si prova in prima persona. Gli imponenti edifici eretti tra il 560 e il 460 a.C. esprimono non solo un ideale di bellezza, ma anche di forza e di solidità. Hanno il fascino tipico di chi è rimasto in piedi, di chi rimane saldo, nonostante il tempo. Il fascino tipico del classico, sempre attuale, anche con la sua età.

Il lago dei cigni
La compagnia nazionale Raffaele Paganini ai ringraziamenti finali.

Le colonne del tempio nella serata del 25 agosto hanno svolto contemporaneamente il compito di quinte e di scenografia.

I ballerini della compagnia nazionale Raffaele Paganini si cambiavano dietro le colonne e da dietro di esse uscivano per entrare in scena. Davanti a questo spettacolo architettonico ne è andato in scena un altro, meno duraturo, ma ugualmente efficace nel comunicare la bellezza dell’arte classica.

Il Lago dei Cigni di Martelletta vuole essere una riduzione più snella e vivace del balletto tradizionale.

Prima di darsi alla regia e di fondare una sua compagnia (l’Almatanz), Martelletta è stato primo ballerino del Teatro dell’Opera di Roma. Durante la sua carriera di danzatore ha avuto modo di partecipare a diverse messe in scena della storia di Odette. Da queste esperienze è nato il suo riadattamento di circa un’ora e mezza, dove mancano tutte le pantomime dell’originale per lasciare spazio alla danza e ai momenti salienti della storia.

Le coreografie di Martelletta mescolano i movimenti del classico al contemporaneo, alla ricerca di un modo per raccontare i personaggi attraverso i movimenti del corpo. Le linee delle pose e l’esecuzione dei passi sono state impeccabili, ma non mancavano di realismo e di modernità, pur non uscendo dalla tradizione. La storia mantiene i punti di svolta fondamentali e di maggiore interesse per lo spettatore, così da permettergli di seguire lo spettacolo privo di pausa in maniera attenta e partecipe.

I ballerini dai fisici scolpiti della compagnia sono stati veramente bravi.

Precisi e impeccabili nei loro movimenti, avevano una forte presenza scenica che ha contribuito a mantenere viva l’attenzione del pubblico. Molto bello il momento dell’entrata del cigno nero dove l’étoile sembrava davvero aver assunto un’identità diversa da quella del cigno bianco, portato in scena solo pochi momenti prima.

Uno spettacolo intenso, con pochi effetti scenici o di luci, dove la riuscita era affidata unicamente alla bravura dei ballerini, alla musica, alla narrazione e alla location. Vi posso assicurare che la magia è avvenuta e per quasi un’ora e mezza ho pensato che la perfezione esistesse e io ne fossi testimone.

Federica Crisci

 

 

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