“Il diavolo, certamente” e Camilleri mettono la coda al Teatro Vittoria

Il diavolo certamente roma

“Il diavolo, certamente”, attualmente in scena al Teatro Vittoria di Roma fino al 28 gennaio, nasce da una raccolta di racconti di Andrea Camilleri.

Il piacevole adattamento teatrale de “Il diavolo, certamente” porta la firma di Claudio Pallottini. Lo produce la storica compagnia del Teatro Vittoria “Attori & tecnici”. La dirige sapientemente di Stefano Messina, che convince più come regista che come interprete.

Nello scompartimento n. 6  del vagone n. 6 di un treno notturno che da Palermo è diretto a Torino, 6 passeggeri si mettono a discutere dell’esistenza del diavolo.

I viaggiatori, infatti, iniziano a  raccontarsi strane avventure, accadute a loro stessi o delle quali hanno avuto notizia. Tutte vertono su un unico filo conduttore: il  “caso”, la “coincidenza”  incredibile. Soprattutto secondo l’opinione di uno dei personaggi, negli eventi narrati il “diavolo, certamente” ci ha messo lo zampino.

I racconti, rappresentazioni nella rappresentazione, diventano, appunto, il pretesto per discutere sull’esistenza o meno del diavolo.

Nell’opera letteraria “Il diavolo, certamente”, Andrea Camilleri riflette sul caso e sulle coincidenze, che ineluttabilmente determinano il senso delle umane sorti. Un evento inaspettato, una fatalità, un appuntamento mancato possono cambiare il senso di tutta una vita. Nel bene e nel male.

Secondo Camilleri il diavolo sarebbe quando “uno cerca di fare una certa cosa e all’improvviso c’è il granello di sabbia che arresta il meccanismo gigantesco”; insomma quando accade che “il diavolo ci metta la coda”.

Ma, nell’adattamento teatrale de “Il diavolo, certamente”, il demonio non è una presenza (solo) metaforica, come nell’opera dello scrittore siciliano. A teatro, quando tutto sembra risolversi in una negazione, arriva il colpo di scena finale – che ovviamente non sveliamo.

Il Diavolo certamente

La compagnia “Attori & tecnici,  con “Il diavolo, certamente” fa ancora una volta divertire il suo pubblico, seppure con qualche sbavatura.

“Il diavolo, certamente” è uno spettacolo un po’ lungo e manca in alcuni momenti del giusto ritmo. Alla prima nazionale a cui abbiamo assistito ci sono stati attimi di esitazione e battute palesemente sbagliate. Probabilmente è stato dovuto all’emozione inevitabile del debutto.

Ciononostante è uno spettacolo divertente, ben strutturato e ben diretto.

Efficace la scenografia curata da Alessandro Chiti. Lo scompartimento del treno è allestito sul fondo del palcoscenico. Quando uno dei personaggi narra un episodio, cala un velo sullo scompartimento. Così il racconto prende vita nella parte anteriore del palcoscenico, con l’uso di quinte che ruotano per far apparire e scomparire personaggi ed elementi scenici.

Buona la scelta delle musiche effettuata da Pino Cangialosi. Peccato, però, che il sottofondo musicale spesso sovrasti le voci degli attori, rendendo difficile capire interamente le battute. Ciò avviene soprattutto quando i narratori sul treno raccontano cosa sta avvenendo sulla scena.

Le interpretazioni degli attori sono decisamente apprezzabili. Tra tutti spiccano, però, Mimma Lovoi (nel ruolo di Anna Vincenzini) e Chiara Bonome.

Abbiamo molto apprezzato la caratterizzazione del personaggio interpretato da Stefano Messina. Ci è sembrato di vedere un diretto riferimento al Michele Abbagnano del film di Nanni Loy “Chef express”, interpretato da Nino Manfredi.

Siamo certi che la rappresentazione de “Il diavolo, certamente”, con il passare delle repliche, migliorerà e “acquisterà sicurezza”, per diventare lo spettacolo spassoso che ci si aspetta di vedere.

Stefania Fiducia

Stefania Fiducia
Splendida quarantenne aspirante alla leggerezza pensosa. Giurista per antica passione, avvocatessa per destino, combatto la noia e cerco la bellezza nei film, nella musica e in ogni altra forma d'arte.

2 Commenti

  1. Ho visto ieri questo spettacolo al teatro vittoria di roma. Che dire, uno spettacolo senza arte nè parte. Gli attori sono bravi ma manca qualcosa: non si ride, non si piange, non ci si emoziona, non si riflette su tematiche filosofiche. Probabilmente basterebbe rendere le scene più esilaranti per consentire di uscire dal teatro capendo il senso dello spettacolo.

    • Gentile Giulia,
      è interessante il tuo commento. Noi vedemmo lo spettacolo l’anno scorso in prima nazionale e ci accorgemmo di alcuni difetti. Giustificammo la mancanza di brio e di ritmo – che rendevano un po’ scialbo lo spettacolo – con il fatto che ad una prima a volte gli arrivano molto emozionati e l’amalgama tra di loro è poco “rodato” rispetto all’ennesima replica. Ci spiace constatare, dal tuo commento, che a distanza di un anno non ci siano stati miglioramenti.

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